LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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IL IV° GOVERNO ANDREOTTI: INTERVENTO DI GIULIO ANDREOTTI ALLA CAMERA DEI DEPUTATI
(Roma, 16 marzo 1978)

A poche ore dal rapimento del Presidente della DC, Aldo Moro, e dall'uccisione dei cinque membri della sua scorta, Giulio Andreotti presenta alla Camera dei Deputati il suo IV° Governo, un monocolore democristiano che si basa sulla maggioranza di cinque partiti, compreso il PCI.
Il Presidente della Camera è il comunista Pietro Ingrao.

* * *

La seduta comincia alle 10.

PRESIDENTE. Su richiesta del Presidente del Consiglio la seduta è rinviata ad ora da destinarsi. Convoco tra mezz'ora la Conferenza dei capigruppo.
Prego i colleghi di tenersi in contatto con i presidenti dei loro gruppi.

La seduta è ripresa alle 12,40.

PRESIDENTE (Si leva in piedi, e con lui i deputati e i membri del Governo). Ho chiesto ai colleghi di levarsi in piedi per esprimere il nostro sdegno per l'attacco infame allo Stato democratico compiuto stamane, per far giungere il nostro profondo cordoglio ai familiari degli assassinati di questa mattina, e per dare tutta la nostra piena, appassionata, affettuosa solidarietà al collega Aldo Moro - nella cui nobile figura oggi vediamo gravemente colpita ed offesa tutta la nostra Assemblea - insieme con la solidarietà più calda al partito che lo ha come presidente.
Più che le parole credo sia oggi importante assolvere ciascuno al proprio dovere.
Perciò diamo inizio ai nostri lavori e allo svolgimento dell'ordine del giorno.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: Comunicazioni del Governo.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Presidente del Consiglio dei ministri.

