LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

LA STORIAGLI UOMINII CONGRESSILE ELEZIONILE CORRENTI
I DOCUMENTILE IMMAGINITESTIMONIANZEISTITUTO BRANZIRINGRAZIAMENTI

 

V° GOVERNO MORO: REPLICA DI ALDO MORO ALLA CAMERA DEI DEPUTATI
(Roma, 21 febbraio 1976)

Il 7 gennaio 1976, il bicolore DC-PRI guidato da Aldo Moro, con il sostegno esterno di PSI e PSDI, si dimette. Pesa la volontà del PSI di considerare superata la coalizione di centro-sinistra.
Il quadro politico italiano si va deteriorando, come la situazione economica e monetaria.
Moro, per evitare elezioni politiche anticipate, vara un monocolore democristiano che si presenta davanti alla Camera dei Deputati il 19 febbraio.
Il 21 febbraio Aldo Moro replica ai deputati intervenuti al dibattito sulla fiducia al governo. La Camera, alla fine del suo intervento, vota favorevolmente la fiducia.

* * *

MORO, Presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei poter dare una risposta adeguata al dibattito ricco e interessante, che si è svolto ieri in quest'aula. L'urgenza dei tempi ha imposto una discussione serrata, alla quale segue, quasi senza soluzione di continuità, questa mia replica; replica dunque inadeguata perché non mi è stato possibile, in così breve lasso di tempo, fare oggetto di attenta riflessione le tante cose stimolanti che da tutte le parti sono state dette con riferimento sia al programma sia all'impostazione politica del Governo.
Dovrò quindi limitarmi a fare solo alcune osservazioni. Ne chiedo scusa sin d'ora a coloro che per non essere esplicitamente citati potrebbero sentirsi ingiustamente trascurati, mentre invece sono stati ascoltati con molta attenzione. Ringrazio vivamente tutti gli intervenuti sia a sostegno, sia in posizione critica. Da tutti, infatti, sono venuti direttamente o indirettamente elementi di chiarimento; e da tutti sono state espresse valutazioni che terrò nel massimo conto.
Naturalmente, un particolare ringraziamento desidero esprimere a coloro che mi hanno annunciato il loro voto favorevole o non contrario e lo hanno fatto con squisita cortesia e grande rispetto. Non avendo avuto occasione di occuparmi di questo nel mio discorso introduttivo, mi è gradito esprimere tutta la mia riconoscenza ai deputati della Súdtiroler Volkspartei, i quali nel corso del dibattito mi hanno preannunciato la loro positiva posizione verso il Governo. E un appoggio, questo, che mi è stato già cortesemente offerto in passato e che sono davvero lieto di ricevere ancora una volta.
Un rilievo preliminare vorrei fare per quanto riguarda il programma. Esso talvolta è stato considerato troppo ampio, troppo ambizioso rispetto a quella che è stata chiamata la fragilità e transitorietà del Governo. In realtà, per quanto riguarda quest'ultimo punto, ho bensì parlato di una fase politica di transizione, ma non ho assegnato al Governo un limite temporale, nemmeno quello dei congressi, benché ad essi sia giusto fare riferimento come a fattori importanti dell'evoluzione politica.
Detto ciò resta tuttavia vero che il Governo ha prospettive obiettivamente ristrette, ed incontrerà presumibilmente difficoltà a realizzare tutto quello che mi sono permesso di enunciare. Vorrei però fare due osservazioni. La prima è che un Governo, per quanto riguarda il suo significato politico, è certo definito anche in ragione del programma che enuncia, del punto di vista che esprime in ordine agli elementi fondamentali del dibattito politico, e ciò anche con riferimento a temi che non siano destinati a venire in evidenza e ad essere specificamente trattati in un certo arco di tempo. D'altra parte, pressoché tutti gli argomenti da me richiamati riguardano o esercizio di deleghe, sovente assai complesso, o discussioni parlamentari in corso o impegni politici e sindacali la cui mancata citazione, anche se involontariamente, avrebbe assunto un significato negativo. Sia ben chiaro però che ho il senso della realtà e che conosco bene quel che si può e si deve assolutamente fare e quello che sarebbe bene fare se appena le circostanze ce lo consentissero.
