LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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V GOVERNO MORO: REPLICA DI ALDO MORO AL SENATO DELLA REPUBBLICA
(Roma, 25 febbraio 1976)

Il 7 gennaio 1976, il bicolore DC-PRI guidato da Aldo Moro, con il sostegno esterno di PSI e PSDI, si dimette. Pesa la volontà del PSI di considerare superata la coalizione di centro-sinistra.
Il quadro politico italiano si va deteriorando, come la situazione economica e monetaria.
Moro, per evitare elezioni politiche anticipate, vara un monocolore democristiano. Dopo aver ottenuto la fiducia della Camera, Moro replica agli intervenuti al dibattito in Senato il 25 febbraio.

* * *

MORO, Presidente del Consiglio dei ministri. Onorevole Presidente, onorevoli senatori, il dibattito che si è svolto in Senato è stato particolarmente ampio e ricco di spunti interessanti. Mi piacerebbe coglierli tutti e rispondere in modo appropriato, ma la replica non può essere che una sintesi essenziale delle mie valutazioni, senza che mi sia offerta la possibilità di un compiuto approfondimento. Desidero tuttavia far presente che quanto è stato detto in Senato è e sarà oggetto della più attenta considerazione.
A tutti gli oratori sono vivamente grato per il contributo che essi hanno dato, appoggiando, integrando ed anche contraddicendo, al chiarimento della situazione politica e alla elaborazione programmatica. Ringrazio in maniera tutta speciale i partiti che, come la Democrazia cristiana, la Socialdemocrazia con l'autorevole intervento del senatore Saragat e la Volkspartei, hanno voluto assicurare il loro voto positivo, e quelli, come il Partito socialista, il Partito repubblicano e con autonoma valutazione il Partito liberale, che con la loro astensione concorrono a dare vita al Governo e a garantirne nella misura del necessario e del giusto l'avvenire.
Mi sia consentito di rispondere ora non a tutti, certo, ma almeno ad alcuni punti di vista espressi nel dibattito, quelli sui quali si è più soffermata la mia attenzione. Mi sia consentito ringraziare il senatore Saragat per il pieno apprezzamento espresso sull'iniziativa della nomina di un Comitato di inchiesta amministrativa sulla fornitura di aerei alle Forze armate da parte della società Lockheed, e un ringranziamento sento il dovere di esprimere al senatore Branca per l'elevato senso di imparzialità e le nobili parole pronunciate. Critiche e dubbi hanno però espresso sull'iniziativa i senatori Nencioni, Branca, Valori, Zuccalà e Galante Garrone. Non credo innanzitutto che possa considerarsi arbitrario ed inopportuno l'inserimento nel Comitato, accanto ad illustri giuristi, di un ex comandante generale dell'Arma dei carabinieri. Come ho detto, l'inchiesta si muove nell'ambito dell'amministrazione, senza pregiudizio delle competenze proprie degli organi di giurisdizione, e mira ad accertare non solo la regolarità delle procedure sotto il profilo formale, ma anche aspetti di merito delle forniture. Allo scopo appare utile la presenza di chi ha rivestito una altissima carica nelle Forze armate.
Altre critiche trovano risposta nel testo del decreto istitutivo del Comitato, che è stato ora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. È stato infatti espressamente previsto che, per accertamenti di carattere tecnico, il Comitato può chiedere di avvalersi di organi tecnici della pubblica amministrazione o di qualificati esperti ad essa estranei.
Né posso condividere il rilievo sulla tardività della costituzione del Comitato, che avrebbe anche determinato lo svuotamento di ogni sua utilità per il sequestro della documentazione operato dall'autorità giudiziaria.
Due ragioni di correttezza hanno impedito al Governo di procedere più tempestivamente: la prima riguarda il limite che un Governo dimissionario incontra nell'esercizio di un potere straordinario, qual è quello di affidare a un organo di inchiesta le funzioni di vigilanza e di ispezione spettante ai Ministri nell'ambito dei rispettivi Dicasteri. Per tale motivo il provvedimento è stato assunto nel Consiglio dei ministri che ha proceduto alla presentazione al Parlamento del nuovo Governo. La seconda ragione va ravvisata nel doveroso riguardo verso l'autorità giudiziaria, la cui azione non si è voluto prevenire. Non credo peraltro che il sequestro da questa operato precluda l'accesso del Comitato ai documenti necessari allo sviluppo della sua indagine. Desidero ricordare che il Comitato è investito anche del compito, che non deve essere sottovalutato, di suggerire innovazioni alla disciplina normativa e alla prassi vigente in materia di forniture militari, che possano meglio garantire la corretta gestione in tale importante settore della pubblica amministrazione.
Ancora in tema di efficienza e di corretta gestione della pubblica amministrazione osservazioni sono state sollevate dai senatori Branca, Lanfrè, Valori e Zuccalà in materia di estensione del sistema delle partecipazioni statali, di erogazione di fondi di dotazione, di potenziamento del ruolo del Parlamento anche con riguardo alla predeterminazione dei criteri delle nomine e del controllo sulle relative scelte. Sono profili del più vasto problema del riordinamento delle partecipazioni statali, sui quali posso assicurare che il Governo non mancherà di prendere le opportune determinazioni sulla base dell'esame degli studi compiuti dalla apposita Commissione.