ANDREOTTI, Presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'imboscata tesa stamane all'onorevole Aldo Moro, con l'uccisione di quattro agenti dell'ordine ed il rapimento del nostro collega, pone angosciosi quesiti al nostro animo e rafforza in ognuno di noi la totale dedizione al servizio della Repubblica per rimuovere al limite delle umane possibilità questi centri di distruzione del tessuto civile della nostra nazione. La compattezza delle forze politiche e di quelle sindacali - in questo assolutamente concordi - deve costituire la base di una sempre più vigorosa azione psicologica e tecnica per ottenere che l'Italia non abbia a precipitare in una spirale di insicurezza e di ingovernabilità.
Certo, a parte l'autenticità - da controllarsi - dei messaggi con cui in Roma e a Torino le cosiddette ”Brigate rosse” rivendicano la paternità del misfatto, nessuno pensa che non siamo dinanzi ad un preciso movente politico, reso ancora meno discutibile dalla giornata scelta per il gravissimo atto criminale.
Dobbiamo far tacere ora i nostri sentimenti offesi e la nostra accorata preoccupazione . per Aldo Moro, conservando una rigorosa obiettività e freddezza di nervi, per non essere impari alla situazione.
Del discorso di presentazione del Governo leggerò qui, interpretando – ne sono certo - lo stato d'animo della Camera, la premessa e la conclusione politica, riassumendo molto sinteticamente i contenuti programmatici con la doverosa riserva di dedicare ai singoli capitoli adeguato sviluppo espositivo e di discussione nelle circostanze opportune delle prossime settimane.
Le lunghe e faticose discussioni, attraverso le quali, come mai prima d'ora, è andata maturando la soluzione della crisi ministeriale, non solo hanno dato un ancor più vivo risalto alla gravità delle vicende che turbano in modo acuto la vita della nazione, fino ad uno stato di autentica emergenza, ma hanno rivelato un comune senso di responsabilità, una tenace volontà di approfondimento, una consapevolezza dell'ora grave - di cui ritengo doveroso dare qui ampia testimonianza - tali da condurre all'accordo su di un programma che allontani il paese dalla bufera. Tutti, pur senza indulgere a facili generalizzazioni, anche prima di stamane, eravamo consapevoli dell'attuale stato di eccezionalità, per l'attivismo di spietati terroristi, per il numero dei disoccupati, per il caotico disordine in molte scuole, per la depressione nel sud, specie nelle maggiori città, per la fragilità del nostro sistema economico-finanziario, gravato, tra l'altro, da un massiccio indebitamento con l'estero. E non sono questi soltanto i motivi di preoccupazione che disorientano i giovani ed infondono negli anziani il timore di vedere annullati gli sforzi di ricostruzione e di progresso che il popolo italiano ha, con tanta fatica, realizzato nel dopoguerra.
Durante il governo della “non sfiducia” abbiamo potuto correggere alcune punte che erano salite a livelli drammatici, da un lato bloccando e facendo regredire la inflazione, e riequilibrando la nostra bilancia dei pagamenti, d'altro lato ponendo parziale rimedio all'anarchia carceraria e ad altri sconvolgenti fattori disgregativi. Eravamo e siamo però ben consapevoli che, senza un'adeguata politica di rilancio nella stabilità, anche i risultati conseguiti verrebbero resi vani.
Per affrontare i problemi che ci stanno dinanzi vi è assoluta necessità di una forte convergenza di intenti. Anche in un Parlamento diversamente composto, nelle condizioni che attualmente ci assillano, una . classica maggioranza governativa avrebbe fatto appello al patriottismo dell'opposizione per realizzare gli obiettivi di rasserenamento e di ripresa.
Nella situazione parlamentare italiana quale realmente è, una volta verificata, dopo la messa in crisi del sistema delle astensioni, la non attuabilità delle proposte sia di un Governo con la diretta partecipazione di quasi tutti i gruppi, sia di una coalizione politica su modelli di alleanza già sperimentati, non restava che lavorare per una formula forse nuova, ma che nulla ha di furbesco o di equivoco: l'approvazione preventiva delle linee del programma, il conseguente voto di fiducia e l'impegno a dare vita ad un esplicito e solidale rapporto parlamentare, e tra i gruppi contraenti e tra questa maggioranza programmatica di governo, per raggiungere con tempestività nelle Camere e nell'azione governativa i traguardi che sono stati concordati.
Così, rimossa l'ipotesi di un brusco ribaltamento della strategia dei partiti, che, a mio avviso, avrebbe potuto oltre tutto aggravare l'emergenza, si è arrivati, dopo aver confrontato posizioni e dibattiti, all'accordo nel senso ora delineato.