Vorrei dare innanzitutto qualche precisazione su determinati punti del programma, specie nella parte economica. Mi sia consentito però di fare prima brevissimo riferimento ad una sollecitazione liberale circa il cosiddetto «pacchetto di provvedimenti» sulla moralizzazione. Vorrei dire che ne apprezzo le finalità generali e mi riservo di esaminare il modo con il quale le misure in discussione vengono configurate. Vorrei essere in ogni caso sicuro che non sia alterato l'ordine costituzionale in materia di poteri dello Stato.
All'onorevole Chanoux, che ha lamentato il ritardo di alcune attuazioni dell'autonomia prevista dallo statuto valdostano, desidero ribadire l'assicurazione circa l'intendimento del Governo di emanare le norme necessarie a dare integrale attuazione, nei limitati casi che richiedono ulteriore intervento, all'autonomia delle regioni a statuto speciale. Manca per la regione Valle d'Aosta la possibilità di fare ricorso al più rapido strumento delle norme di attuazione, non essendo contemplato nello statuto il meccanismo della commissione paritetica, ma è in corso di formazione, previ accordi preliminari con la regione, la redazione di uno schema di disegno di legge ordinario che sarà presto portato a compimento. Debbo dare atto del ritardo con cui si è perfezionata la pubblicazione e quindi l'entrata in vigore del decreto delegato sugli organici delle scuole primarie, secondarie e artistiche di quella regione. Le difficoltà sono derivate dal penetrante controllo richiesto, dall'intrecciarsi delle competenze statali e regionali; ma il provvedimento ha ormai visto la luce con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
All'onorevole Riz rinnovo l'assicurazione che, dopo l'attuazione di molte misure già approvate dal Parlamento in favore delle popolazioni altoatesine, saranno definiti anche alcuni provvedimenti che egli ha ricordato. Il Governo apprezza l'intenso lavoro che la commissione paritetica va svolgendo su questi temi residui, e ne auspica una sollecita conclusione nell'intento di prendere, nel rispetto delle norme dello statuto e nello spirito già manifestato, le decisioni di sua competenza, come farà anche tempestivamente per il disegno di legge relativo ai colleghi senatoriali e per altri eventualmente occorrenti. Il Governo avverte, infatti, l'esigenza di chiudere questa importante fase di azione politico-legislativa, anche per dar modo alle popolazioni direttamente interessate di superare ogni incertezza ed avviare una più intensa e feconda convivenza democratica, quale auspicata dal Parlamento con l'approvazione di un così singolare ed ampio sistema di autonomia. Posso anche precisare che sono in via di predisposizione i progetti per la sistemazione delle strade della val Venosta e della val Pusteria e che l'impegno di spesa relativo, dell'ordine di circa 20 miliardi, ha costituito finora l'impedimento più rilevante per l'esecuzione dei lavori (Commenti).
Sul tema dell'agricoltura devo una risposta agli onorevoli Tanassi, De Martino e Malagodi. La politica d'intervento nel settore mira ad eliminare le strozzature nel meccanismo di pieno e armonico sviluppo e a rimuovere le permanenti debolezze di struttura che si esaltano nelle fasi di commercializzazione e trasformazione industriale dei prodotti. Occorre stimolare gli incrementi di produttività e favorire il mantenimento di una maggiore quota di valore aggiunto attraverso la realizzazione di strutture produttive competitive e il coordinamento dell'intervento pubblico a livello nazionale e regionale, nel quadro di una equilibrata politica comunitaria atta a correggere gli squilibri ed eliminare disparità fra i prodotti oggetto di organizzazione comune dei mercati.
Occorrerà predisporre l'aggiornamento di provvedimenti legislativi e amministrativi e la revisione delle istituzioni centrali e periferiche che sono i canali di una efficace politica agricola. Nel breve periodo si devono porre interventi necessariamente limitati, ma ordinati e coerenti.