Diversi oratori si sono occupati di problemi della giustizia.
Desidero, prima di entrare in argomento, rivolgere un deferente ringraziamento al Ministro della giustizia per avere assunto l'importante e difficile incarico, non sollecitato né desiderato, dando l'apporto al Governo della sua competenza tecnica, del suo prestigio, della sua alta dignità morale, che sono al di sopra dell'ingiusto attacco di cui è stato fatto segno.
Si pone anche il problema di più vasto respiro, che il Governo si propone di affrontare, nei limiti delle sue possibilità, di una riforma, del resto già avviata, del codice penale, che ne renda il contenuto sanzionatorio più aderente allo spirito della Costituzione. Con riguardo a lamentate incongruenze e alla richiesta di revisione dell'articolo 528 del codice penale, desidero precisare che sono in corso studi che, che saranno presi in esame dal Governo, dai quali emergono orientamenti positivi verso l'unificazione delle competenze territoriali. Quanto, infine, alle istanze di revisione del funzionamento e delle competenze della Commissione inquirente, premesso, com'è stato rilevato in vari interventi, che si tratta di materia rientrante nei poteri di auto-organizzazione del Parlamento, desidero assicurare che il Governo non mancherà di considerare attentamente le iniziative presentate al riguardo, per quanto di sua competenza.
Il senatore Valori e il senatore Valitutti hanno sollecitato l'attuazione della riforma della scuola secondaria. Confermando il proposito espresso all'atto della presentazione desidero dire che è intento del Governo realizzare un sistema scolastico unitario, un migliore equilibrio tra scuola, professionalità ed educazione e contrastare forme gravi di degradazione degli studi.
Al senatore Fillietroz desidero precisare che il decreto per la determinazione degli organici delle scuole primarie, secondarie e artistiche della Valle d'Aosta, è stato recentemente pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e che la relativa attuazione è ormai di competenza della Regione stessa.
Per quanto riguarda, poi, la realizzazione di un raccordo autostradale alla periferia della città di Aosta, informo che il problema risulta già allo studio da parte dell'ANAS.
Ricordo, infine, che la relazione generale mineraria presentata dal Ministro dell'industria, ai sensi dell'articolo 6 della legge 7 marzo 1973, n. 69, fornisce un quadro della consistenza delle risorse minerarie in Italia, dei programmi di ricerca mineraria in atto, dei fabbisogni nazionali di risorse minerarie, nonché dei principali connotati dell'industria estrattiva pubblica e privata e delle situazioni socio-economiche delle regioni minerarie. Nei programmi di ricerca mineraria applicata, vengono fornite indicazioni delle riserve accertate di magnetite a Cogne (un milione e 700.000 tonnellate) e delle riserve probabili stimate in due milioni di tonnellate.
Sulla base delle indicazioni contenute nella relazione generale mineraria, è in corso la definizione dei campi di ricerca mineraria nei quali l'EGAM dovrà operare.
Per quanto attiene più specificatamente ai problemi relativi alla miniera Cogne, sono in corso di verifica ipotesi di soluzione che, ferma restando la garanzia del mantenimento dei livelli occupazionali, mirano a conseguire doverose economie, sempre salvaguardando i reali interessi della zona.
Concordo con il senatore Zanon nel rilevare l'apporto che lo sviluppo turistico può dare alla bilancia dei pagamenti. Il Governo si propone di svolgere, sul piano internazionale, una più incisiva azione promozionale, e di intensificare sul piano interno l'azione di coordinamento, anche ponendo allo studio, d'intesa con le regioni, appropriati strumenti legislativi. Ribadisco, inoltre, che il Governo farà quanto di sua competenza per la più sollecita attuazione dello statuto di autonomia e per l'adozione delle ultime «misure».
Il dibattito sulla strategia economica del Governo ha mostrato che molti di coloro che sono intervenuti hanno compreso e condiviso il disegno che sostiene la prudenza del Governo, che non ha la sua radice in una sorta di timidezza, di paura del rischio di fronte a drastiche decisioni, di fatalismo e di senso di impotenza.
L'attacco speculativo alla lira di queste settimane e di questi giorni avrebbe potuto suggerire un capovolgimento di 180 gradi negli obiettivi della politica economica con una di quelle mosse unilaterali che, sebbene spesso lodate nel momento in cui un pericolo sembra imminente e più importante di ogni altro, introducono nella gestione dell'economia un ciclo politico — di politica economica — destabilizzante, una incertezza nel quadro di riferimento che non può alla lunga non tradursi in una permanente perdita di ritmo e di capacità di crescita.
È invece stato dato atto in questa sede che il programma del Governo non perde di vista la complessità e l'interazione degli obiettivi a breve e a lungo, che un governo non può, nell'attuale situazione economica del paese, trascurare. Poiché questi obiettivi appaiono in qualche modo contraddittori — da un lato la difesa della stabilità, la lotta contro l'inflazione e contro la speculazione, dall'altro la ripresa congiunturale e lo sviluppo del sistema — si è dovuto fare ricorso ad una strategia ben dosata che impieghi in direzione diversa una pluralità di strumenti. Inoltre si è prevista una gradualità di impiego di questi strumenti in relazione alla effettiva risposta che l'appello alle forze sociali per una più controllata dinamica dei redditi monetari riuscirà ad ottenere.