Ogni partito conserva evidentemente la propria identità e l'autonomia di prospettive per il futuro, ma ognuno di noi avverte come tali prospettive avrebbero ben poche possibilità d; muoversi in una articolata pluralità di scelte democratiche, se tutti insieme non riuscissimo ad attuare il disegno che in queste settimane abbiamo tracciato. Ed è proprio nella diversità dei gruppi che lo sostengono che sta una delle condizioni di forza, e quindi di possibile successo del Governo, in quanto esiste, come raramente accade, la possibilità di guadagnare alla nostra coordinata azione di governo e parlamentare un arco assai vasto di potenziale comprensione, di collegamento e di consenso.
Questa esigenza di consenso è essenziale, poiché occorre che sia profonda e diffusa la coscienza della indispensabilità di sacrifici per dare una fondata speranza di lavoro ai disoccupati, per riprendere nel Mezzogiorno d'Italia una politica di generale miglioramento, per aumentare il reddito nazionale avvicinandolo a quello degli altri paesi industrializzati d'Europa. Che tali sacrifici debbano essere in modo chiaro, documentabile, garantito, indirizzati a questi e agli altri traguardi di giustizia sociale e di progresso della nazione, è condizione inderogabile per il successo che dobbiamo ad ogni costo conseguire.
Già dal luglio dell'anno passato, quando i sei partiti raggiunsero un accordo programmatico, aggiornato per la parte economica agli inizi del gennaio scorso, si è rafforzata la possibilità di collaborazione di tutte le forze che sostenevano il Governo. Ma il raccordo con l'azione governativa non fu forse adeguato; e bisogna aggiungere che anche alcune importanti proposte concordate e presentate non 'trovarono il corso previsto nell'iter parlamentare, nonostante gli accordi di luglio avessero avuto la sanzione politica della Camera dei deputati con l'approvazione della mozione che li recepiva.
Nella nuova situazione parlamentare questi accordi, nonostante le recenti riserve liberali, rimangono come una base precisa di impostazione, alla quale la sostanza delle discussioni programmatiche e la novità del previsto sostegno attivo al Governo conferiscono una vigorosa possibilità politico-operativa. Non basta certamente aver concordato le linee di un programma e aver formato il Governo. Deve esservi; giorno dopo giorno, un rapporto stretto e sistematico tra il Governo e la maggioranza che qui lo sostiene, per consentire, senza nulla ovviamente togliere alla pienezza dei diritti degli altri gruppi parlamentari, di mantener fede agli impegni gravi del programma e per sintonizzare con essi in assoluta lealtà e chiarezza comportamenti e decisioni.
Nel campo economico dobbiamo affrontare la pesante situazione, non certo con misure " tampone", ma con una strategia pluriennale, indicando fin d'ora i cambiamenti necessari, che significhino inversione di rotta. Ho detto prima che gli obiettivi fondamentali sono l'occupazione e il Mezzogiorno. Sappiamo che per finalizzare coerentemente a questi due obiettivi tutta l'azione direttamente pubblica e, come orientamento, l'azione economica e sociale in generale, occorre una programmazione effettiva. Occorre specialmente un metodo di programmazione, una fissazione dei punti di riferimento, sempre controllabili, cui rifarsi in modo effettivamente prioritario, per aderire ad alcune scelte e per dover accantonare o annullare scelte di tipo diverso.
Noi dobbiamo pensare che per le connessioni, che sono indispensabili tra la azione governativa e l'azione economica e sociale, occorra veramente la consapevolezza in tutti i cittadini che è un momento di opportunità particolare, anche se pieno di incertezze e di difficoltà, proprio per rimuovere quella cortina che divide coloro che hanno un lavoro da coloro che dal lavoro sono ancora lontani e che temono di esserne a lungo emarginati. Questo metodo di programmazione fa sì che il rapporto tra il Governo e le forze sociali debba essere un rapporto molto stretto. Certamente noi abbiamo - non parlo tanto dei diritti che ci vengono- dal suffragio universale e dalla sintesi politica che dobbiamo fare - dei doveri, talvolta dei duri doveri a questo riguardo; e dobbiamo svolgere una continua azione di vigilanza affinché i punti che adesso sto riassumendo e che noi riteniamo indispensabili al fine di raggiungere questi obiettivi non vengano messi in grave discussione e quindi possano essere attuati.