Il Governo intende intervenire attraverso le regioni con provvedimenti di finanziamento di opere di irrigazione e con interventi per il miglioramento delle infrastrutture e per favorire lo sviluppo di impianti collettivi di raccolta, lavorazione e conservazione dei prodotti. Si dovrà promuovere l'applicazione delle quattro direttive comunitarie, d'intesa con le regioni, mirando a procedure di pianificazione settoriale, a finalizzare gli obiettivi, a fissare le scadenze, a snellire i meccanismi di spesa. Settori prioritari saranno la zootecnia, la forestazione, l'ortofrutticoltura. Il Governo presenterà al Parlamento un progetto di riforma dell'AIMA che le consenta di operare sul mercato con un'efficace struttura di intervento in collaborazione con le associazioni di produttori e le cooperative. Alle prospettive indicate si studierà di adeguare la politica creditizia in agricoltura e potrà ispirarsi il miglioramento della legislazione sulla tormentata materia dei contratti agrari.
All'onorevole De Martino desidero precisare che il processo assistito di mobilità del lavoro non può e non deve sostituire quello spontaneo, che ha continuato ad operare anche in un anno di profonda recessione come il 1975 nella piccola e media industria, con la spostamento di circa il 3 per cento della manodopera industriale dal vecchio al nuovo posto di lavoro.
Più seri problemi nascono invece per le imprese medie e grandi, per le quali vale appunto il riferimento al documento richiamato dall'onorevole De Martino, dove si considera, in presenza di determinate condizioni, l'esigenza di garantire la conservazione del posto di lavoro attraverso la cassa d'integrazione per un congruo periodo entro il quale si può ragionevolmente ipotizzare che, in virtù degli incentivi e degli apporti degli uffici del lavoro integrati dalle organizzazioni sindacali, possa trovarsi in altre aziende una sistemazione produttiva della manodopera eccedente.
Per quanto riguarda la manodopera femminile, vale di nuovo il richiamo al documento indicato, dove si esprime il proposito del Governo di promuovere un provvedimento per ridurre il costo dei contributi per gli assegni familiari, il che corrisponde ad una precisa razionalità economica, considerato che l'occupazione di una unità femminile aggiuntiva determina un costo, per la cassa degli assegni familiari, assai inferiore a quello di una unità maschile. Siamo d'accordo con l'onorevole De Martino che un aumento eccessivo dei saggi d'interesse potrebbe pregiudicare la ripresa, anche se dobbiamo tener conto che il livello dei prezzi tenderà probabilmente a salire ad un saggio più veloce di quello che si immaginava prima della crisi monetaria, cosicché, per mantenere invariati i livelli reali dell'interesse, anche i relativi saggi monetari dovrebbero crescere. D'altra parte, questo nostro proposito di non premere troppo il piede sul freno monetario è condizionato dalla moderazione nella crescita dei prezzi e dei salari che abbiamo auspicato.
L'onorevole Roberti si duole che si intenda far gravare soltanto sui lavoratori il peso della congiuntura. Devo innanzitutto precisare che la nostra proposta tende soltanto a livellare gli incrementi salariali di quest'anno alle previsioni che si fanno negli altri paesi, dove — è opportuno osservare — non esiste il sistema della scala mobile e quindi entro il limite di aumento è compreso quel recupero di potere d'acquisto che da noi si realizza già, automaticamente, attraverso i meccanismi della contingenza.
Da altre parti siamo invece accusati di calcare troppo la mano sulle imprese. La verità è che il Governo non intende tollerare zone di privilegio per chi ha più potere economico. I preannunciati provvedimenti fiscali che accelerano la riscossione delle imposte implicheranno un peso non lieve per i settori dei redditi non esclusivamente di lavoro. Non solo questo; altre misure significative di perequazione si possono riscontrare nella severa repressione delle frodi valutarie, nel maggior impegno per le verifiche tributarie, nella lotta, in genere, contro le evasioni, nelle iniziative per la sorveglianza ed il controllo sui prezzi delle imprese dotate di maggiore potere sul mercato.