Si è infatti convinti che è su questo terreno che si dovrebbe decidere, nelle attuali circostanze di una economia con ampi margini di disoccupazione e di capacità produttiva inutilizzata, la battaglia contro l'inflazione e per l'equilibrio durevole del cambio esterno della moneta. In relazione a questa convinzione ci si è proposti una serie di mosse graduate e di intensità crescente delle diverse politiche che il Governo per parte sua è in grado di adottare.
Per fronteggiare la crisi valutaria, apertasi nel corso della crisi politica, il Governo ha adottato misure monetarie di tale natura e con tale gradualità, e comunque reversibili, da non pregiudicare gli inizi di ripresa in atto. Alcuni provvedimenti hanno dovuto essere rafforzati, in assenza di altri interventi non possibili nell'attuale congiuntura.
Allo scopo di evitare che la situazione di liquidità potesse concorrere a determinare un eccessivo deprezzamento della lira, rispetto al livello ritenuto adeguato alle condizioni di fondo della bilancia dei pagamenti e all'andamento stagionale, e favorisse operazioni di tipo esclusivamente speculativo, sono stati adottati due provvedimenti limitativi della liquidità bancaria, riguardanti: a) l'anticipo, a marzo, del versamento della seconda quota, di circa 400 miliardi, della riserva obbligatoria applicata una tantum con la deliberazione del 4 febbraio, la cui scadenza era prevista, originariamente, al 15 aprile; b) la revoca delle facilitazioni connesse con il finanziamento a breve termine delle esportazioni, introdotte nel settembre 1975 per un periodo di 4 mesi e prorogate, a fine anno, per un altro quadrimestre. Al 20 corrente, questo provvedimento aveva consentito di erogare finanziamenti per oltre 1.900 miliardi, coperti, per circa 860 miliardi, da creazione di nuova liquidità e, per la parte rimanente, dall'utilizzo dei rientri di mezzi provenienti dalla graduale estinzione degli stessi crediti. Va segnalato che, alla stessa data, le banche si erano precostituite fondi, per possibili nuove operazioni, per circa 850 miliardi.
Contemporaneamente, si è ulteriormente elevato di un punto il tasso di sconto, allo scopo di adeguare il livello al più recente andamento dei tassi del mercato monetario, secondo le indicazioni fornite anche dall'ultima emissione di buoni ordinari del Tesoro, collocati ad un tasso di interesse superiore di quasi due punti a quello praticato nel mese di gennaio.
E stata infine decisa la riapertura del mercato ufficiale dei cambi a partire da lunedì 1° marzo; ciò, in conformità di quanto a suo tempo affermato, dopo la chiusura del mercato stesso, circa le condizioni politiche e valutarie che ne avrebbero consentito la riapertura. Con lunedì 1° marzo verranno riprese le quotazioni ufficiali. La Banca centrale si riserva di intervenire per correggere eventuali distorsioni del livello del cambio dovute a fattori accidentali e per orientarne l'andamento secondo la prevedibile tendenza della bilancia dei pagamenti, tenendo conto delle oscillazioni prodotte da fattori stagionali.
A dimostrazione dell'efficacia dei provvedimenti monetari e valutari oggi adottati vale il confronto tra le quotazioni della lira di ieri (805 lire per dollaro al fixing) e quelle di oggi alla stessa ora (782,78); movimento che si è verificato in assenza di interventi della Banca centrale.
È dovere imprescindibile del Governo difendere un valore della moneta che sia adeguato alle tendenze di fondo della bilancia dei pagamenti. Ma sarebbe erroneo ritenere che questa difesa possa essere conseguita soltanto o prevalentemente mediante l'intervento della Banca centrale sul mercato dei cambi o attraverso l'uso delle riserve ufficiali, poiché il valore della moneta è soprattutto legato ad una politica economica che ripristini alcuni fondamentali equilibri, non sempre rispettati, e di conseguenza ricostituisca un quadro di prospettive certe. Il Governo opererà in questa direzione utilizzando tutte le sue possibilità e il sostegno che gli viene accordato dal Parlamento; ma spetta alle forze politiche di creare le condizioni di certezza e di continuità dell'azione, che sono il presupposto per il governo della moneta e dell'economia.
Il Governo ritiene che la politica monetaria non sia né la sola né quella prevalente ai fini della difesa della moneta e della realizzazione delle condizioni generali di equilibrio, nelle quali può svolgersi un processo di investimenti e quindi di promozione dell'occupazione.
Ancora una volta richiamo gli obiettivi di politica fiscale, di risanamento della spesa pubblica, di contenimento rigoroso della spesa corrente, di lotta contro ogni forma di dispersione delle risorse e l'esigenza di una politica salariale quale il Governo auspica le parti sociali siano in grado di adottare nella loro autonomia e in coerenza con la scelta da esse compiuta di dare preminenza alla politica di promozione degli investimenti e di difesa dell'occupazione.
Il paese può uscire dalla stretta se non soltanto Governo e Parlamento ma amministratori pubblici centrali e locali, così come i singoli cittadini, collaboreranno nell'impegno più rigoroso.