I1 programma che noi pensiamo di presentare insieme con il bilancio del 1979 (il che vuol dire che nel mese di luglio di quest'anno si provvederà alla sua preparazione ed elaborazione finale) è un programma triennale.
In questo scorcio del mese di marzo e nel prossimo mese di aprile avremo una occasione per dibattere a lungo gli indirizzi che abbiamo concordato in proposito, quando , dovremo discutere in Senato e in questo ramo del Parlamento il bilancio del 1978. Sarà quella, credo, un'occasione per poter tornare in modo assai compiuto e non così riassuntivo su un programma che abbiamo messo insieme con molta serietà, con la collaborazione di tutti e con la convinzione che possa essere concretamente realizzabile; un programma che si fonda su due dati che saranno forse gli unici o quasi che citerò: e cioè quello di avere, alla fine dell'anno in corso, dicembre su dicembre, una crescita del 4 e mezzo per cento; e quello di .non far superare all'aumento dei prezzi - e quindi al tasso di inflazione - un livello del 13 per cento rispetto all'anno scorso.
Per fare questo, è necessario rispettare il tetto - di cui tutti siamo a conoscenza - dei 24 mila miliardi di lire per il deficit del settore pubblico allargato, in modo da lasciare non meno di 16 mila miliardi per l'economia sul credito totale interno.
Vi sono scadenze contrattuali in quest'anno: e ancor più ve ne saranno agli inizi dell'anno venturo. E questo uno dei momenti nei quali noi dobbiamo mettere in evidenza la convergenza di obiettivi che .esiste tra tale programma e il programma degli indirizzi generali recentemente assunti dai sindacati, la coincidenza nel voler privilegiare il Mezzogiorno e la lotta alla disoccupazione.
Se così è, allora, ne deriva come stretta conseguenza che gli aumenti salariali non possono che mirare a conservare il potere d'acquisto effettivo dei salari, in parte notevole e fino ad un livello non indifferente già garantito dalla scala mobile, e a compiere soltanto un'opera di perequazione per i salari più bassi.
Ci siamo impegnati, insieme con i gruppi che hanno approvato questo programma, a fare continue verifiche sul mantenimento di queste linee di livello perché, lo ripeto, il non mantenerle significherebbe o dover rinunciare a quelle spese di rilancio di cui dirò tra poco, creando quindi una disoccupazione aggiuntiva, o dover riprendere all'inverso il cammino dell'inflazione con le sue disastrose conseguenze anche nel campo del mantenimento dei posti di lavoro.
Questo è il metodo di governo della economia che ha da usare gli strumenti che già esistono per l'amministrazione; in modo particolare, mi riferisco a quelli più recenti previsti dalla legge n. 675 per la riconversione industriale, ed agli strumenti di programmazione in generale, che cercheremo di attivare nel modo migliore, in attesa di dibattere, tra le varie proposte che sono state fatte, la possibilità di creare degli strumenti nuovi che siano veramente più efficaci di quelli che abbiamo; altrimenti è meglio utilizzare più intensamente gli strumenti di cui già si dispone. Pensiamo a questo riguardo di preparare il programma triennale con un contatto molto intenso con le parti sociali, sia su alcuni punti essenziali (sapere nel triennio qual è la dinamica salariale prevista), sia su altri di carattere generale; per impegnare gli imprenditori a destinare (il che non avviene automaticamente, ma solo con una forte volontà e in un sistema molto coordinato) le possibilità residue - derivanti anche dal miglioramento della vita strutturale, da un punto di vista finanziario, delle imprese - a nuova occupazione e a questo programma, lo ripeto ancora una volta, destinato a privilegiare il Mezzogiorno. Sotto questo riguardo dobbiamo aver presente il risultato della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla giungla retributiva, sia in sé sia per il significato di giustizia e, se mi è consentito, anche di moralità che certi dati venuti in evidenza hanno messo in luce.
Abbiamo a questo riguardo sulla relazione della "Commissione Coppo" uno studio molto ben fatto del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, al quale potremo ispirarci, dando fra l'altro anche il ruolo che merita al Consiglio stesso, che sta preparando la sua riforma, che potremo avere al nostro esame di qui a pochi mesi.