D'altra parte il Governo, con i provvedimenti sulla mobilità del lavoro, introduce nella nostra legislazione ulteriori meccanismi di tutela, destinati a migliorare una situazione che è significativamente espressa dal confronto tra il numero dei licenziamenti verificatisi negli ultimi dodici mesi in Italia, dove assai più grave è stata la crisi, e quelli registrati invece, in misura notevolmente superiore, negli altri grandi paesi industriali d'Europa.
All'onorevole Malagodi vorrei dire che non giova a comprendere la realtà di oggi — e non giova soprattutto di fronte alle critiche ingiuste e troppo facili che ci sono mosse dalla pubblicistica straniera — una interpretazione in chiave negativa di tutto ciò che è accaduto dopo il cosiddetto «miracolo economico». E difficile paragonare gli investimenti di due periodi tanto dissimili quanto il 1963 ed il 1975, l'uno di espansione e l'altro di grande depressione, per trarre dall'improprio confronto conseguenze tanto impegnative.
Sta di fatto che nel 1974, anno parzialmente di espansione, gli investimenti industriali delle imprese private sono stati di oltre il 50 per cento superiori a quelli del 1963, il che dimostra che, ove sussistano gli stimoli di un mercato in espansione, le imprese private italiane sanno ancora proiettarsi nel futuro, nonostante i gravosi oneri sociali posti a loro carico da una legislazione molto avanzata nel rispondere alle richieste di una società esigente qual è la nostra.
Anche la valutazione della nostra capacità di competere sul piano internazionale mi è parsa forse un po' pessimistica. L'anno scorso le nostre esportazioni sono cresciute del 2 e mezzo per cento contro una caduta di circa il 5-6 per cento delle esportazioni mondiali.
Mi consenta l'onorevole Malagodi di rilevare un piccolo strappo nella sua grande coerenza logica. Egli ci ha detto che la lira era sopravvalutata, dal che conseguirebbe che unico provvedimento logico in questa situazione avrebbe dovuto essere un riaggiustamento verso il basso. Ciononostante l'onorevole Malagodi critica poi questa soluzione che il mercato ci ha imposto.
Io credo che molte critiche partano da premesse di fatto che non appaiono sufficientemente fondate. Mi sembra utile ricordare che un recente studio del nostro istituto di emissione mostra che alla fine del 1975 i prezzi ed i salari italiani espressi in dollari erano aumentati rispetto al 1970 meno che negli altri paesi industriali, e proprio l'altra settimana un autorevole giornale straniero arrivava alla stessa conclusione.
Le difficoltà sul nostro cambio sono in larga parte derivate dal clima di incomprensione dei nostri problemi di molti ambienti all'estero e dall'aspettativa troppo elevata di aumento di salari e di prezzi per il 1976.
La nostra politica economica tende oggi a risolvere questa difficile equazione di mantenere l'espansione produttiva e di rallentare l'evoluzione dei prezzi e dei salari, nonostante le spinte che vengono dal nuovo cambio. Sappiamo che vi sono effetti iniziali perversi, che per 6-9 mesi la svalutazione significa minori e non maggiori entrate valutarie e che solo dopo questo periodo iniziale essa produce i suoi effetti benefici sulla bilancia dei pagamenti. E per questo che, a differenza che nel 1973, sia il Tesoro sia la Banca d'Italia seguiranno quest'anno una linea più cauta, tale da determinare, nei movimenti di capitali della bilancia dei pagamenti, una compensazione dei minori ricavi delle partite correnti.
Alcuni suoi suggerimenti, onorevole Malagodi, porterebbero forse ad un ulteriore peggioramento delle ragioni di cambio della nostra economia: come ad esempio la fiscalizzazione degli oneri sociali per favorire le esportazioni. Sembra non vi sia motivo oggi di giungere a ridurre ancora le ragioni di cambio, oltre al peggioramento che è già implicito nella modificazione del valore esterno della moneta, anche se in futuro potranno verificarsi momenti in cui quei suggerimenti potranno essere utilmente presi in considerazione. Quanto alla fiscalizzazione per le aziende meridionali, essa sarà esaminata nell'ambito del disegno di legge sul finanziamento della Cassa per il mezzogiorno.