Le condizioni essenziali per ostacolare le uscite di capitali e indurre l'afflusso di capitali esteri sono date dalla situazione politica e dalle prospettive economiche. Queste condizioni non dipendono solo dal Governo. Per conseguire una favorevole evoluzione dei «movimenti dei capitali» si deve anche tener conto delle condizioni oggettive di costo e di disponibilità del credito; a questo scopo mirano i provvedimenti attualmente in corso di attuazione.
Del tutto infondata l'affermazione del senatore Nencioni che il Governo non abbia fatto nulla per aumentare la disponibilità di credito alle imprese e ridurne il costo. Al contrario, l'azione del Governo nella seconda metà del 1975 ha condotto a ridurre sensibilmente il costo del credito alle imprese al fine di promuovere gli investimenti; inoltre il Governo ha predisposto un piano per la riconversione delle imprese e programmi di spesa del settore pubblico. Il lungo iter dei provvedimenti e la crisi politica hanno impedito che la liquidità esistente nel sistema venisse incanalata nelle direzioni desiderate. La crisi valutaria ha così imposto di correggere la rapida caduta del costo del denaro; ne segue che l'azione del Governo è ora diretta a ricondurre i tassi di interesse a livelli più consoni a preservare l'equilibrio con i conti con l'estero e a stimolare il risparmio all'interno.
Il Governo riconosce la necessità di ridurre il peso dei fattori di incertezza degli operatori nelle decisioni di investimento; perciò riconosce la necessità di una ripresa della programmazione economica, anzitutto di quella concernente la spesa del settore pubblico. Questa non è però condizione sufficiente per ridare fiducia agli imprenditori. Occorre anche per uno sviluppo dell'attività economica, non fondato su motivi speculativi, un'evoluzione dei salari, della produttività e dei prezzi tale da mantenere in equilibrio i conti economici delle imprese, al fine di favorire la capacità di questo settore di rinnovare il capitale produttivo.
Per quanto attiene alla politica dei prezzi, le esperienze compiute in Italia e in altri paesi confermano invece che forme rigide di controlli amministrativi dei prezzi, anche quando efficaci nell'immediato, causano distorsioni e disturbi nell'attività economica; esse sono anche destabilizzanti perché determinano la creazione di sacche di inflazione sottostanti che esplodono nel momento in cui il controllo dei prezzi è eliminato.
Il senatore Branca lamenta che il prestito ottenuto dalla CEE sarebbe gravato da un alto tasso di interesse. Devo precisare al riguardo che vi è al momento una decisione di carattere politico del Consiglio dei ministri della Comunità, adottata su istanza del Governo italiano con espressione di vasta solidarietà dei partners europei, al fine di autorizzare la Commissione a ricercare sul mercato la somma di un miliardo di dollari da mutuare all'Italia. Il prestito sarà sottoscritto allorquando le somme saranno state reperite e le condizioni fissate. Si ha motivo di ritenere che l'azione della Commissione europea stia procedendo regolarmente.
Quanto alle condizioni finanziarie è facile intuire che la volontà del primo mutuatario, la Commissione, certamente orientata ad ottenere le migliori condizioni possibili, deve trovare un punto di incontro con le condizioni generali del mercato finanziario.
Ma non sono soltanto i requisiti finanziari quelli che contano ai fini della conclusione di questa operazione, ma anche la capacità del paese attraverso l'azione del Governo e del Parlamento di adottare un'articolata politica economica che, mentre preservi le condizioni per una politica di investimenti, controlli la domanda globale attraverso il graduale risanamento della finanza pubblica, l'adempimento del dovere fiscale e la lotta severa contro le evasioni, il contenimento rigoroso della spesa corrente particolarmente negli anni 1976-77. Questo quadro di politica economica deve includere una politica salariale che tenga conto della necessità di contenere il costo del lavoro per l'unità di prodotto e di preservare la competitività sui mercati internazionali, sì da evitare che essa debba essere ripristinata con il deprezzamento esterno della nostra moneta, causa di redistribuzioni della ricchezza certamente non caratterizzate dal principio di equità.
Solo attraverso questa politica di rigore si aprono le strade al mantenimento e ad un successivo ampliamento dell'occupazione.
Il senatore Valori ha chiesto una politica selettiva della spesa pubblica. Posso assicurarlo che è proprio quella che il Governo è fermamente intenzionato a seguire. Ha parlato di risultati deludenti a proposito dei ritmi di spesa dei provvedimenti anticongiunturali del 1975; qualcuno ha interpretato male questa sua affermazione, ritenendo che nulla fosse stato fatto e che di questa negligenza la responsabilità risalisse all'Amministrazione centrale. In realtà, sui circa 2.900 miliardi che con la legge n. 166 del 27 maggio 1975 e con quella n. 492 del 16 ottobre 1975 sono stati messi a disposizione degli Istituti autonomi case popolari, sono stati finora appaltati lavori per 340 miliardi, mentre dei circa 1200 miliardi di mutui agevolati previsti da quelle due leggi, gli istituti di credito ne hanno finora perfezionati per 110 miliardi.
Le Amministrazioni centrali hanno preso tutti i provvedimenti di loro competenza per l'attuazione di queste leggi, ma continuano a sussistere difficoltà relative alla disponibilità di aree immediatamente agibili, alle procedure di esproprio, al processo di approvazione dei progetti.
Su questi problemi sarà presentata la preannunciata relazione al Parlamento e, in quell'occasione, saranno proposti eventuali provvedimenti per accelerare la procedura.