A scanso di equivoci, vorrei dire che nessuno di noi mira ad una società appiattita, perché sappiamo che l'appiattimento vorrebbe dire diminuzione delle responsabilità e dell'impegno individuale. Ma non vorrei - benché sia sicuro che in molti questo proposito c'è - che per una difesa dall'appiattimento si volessero contrabbandare ostacoli a tutte le iniziative di rettifica che debbono certamente esser fatte con la gradualità necessaria, ma anche con molta fermezza e con chiarezza di idee. A questo riguardo lo stesso Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro ha preso l'impegno di tenere una sorta di conservatorìa dei contratti per verificare, di momento in momento, a che punto si è nella correzione di questa eccessiva divaricazione dei livelli retributivi.
Certamente, un compito fondamentale anche in questo campo, per i lavoratori dipendenti e non dipendenti, spetta alla riforma tributaria; ma anche nei momenti in cui si debbono decidere diversi trattamenti occorre che lo Stato si faccia sentire e che, qualche volta, dia il buon esempio.
La programmazione triennale sarà pertanto concordata al massimo possibile, come è nostra volontà, con le forze sociali e con le regioni, per il ruolo che ad esse compete e per il coordinamento necessario della programmazione nazionale con quella regionale.
Per quanto riguarda il quadro delle compatibilità economiche e finanziarie, dovremo indicare le cosiddette strategie possibili e dovremo fare una previsione pluriennale della spesa dell'intero settore pubblico allargato, utilizzando gli strumenti di cui già disponiamo, relativi al Mezzogiorno, alla riconversione industriale, alle partecipazioni statali, al “quadrifoglio agricolo”, all'edilizia e al piano energetico. Nel prossimo mese di giugno saranno inoltre possibili delle prese di posizione – a seguito del lavoro preparatorio della conferenza nazionale dei trasporti - molto precise che ci indirizzeranno nella programmazione del settore. Al riguardo, credo che debba proseguire il confronto sui problemi relativi ad una diversa organizzazione dell'azione dell'azienda ferroviaria, non per farne un centro di maggiore spesa, ma - al contrario - per assicurare una migliore efficienza ed economicità di gestione.
L'azione del Governo nel 1978 si qualificherà su questi quattro punti: gli interventi specifici per il Mezzogiorno e la occupazione giovanile, il risanamento della finanza pubblica, la ristrutturazione delle attività produttive, la politica attiva del lavoro nei suoi aspetti peculiari. Sono quattro capitoli studiati con molta profondità e molto realismo, che possono consentirci, il1 tutti e quattro i comparti, di raggiungere obiettivi significativi.
A questo riguardo, cercheremo di rivedere quei programmi che la diversa condizione di mercato ha reso non più attuabili, per definire le iniziative alternative sia da parte dei privati, sia da parte delle partecipazioni statali, per fare un censimento di progetti esecutivi pronti, di opere pubbliche che possono essere finanziate nell'anno in corso con un aumento delle previsioni per 500 miliardi.
Si definirà un progetto per la casa da finanziare sul mercato internazionale per le zone del Mezzogiorno, e si prevedono quattro grandi aree di ricerca finalizzata per il Mezzogiorno stesso; si affiderà alla GEPI, all'INSUD e al FIME la possibilità di creare nuovi organismi di sostegno e di sviluppo per le piccole e medie imprese. Certamente, non ci sfugge la realtà particolarmente critica in alcune zone del Mezzogiorno, della quale è emblematica la situazione napoletana, ma non solo quella. Per far fronte a queste situazioni, sperimentando un metodo che si è già dimostrato abbastanza soddisfacente, raccoglieremo dati, sotto la guida di uno dei sottosegretari, presso i commissariati di governo e i rappresentanti regionali e degli organi decentrati dell'amministrazione centrale, in modo da poter rimuovere tutte quelle difficoltà procedurali che spesso fanno sì che anche ingenti stanziamenti restino inoperosi quando sarebbe necessario metterli in movimento.
Per quanto riguarda la legge sull'occupazione giovanile, sulla quale ribadiamo ancora l'impegno di farne un efficace strumento, sia pure Riassumo, ancora più sinteticamente perché di ciò parleremo in sede di esame del bilancio, le linee attraverso le quali pensiamo di operare il risanamento della spesa pubblica, non solo con provvedimenti che abbiano efficacia in questo anno ma con provvedimenti che correggano tendenze che altrimenti, negli anni successivi, sarebbero assolutamente insostenibili per la nostra economia.
I1 nostro obiettivo è quello di ridurre il deficit del settore pubblico allargato a 24 mila miliardi, ho detto prima, ma con una operazione complessa: il deficit sarebbe di circa 29 mila miliardi, noi dobbiamo ridurlo non a 24, ma a 20 mila miliardi, per. avere 4 mila miliardi di disponibilità per finanziare delle attività di rilancio.