I provvedimenti a favore dell'occupazione giovanile non intendono creare «aree di parcheggio»; essi equivalgono ad un anticipo a quest'anno del normale turnover aziendale del 1977, attraverso borse di preaddestramento che inseriscono sin d'ora i giovani in ambienti di lavoro dove fisiologicamente essi potranno trovare un impiego stabile alla fine della fase di formazione.
Posso assicurare all'onorevole Malagodi che nei programmi dei flussi finanziari di quest'anno è riservato agli investimenti produttivi tutto il credito che essi sono in grado di assorbire (purtroppo, in misura non molto elevata) e che la manovra di risanamento del bilancio pubblico è proprio intesa a lasciare spazio in futuro all'espansione degli investimenti produttivi. Ma bisogna sincronizzare i tempi, poiché, se alla riduzione dei deficit pubblici non corrisponde un contestuale ed immediato aumento degli investimenti produttivi, l'economia rischia di avvitarsi ancora di più nella spirale della depressione.
Una notevole parte del dibattito ha toccato temi politici ben travalicanti, direi, la valutazione di questo Governo. Su questi punti, è naturale che io non interferisca, perché gli interlocutori sono altri. Mi sia però consentito respingere nettamente l'accusa di irregolarità (è stata usata anche qualche parola più forte) rivolta al Capo dello Stato in ordine allo svolgimento della crisi. Essa è stata guidata nell'ambito delle prerogative costituzionali e con estrema obiettività e correttezza. Una posizione negativa può essere assunta solo da chi muova con il dichiarato intento di giungere ad elezioni anticipate. Non poteva essere questo certamente l'obiettivo del Presidente della Repubblica, fermo restando il suo indiscutibile potere di decidere in merito in conformità agli interessi del paese; tanto meno poteva esserlo in una situazione economica e monetaria come quella che ci troviamo a vivere. Era naturale che fosse auspicata una soluzione positiva nel momento in cui si veniva delineando una maggioranza, sia pure 'ristretta e tale da indurre a riflettere. A quel punto, vi è stata una comune e responsabile valutazione degli interessi del paese: ecco tutto.
Uno specifico riferimento polemico e stato fatto alla mancanza — che viene deplorata — di un dibattito parlamentare all'inizio della crisi come mezzo efficace per promuovere un vero chiarimento politico; soprattutto, ci si è doluti che non siano stati presi in esame i provvedimenti per la ristrutturazione industriale e per il Mezzogiorno. La polemica sulle crisi extraparlamentari è di vecchia data. Certo dal testo costituzionale non si possono trarre elementi per ritenere che l'iter del dibattito debba essere necessariamente percorso per aprire la crisi. C'è solo una valutazione politica da fare, ed essa è stata fatta in questa circostanza, come in ogni altra. Il risultato è stato negativo, poiché si è pensato che un dibattito in Parlamento, in queste condizioni, avrebbe reso più tesi i rapporti tra i partiti e più difficile, in definitiva, la soluzione della crisi. Del resto il dibattito è stato ugualmente ampio e la parola decisiva ancora una volta è chiamata a dirla il Parlamento.
Un altro filone di critiche è quello che concerne la esiguità e il carattere tutto particolare della maggioranza che è stato possibile delineare in favore del monocolore che ho l'onore di presiedere. Ebbene, come pure si accennava innanzi, tutto questo è stato ben pesato, avendo presente non l'alternativa ideale, che con scarsa considerazione dei dati politici reali questo o quello avrebbe potuto delineare, ma l'alternativa effettivamente esistente: e cioè quella della elezioni. E le elezioni — torno a ripeterlo — sono state consapevolmente escluse per non accrescere ulteriormente una tensione già alta e per non rendere più difficile l'affrontare con impegno la grave situazione economica e monetaria.
Abbiamo, con la nostra decisione, corso dei rischi, ma crediamo che essi siano minori di quelli che avremmo fatto correre al paese irrigidendoci nella richiesta di una garanzia più forte proprio in un momento come questo.