Dei 1.000 miliardi stanziati dalla legge n. 493 per il Mezzogiorno sono stati finora assunti impegni per 775 miliardi e si prevede saranno effettivamente spesi entro il primo semestre 1976 poco meno di 200 miliardi. Sono stati anche impegnati 16 sui 20 miliardi di stanziamenti aggiuntivi per i cantieri navali e si è provveduto al riparto dei 50 miliardi per i finanziamenti alle opere portuali.
Il programma del Governo ha ricevuto, nelle Camere e sulla stampa, rilievi critici per le sue eccessive ambizioni e la sua eccessiva ampiezza.
Vorrei sottolineare che esso prevede un primo gruppo di provvedimenti la cui necessità e la cui urgenza non possono sfuggire a nessuno: presentazione degli emendamenti per la legge sulla ristrutturazione industriale e per il rifinanziamento degli interventi straordinari nel Mezzogiorno; provvedimenti valutari richiesti per facilitare l'equilibrio della bilancia dei pagamenti e per perseguire le frodi valutarie; avvio del piano energetico dopo la discussione in Parlamento; presentazione di un provvedimento legislativo per il lavoro dei giovani; presentazione di norme per accelerare la riscossione delle entrate delle imposte dirette; presentazione, entro due mesi, del quadro sulla attuazione dei provvedimenti anticongiunturali 1975 e di proposte per una diversa distribuzione degli stanziamenti.
Questa fase si svolgerà nelle prossime settimane e potrà concludersi in un paio di mesi.
Vi è poi la necessità di predisporre in tempo provvedimenti in tema di trasporti, agricoltura ed edilizia pubblica, per impedire che l'esaurirsi degli stanziamenti previsti dalle leggi esistenti interrompa, nei prossimi anni, il flusso degli interventi pubblici. Questi tre settori sono troppo importanti perché possano essere presentati ancora provvedimenti tampone e impongono, perciò, un minimo di quadro di programmazione.
Il senatore Merloni ha, nel suo intervento, sollevato problemi che non possono essere certo sottovalutati per le loro conseguenze nell'andamento futuro dell'economia italiana.
Desidero innanzitutto assicurarlo che il Governo considera con la dovuta attenzione il delicato e complesso problema della organizzazione strutturale delle piccole e medie imprese industriali, commerciali ed artigiane, allo scopo di accrescere l'efficienza e la competitività delle stesse, specie sui mercati internazionali.
Confermo anche l'intenzione del Governo di affrontare taluni aspetti patologici del fenomeno dell'assenteismo, sui quali sarà necessario richiamare l'attenzione delle parti sociali.
Il quadro, rigoroso ed oggettivo, che egli ha compiuto sulle condizioni del sistema economico italiano, sia sotto l'aspetto dell'andamento produttivo che delle relazioni industriali, trova íl Governo pienamente d'accordo: proprio in considerazione di una tale situazione il programma di governo si è proposto come priorità assoluta quella di offrire una politica economica credibile per tutte le forze sociali ed attenta ad offrire un clima in cui comporre conflitti che sono stati in questi anni così acuti da mettere seriamente in rischio le capacità concorrenziali del sistema economico.
È questo un rischio che il paese non si può permettere, in quanto equivarrebbe a prolungare in modo indefinito nel tempo i preoccupanti avvenimenti di queste ultime settimane.
Per quanto riguarda la disoccupazione in senso proprio, l'incremento verificatosi in Italia è, nonostante la gravità e la lunghezza della crisi, inferiore a quello di altri paesi industrializzati.
Si commetterebbero tuttavia errori di valutazione gravissimi concentrandosi soltanto sulla difesa dell'esistente dimenticando tutta l'enorme domanda sociale che proviene dai giovani e da coloro che sono ancora emarginati nella vita economica del paese.
Tale domanda sociale, per essere soddisfatta, esige un dinamismo ed una mobilità dei fattori il cui valore sembra essere oggi sottovalutato. Naturalmente questo dinamismo deve essere reale e non fittizio, e non può vanificarsi in una gara estenuante delle diverse componenti della società italiana per scaricare sugli altri le conseguenze dell'inflazione.
Il Governo ha di fronte a sé uno dei compiti più difficili che si propongono oggi alle economie occidentali: regolare l'inflazione nell'ambito di una controllata dinamica di crescita. Riguardo a ciò gli strumenti tradizionali permetterebbero di raggiungere o l'uno o l'altro obiettivo in un susseguirsi alternato di freno e acceleratore.
È chiaro che tali obiettivi possono essere contemporaneamente raggiunti solo con un contributo attivo e concorde di tutte le forze sociali.
I tempi per tale consenso sono ormai ridottissimi. Se esso non verrà costruito con la massima rapidità, saranno le condizioni dei mercati internazionali a rendere impossibile questa strategia.
Resterebbe soltanto la necessità di bloccare gli scivolamenti della moneta. Ciò comporterebbe costi assai gravi per la crescita del paese e sarebbero le classi meno protette a pagare duramente il prezzo del mancato consenso.
Per quanto concerne la politica estera, nella mia comunicazione alle Camere ho confermato il carattere fondamentale ed irreversibile per l'Italia della scelta europea.
L'azione svolta dal Governo, durante il semestre scorso di presidenza italiana della Comunità, mi sembra costituire una significativa dimostrazione di tale volontà politica.