ROMUALDI. Ma non ci sono cose più importanti ?

RAUTI. Ci sono altri quattro morti !

PRESIDENTE. Onorevole Romualdi, onorevoli colleghi, lascino proseguire !

ROMUALDI. Ma c'è qualcosa di molto più importante in questo momento !

PRESIDENTE. Onorevole Romualdi, la richiamo all'ordine ! C'è stata una riunione della Conferenza dei capjgruppo in cui sono stati discussi il modo e la forma di questo dibattito ! (Commenti del deputato Romualdi).

RAUTI. Ma è vero o non o vero che ci sono altri quattro morti ? (Commenti dei deputati del gruppo del MSI-destra nazionale).

PRESIDENTE. Onorevole Romualdi, la prego di tener conto delle parole del Presidente !

ROMUALDI. Vado a prendere notizie, signor Presidente ! (Commenti del deputato Almirante).

PRESIDENTE. Onorevole Almirante, ascolti il Presidente.

RAUTI. Che venga Cossiga!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, invito tutti i membri di questa Assemblea, proprio per la gravità del momento, a mantenere un contegno adeguato ... (Commenti del deputato Rauti). Onorevole Rauti, lasci parlare il Presidente del Consiglio !

RAUTI. Chi se ne frega del Presidente del Consiglio !

ANDREOTTI, Presidente del Consiglio dei ministri. Non creda l'onorevole Romualdi che anche per me sia molto agevole dovermi soffermare su queste cose! Ma è dovere del Governo farlo! (Commenti dei deputati del gruppo del MSI-destra nazionale). Sono infatti sicuro che se il Governo avesse rinunciato ad esprimere alcune linee del programma concordato, avreste detto che saremmo venuti qui a carpire la fiducia per uno stato emotivo (Vive proteste dei deputati Rauti ed Almirante).

ROMUALDI. Non è affatto vero!

PRESIDENTE. Onorevole Romualdi, la richiamo all'ordine per la seconda volta !

ROMUALDI. Ho già rilasciato una dichiarazione, affermando il contrario. L'onorevole Andreotti non può dire queste cose !

PRESIDENTE. Onorevole Romualdi ! (Rumori a destra - Vive proteste all'estrema sinistra).

CORVISIERI. Fuori gli assassini ! (Proteste a destra - Commenti del deputato Romualdi).

PRESIDENTE. Onorevole Romualdi, la invito a tacere !

PERTINI. Pensate a Giacomo Matteotti ! (Commenti del deputato Romualdi).

PRESIDENTE. Onorevole Romualdi, questa è una provocazione!

Una voce all'estrema sinistra. Assassini! (Proteste dei deputati del gruppo del MSI-destra nazionale).

PRESIDENTE. Onorevole Romualdi, non mi costringa ad adottare provvedimenti ! Onorevoli colleghi, vi invito tutti ad avere chiara coscienza della gravità del momento e a tener conto dell'appello da me rivolto in sede di Conferenza dei -capigruppo affinché il dibattito odierno avesse a svolgersi in un certo modo, se è vero - come è vero - che il paese ci guarda! (Rumori a destra - Proteste all'estrema sinistra). Prosegua, onorevole Andreotti ! (Proteste del deputato Romualdi). Onorevole Romualdi, non mi costringa ad escluderla dall'aula ! Prosegua, onorevole Andreotti.