Non attendiamo, naturalmente, di essere ringraziati, ma semplicemente rispettati come coloro che hanno scelto la via più difficile che è anche, però, la più giusta. Naturalmente, un dovere può essere compiuto fin quando vi sono le condizioni per adempierlo. E ciò vuol dire che la maggioranza, dal formarsi della quale noi otteniamo il voto di fiducia, deve metterci in condizioni di proseguire il nostro lavoro. Tutto ciò naturalmente con grande senso di reciproca lealtà e portando avanti un intenso dialogo nella elaborazione e approvazione di qualificanti disegni di legge. Ho detto già, del resto, che il Governo, pur nelle presenti circostanze, ha una chiara fisionomia alla quale non intende rinunciare, sensibile, doverosamente, a quel che si pensa e si dice nelle forze politiche e sociali, ma con una sua visione delle cose e soprattutto con una sua responsabilità.
Andremo avanti, perciò, con grande pazienza, con naturale flessibilità, ma sempre salvaguardando la dignità nostra e del nostro partito.
Per quanto riguarda i problemi di moralità pubblica, al centro oggi del dibattito politico, credo di aver detto sobriamente — ma certo senza indifferenza e rinuncia — quello che mi è parso essenziale: il riconoscimento cioè nella grande e negativa importanza del fenomeno; la necessità di acquisire dall'esterno ogni utile elemento; una iniziativa amministrativa molto qualificata, ferma restando la competenza dell'autorità giudiziaria. Tutto ciò è stato fatto, quando era possibile, già con il Governo dimissionario; quando non era invece possibile, non appena ricostituito il Governo. Il nostro obiettivo, che è un rigoroso dovere, è l'accertamento della verità con tutte le sue conseguenze. È questo anche il modo, il solo, per rendere giustizia a chi sia stato coinvolto senza fondamento nelle vicende di cui si tratta.
Mi sia consentita un'ultima considerazione, che riguarda in qualche modo la mia persona, ma non solo la mia persona. In un momento importante, in una svolta decisiva che tocca sensibilmente l'opinione pubblica, è doveroso scegliere un'immagine e cioè, più semplicemente, determinare un modo di presentazione e di contatto che sia il più appropriato in vista del compito che si deve assolvere. Ebbene, io mi sono presentato con la consapevolezza di tutti i miei limiti, ma anche con ferma volontà e senso di responsabilità. Questo duplice riferimento può essere variamente giudicato e suscitare diverse reazioni. C'è, dunque, chi mi ha trovato troppo pessimista e scarsamente incoraggiante. Ora, io tengo ad una cosa sola: che non mi si dicano dall'esterno, senza che io me li sia già detti, l'insufficienza delle mie forze, la delicatezza della situazione, lo stato del paese: perciò queste cose le ho descritte nel mio discorso con assoluta precisione. Ma fatto ciò, assunto l'incarico, formato il Governo, ottenuta — se essa verrà concessa — la fiducia del Parlamento, nessuno pensi che io mi fermi a meditare tristemente sul corso delle cose e sulle incognite dell'avvenire. Ho detto e confermo che farò, insieme con i miei colleghi, insieme con il mio partito, fino in fondo íl dovere che mi è stato indicato. Finché mi si consentirà di rimanere a questo posto, il paese sarà governato, anche se con quei moti e tensioni che sono propri della nostra civiltà e della nostra epoca. Ho fatto appello alle forze politiche, a quelle sociali, ai cittadini; ho detto che il paese ha, malgrado tutto, enormi risorse da utilizzare. Possiamo dunque salvarci, se capiremo e saremo coraggiosi e solidali. La ragione che mi muove è quella di non far venir meno un'iniziativa, per quanto difficile, capace di far superare la stretta e di arrivare dignitosamente al domani. (Applausi al centro).

On. Aldo Moro
Camera dei Deputati
Roma, 21 febbraio 1976

(fonte: Camera dei Deputati - Atti parlamentari - Resoconto della seduta di sabato 21 febbraio 1976)


torna indietro home page stampa la pagina Portale della Democrazia Cristiana - un progetto ideato dall'Istituto "Renato Branzi" di Firenze
hogan interactive, hogan stivali scarpe, hogan scarpe 2015, hogan scarpe italia, hogan scarpe outlet, hogan scarpe 2014