È intendimento del Governo salvaguardare, in un'ottica globale, quelle ragioni di uguaglianza e simultaneità di sviluppo che sono all'origine della Comunità e ne costituiscono l'essenza. Per quanto riguarda in particolare il rapporto Tindemans, desidero precisare al senatore Premoli, al senatore Valori ed al senatore Zuccalà che si tratta di un documento destinato all'esame del Consiglio europeo. Pertanto le valutazioni e le proposte in esso contenute saranno oggetto di un primo esame nella riunione del Consiglio europeo in Lussemburgo. Naturalmente, la posizione italiana esclude ogni visione parziale o settoriale della costruzione europea. Le difficoltà contingenti che l'uno o l'altro paese membro devono superare non possono costituire un criterio per introdurre distinzioni che sarebbero contrarie allo spirito e alla lettera dei Trattati di Roma e che, per di più, non sarebbero praticabili. Lo stesso Primo ministro belga, in una recente occasione, ha avuto modo di chiarire il significato e la portata delle sue idee in tema di unione economica e monetaria, tenuto conto delle preoccupazioni e delle riserve avanzate in varie capitali della Comunità e riecheggiate anche nel corso di questo dibattito.
Negli interventi in materia di politica estera ho rilevato largo consenso anche sull'importanza della scelta atlantica e sulla giustezza di una impostazione diplomatica che ha fatto le sue prove nell'arco di questo dopoguerra.
Il Governo intende continuare ad ispirare le sue relazioni con i paesi alleati ad amicizia e lealtà. D'altra parte proprio la fedeltà a date scelte fondamentali qualifica, nella logica degli equilibri internazionali, il contributo italiano alla ricerca della pace. Al senatore Valori desidero quindi ribadire che il Governo guarda con speranza al processo di distensione, che deve peraltro sviluppare tutte le sue possibilità, passando dai vertici governativi al livello dei popoli secondo le linee dell'atto finale di Helsinki.
Il Governo è naturalmente consapevole che il processo di distensione va raccordato alla composizione delle crisi tuttora esistenti, che ne rappresentano il banco di prova.
Per quanto riguarda la crisi medio-orientale, il Governo ribadisce l'auspicio di una ripresa della dinamica negoziale che impegni le parti interessate nella ricerca di una soluzione globale basata sulle risoluzioni 242 e 338 del Consiglio di sicurezza.
Come ho già affermato nella mia comunicazione alle Camere, la prossima presentazione alla ratifica del Parlamento degli accordi italo-jugoslavi di Osimo si ricollega allo spirito dell'atto finale di Helsinki. Ovviamente si farà fronte con sollecitudine alla predisposizione di ogni altro adempimento richiesto dalla esecuzione degli accordi stessi.
Per quanto riguarda infine il ritardo lamentato dal senatore Premoli nella ratifica della convenzione di Lomé, ricordo che, grazie all'impegno dei membri dei due rami del Parlamento, è stato possibile completare l'iter della legge di ratifica nonostante la crisi di Governo e che i relativi strumenti sono stati depositati il 17 febbraio.
È tempo ora di trarre alcune conclusioni sul piano più propriamente politico. Per questo mi atterrò a criteri di stringatezza, non volendo, per rispetto del Senato, ripetere lungamente cose già note, dati già acquisiti.
Da parte del senatore Nencioni ed anche di altri mi è stata contestata l'affermazione secondo la quale il Governo, nella tormentata materia dell'aborto, avrebbe mantenuto una posizione di neutralità, quasi che fosse questa una deviazione inconcepibile per un Governo formato in larghissima maggioranza di democratici cristiani. Ma l'atteggiamento, che viene in certo senso addebitato al Governo, è la risultante, da un lato, della composizione del Governo stesso, dall'altro lato, della base parlamentare che ne consente e ne condiziona la vita. Le posizioni, com'è noto, non sono collimanti e la loro necessaria conciliazione porta all'assunzione di un atteggiamento neutrale. Non ci si comporta quindi in modo diverso da come si faceva, ragionevolmente, quando si era in presenza di governi di coalizione. Ed in effetti, pur con tutti i limiti derivanti dal carattere particolare delle convergenze che danno vita al Governo, non si può disconoscere che siano in qualche modo riflesse nel Gabinetto correnti d'ispirazione cristiana e correnti laiche. Ovviamente, come ho del resto precisato sin dall'inizio, ciò riguarda il Governo come tale, il Governo come istituzione e non le persone dei ministri che hanno e possono esprimere le loro opinioni. Naturalmente la posizione così assunta sul tema che la situazione sociale e politica e la sentenza della Corte costituzionale propongono, non significa indifferenza o disattenzione per i delicatissimi problemi che vengono e verranno in evidenza mano a mano che il dibattito si andrà sviluppando. Ed è lecito l'auspicio che tutto si svolga in maniera così rispettosa, misurata e responsabile, che, salve sempre le posizioni rispettive, non sia turbata la vita democratica del paese.
Un'osservazione è richiesta per la polemica, pur così contenuta, che si è aperta qui, come del resto nell'altro ramo del Parlamento, a proposito del programma da me presentato, definito eccessivo per il tempo di vita, breve o addirittura brevissimo, che sta dinanzi al Governo. Aggiungerò peraltro che, in tema di programma, non sono mancati, e qualche volta anche ad opera degli stessi critici dianzi ricordati, rilievi di deprecabile incompiutezza. Non dico questo per bilanciare le due opposte riserve così manifestate e annullarne conseguentemente il valore. Lo dico per far rilevare, obiettivamente, quanto sia difficile trovare la giusta misura, corrispondendo ad un tempo alle esigenze poste da una situazione difficile e alle attese di chiarezza e d'impegno che vengono dal paese.
Così la sobrietà con la quale mi sono espresso in materia di agricoltura nel mio intervento introduttivo ha messo in allarme il mondo rurale. Alcune mancate precisazioni in materia di manovra monetaria mi sono state rimproverate in quest'Aula. Si tenga conto di quanto ebbi a dire alla Camera e cioè che il programma, al di là dei tempi e modi della sua compiuta realizzazione, è un dato politico qualificante, al quale, per una ragione di principio, è difficile rinunciare. Vi sono poi impegni sindacali e politici che non è possibile oscurare con una mancata citazione, mentre in moltissimi casi nelle discussioni in corso in Parlamento viene richiesto al Governo di definire, com'è costituzionalmente corretto, la sua posizione.
Nessun punto del programma è stato dunque definito arbitrariamente; per tutti c'è una richiesta alla quale non si può, in linea di principio, non rispondere, come io appunto ho tentato di fare. È evidente che, messi alle strette, quando non si tratti più di portare avanti in Commissione l'elaborazione dei provvedimenti legislativi, ma di definire il più impegnativo calendario del lavoro in Assemblea, si è chiamati a fare delle scelte. Il che avverrà certo, come è stato suggerito, per intesa tra i Gruppi parlamentari, ma sempre, io credo, in collaborazione con il Governo. È ovvio che i provvedimenti per la ristrutturazione industriale ed il Mezzogiorno da un lato e quelli attinenti alla crisi monetaria abbiano senz'altro la precedenza. Ma vorrei pure ricordare la legge sull'edilizia e quella sull'edificabilità dei suoli. E mi fermo qui, per evitare il rischio di allungare troppo l'elenco delle priorità. Le proposte sull'aborto sono ormai all'ordine del giorno. Di altre cose si discuterà nelle prossime settimane.
Il tema degli scandali e della moralizzazione della vita pubblica è stato ricorrente in questo dibattito, il che è perfettamente comprensibile. Il Governo si è fatto interprete, senza alcuna attenuazione, dell'emozione del paese. Ho detto che un rigoroso accertamento della verità è suo naturale obiettivo e rigoroso impegno. Si tratta di dare ai colpevoli la giusta punizione ed agli innocenti il giusto riconoscimento della verità in un quadro assolutamente obiettivo, senza compiacenti indulgenze, né indebite esasperazioni. Si cerca la verità, tutta e solo la verità. Che cosa il Governo avrebbe potuto fare o promettere che non abbia già, spontaneamente, doverosamente, fatto o promesso? Ho già detto della reale competenza della Commissione d'inchiesta promossa dal Governo e dell'atteggiamento costruttivo in ordine alle varie proposte in merito alla Commissione inquirente. L'autorità giudiziaria indaga, secondo le sue competenze esclusive, in assoluta libertà. Tutte le informazioni che potevano essere chieste per un rigoroso accertamento sono state fermamente domandate. Tutto quello che può essere fatto, per rendere l'Amministrazione più sicura, più impermeabile di fronte a qualsiasi forma di deviazione, sarà fatto.
I problemi di costume, che sono aperti di fronte all'opinione pubblica, saranno affrontati, per quanto riguarda il Governo e, non ne dubito, per quanto riguarda le forze politiche, con assoluta consapevolezza. È certo un momento difficile, dal quale però non credo che possa o debba emergere un indiscriminato discredito per la classe politica dirigente, che farebbe il gioco non della democrazia ma dell'antidemocrazia. Nella misura in cui il Governo sarà, come ci si propone di essere, fermissimo nell'individuare le responsabilità, e tutte le responsabilità, avrà il titolo morale, oltre che politico, per chiedere al paese di procedere innanzi, guardando con fiducia a principi e valori che sono propri del regime di libertà che sono stati conquistati e che si vogliono conservare.
Una parte notevolissima, forse preminente, del dibattito ha riguardato in senso stretto problemi politici, problemi di prospettiva. Vi è chi si è soffermato sull'origine e l'andamento della crisi. Credo di aver detto in proposito, sobriamente, il mio punto di vista né vorrei ritornarci sopra. Mi pare che sia chiaro, per largo riconoscimento, lo stato di disaggregazione nel quale le forze politiche si trovano e che è a base della solidarietà limitata e, in certo senso, atipica che, per apprezzabile senso di responsabilità, è stata posta a base di questo Governo. Il che è certo poco, ma non fino al punto da far declinare, in presenza di un'oscurissima congiuntura economica, il dovere di governare come alternativa alle elezioni.
A quest'ultimo proposito c'è chi ha accusato il Governo di aver voluto eludere la volontà popolare, di avere elaborato la strana teoria per la quale sarebbe improprio ed inammissibile tornare alla fonte popolare del potere. Mi sia consentito di precisare che, rifiutando l'ipotesi elettorale, è stata fatta una valutazione politica e non una di principio. Non è che le elezioni anticipate siano in ogni caso una stortura da respingere. Vi possono essere delle situazioni, vi possono essere delle circostanze che non lascino veramente altra via di uscita. Vi possono essere dei momenti nei quali una verifica popolare in ordine a posizioni politiche e programmatiche, considerate irrinunciabili, si palesi opportuna o addirittura inevitabile. Un po' oscura e discutibile su questo punto mi è parsa la tesi restrittiva sostenuta dal senatore Valitutti. Ma, nel caso specifico, si è pensato che la situazione politica avesse, malgrado tutto, ancora un minimo di respiro, che non vi fosse la perentoria e traumatica necessità di interrompere il corso normale della legislatura, che la congiuntura economica sconsigliasse decisamente le tensioni e le pause che sogliono accompagnare i periodi di elezioni.
Sono stati espressi nel dibattito giudizi diversi intorno alla politica di centro-sinistra. In coscienza non potrei condividere alcune tesi severe e, mi pare, non aderenti alla verità. Quale che sia la situazione di oggi e la prospettiva dell'avvenire, sono convinto che la politica di centro-sinistra ha rappresentato un importante ampliamento ed approfondimento della vita democratica in Italia. La vitalità di questa politica è dipesa e dipende da molteplici fattori. In linea generale non mi sentirei di fare l'autocritica per quanto riguarda l'impostazione di principio.
Da varie parti, da molte parti si è chiesto di sapere verso quale punto di arrivo muova la transizione che si è convenuto caratterizzi l'attuale fase politica.
Ho già detto, e ribadisco, che definire questi sbocchi, delineare un assetto positivo e stabile, è compito non del Governo, ma delle forze politiche. E non è, neppure per esse, impegnate nei loro Congressi, un compito facile. Tutt'altro. I nodi da sciogliere sono così intricati, la dissociazione in atto così grave e difficilmente rimediabile, le diversità di fondo così marcate, gli equilibri, che sono stati rotti, così difficili da ricostituire in modo positivo ed accettabile, che non si può guardare all'avvenire, se non con serietà e preoccupazione. Ma in questa ricerca il Governo non è chiamato ad assolvere una funzione particolare. Esso non è stato costituito, come invece avvenne talvolta in passato, in vista di uno sbocco cui giungere. Non è lo strumento che i partiti abbiano forgiato, per avvicinarsi ad una meta intravista ed accettata. È invece espressione di una pausa politica, un modo per provvedere ad alcune indilazionabili necessità del paese e, in prima linea, la continuità delle istituzioni. Naturalmente il fatto che il Governo viva per una sorta di obiettiva convergenza di consensi o di non ostilità di talune forze politiche, offre ad esse una qualche opportunità di favorire il dialogo politico, che deve pur svolgersi, per uscire da una situazione così precaria e pericolosa. È ingiustificato così contestare al Governo il fatto di non indicare, esso stesso, un punto di arrivo come l'attribuirgli il compito e la volontà di condurre a sbocchi determinati, quale, ad esempio, il compromesso storico. Il Governo, pur nella stretta nella quale si trova, non ha certo rinunciato ad una sua appropriata fisionomia. Per questo nel mio discorso di presentazione ho parlato, in termini precisi e certamente corretti, dell'atteggiamento nei confronti del Partito comunista come partito di opposizione. Per quanto attiene al Movimento sociale-Destra nazionale, mi pare di avere definito una ragione di netta contrapposizione, senza peraltro mancare di riguardo.
Resta dunque la polemica sulla insufficienza del Governo, sulla indeterminatezza della sua forma politica, sulla sua durata limitata, sulla mancanza di prospettive. A parte che il Governo non si ritiene, come ho già detto, un governo a termine, resta certo l'inadeguatezza dello strumento specie se raffrontato all'estrema difficoltà del compito da assolvere. Sin dall'inizio ho riconosciuto francamente queste cose. Ne ho detto le ragioni ed ho spiegato perché, malgrado siffatti limiti, il compito era stato accettato, il dovere assunto. Ne ho tratto motivo per un appello alle forze politiche e sociali, al Parlamento ed al paese. Non importa che si risponda a questo appello, come avviene talvolta, con un voto negativo. Ciò è del tutto naturale. Non si tratta infatti di scambiare i ruoli di maggioranza e di opposizione. Quello che si chiede è che, pur nelle legittime differenziazioni, pur nella diversità degli interessi e degli ideali, il paese sia almeno tanto unito, tanto solidale, tanto responsabile, quanto è necessario per fare fronte alle straordinarie difficoltà dell'ora. Questo Governo, che realizza il massimo di possibile coesione delle forze politiche nell'attuale momento storico, è pur sempre il Governo della nazione. Ad esso spetta, in modo indeclinabile, il compito di guida, che, ve lo assicuro, sarà svolto con tutta l'energia che la situazione richiede. Veramente è nelle mani di tutti la salvezza dell'Italia: nessuno, io penso, si trarrà indietro e faremo insieme tutto il nostro dovere. (Vivi applausi dal centro e dal centro-sinistra).

On. Aldo Moro
Senato della Repubblica
Roma, 25 febbraio 1976

(fonte: Senato della Repubblica - Atti parlamentari - Resoconto della seduta di mercoledì 25 febbraio 1976)


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