ANDREOTTI, Presidente del Consiglio dei ministri. Credo, onorevoli colleghi, del resto, che l'essere chiari su queste cose - che nei mesi prossimi condizioneranno i nostri comportamenti - sia necessario anche per contribuire ad uno degli elementi, che non è certamente il dominante, ma è una concausa ai fini di una maggiore sicurezza di prospettive e di un minore stato di crisi nel nostro paese, in modo particolare tra i giovani: quel piano di tagli nella spesa pubblica sarà operato riducendo di una media del 5 per cento gli stanziamenti del settore pubblico allargato, sospendendo degli standards e avviando al risanamento le gestioni previdenziali. E in discussione la riforma sanitaria, e noi dobbiamo introdurvi modifiche per una più rigorosa programmazione e controllo della spesa; ma sappiamo che dobbiamo condurla avanti perché non vararla significherebbe prorogare un sistema di pericolosa e costosa fase di transizione.
Una cura particolare, in questo quadro, sarà volta a consentire che nelle maggiori entrate la parte dominante sia costituita - ed è oggi, nelle nostre possibilità, poiché gli strumenti relativi sono stati predisposti - dal recupero in cospicua misura di quelle che sono le attuali evasioni fiscali, nel campo sia delle imposte dirette sia delle imposte indirette.
Un grande rilievo pensiamo debba essere dedicato alla edilizia abitativa, il cui attuale deficit è di 13 milioni di vani. Esiste, in materia, una serie di proposte per dare un impulso che non contraddice affatto - anzi con essa si integra - l'approvazione definitiva della legge sul piano decennale e di quella sull'equo canone. Nel frattempo si cerca, in via amministrativa, di ovviare a due difficoltà molto gravi: la mancata sintonizzazione tra programmi edilizi ed effettiva disponibilità dei finanziamenti e i problemi relativi agli adempimenti di carattere amministrativo.
Quanto alla riconversione industriale, abbiamo lo strumento del CIPI, abbiamo i piani consortili, i piani di comparto e di settore (primo tra questi il piano per la chimica e quello per la siderurgia). Cammineremo in questa direzione per cercare di realizzare l'obiettivo cui tendiamo: quello, cioè, di rassettare i settori in :risi; di non ampliare le nazionalizzazioni : le partecipazioni statali ma di garantire, comunque, che ad ogni intervento e contributo finanziario dello Stato a favore delle imprese corrispondano adeguate garanzie e controlli di carattere pubblico, a partire dalla certificazione dei bilanci.
Per quanto concerne le partecipazioni statali, abbiamo concordato – ampliando gli accordi di luglio - le linee della riforma del settore, dando un rilievo particolare ai programmi agricolo-alimentari. Per quanto concerne, infine, sotto questo aspetto economico, tutta una serie di settori, desidero dire che, a parte le operazioni di adempimento delle leggi che già esistono (in modo particolare la legge " quadrifoglio" in campo agricolo), diamo un peso notevole al riequilibrio della politica agricola comunitaria, in conformità all'impegno assunto in sede di Consiglio dei ministri della CEE. Al Consiglio che si terrà a Copenaghen il 6 e il 7 aprile porteremo con molto vigore i problemi in questione, che interessano a fondo l'economia italiana ed il settore agricolo.
Daremo inoltre un impulso all'artigianato, alla cooperazione e, in modo particolare, alle leggi di sostegno del piccolo commercio.
Riassumo una parte che è – ritengo nessuno possa contestarlo - di stretta attualità: quella relativa alla crisi della giustizia. Abbiamo pendente in Parlamento un notevole numero di provvedimenti che pure furono concordati da un ampio arco di forze politiche.

PANNELLA. Fate rispettare le leggi che ci sono!

PRESIDENTE. Onorevole Pannella, la prego di lasciar parlare il Presidente del Consiglio.

ANDREOTTI, Presidente del Consiglio dei ministri. Da parte nostra cercheremo, in conformità con le precise proposte che sono venute dal Consiglio superiore della magistratura e dalle associazioni dei magistrati, di presentare in Parlamento nuove proposizioni per gli obiettivi globali della giustizia e, nello stesso tempo, di fare in modo che si rafforzino i grandi uffici giudiziari, specialmente nelle città e nelle regioni in cui la criminalità è maggiore; che si rafforzino, in vista di nuovi compiti, in modo particolare quelli relativi al contenzioso penale tributario e quelli conseguenti alle altre leggi che sono al nostro esame.
In attesa dell'entrata in vigore del nuovo processo penale, per cui occorre una vacatio legis molto congrua, cercheremo di predisporre una riforma della giurisdizione minorile, che è quanto mai necessario considerare con molta modernità di idee e con molta saggezza di intendimenti.
Per quanto riguarda le forze di polizia, tutti si sono trovati concordi sul necessario coordinamento funzionale operativo, il migliore che sia possibile, tra tutte le forze. Per quanto concerne quelle inquadrate nel Ministero dell'interno, si è parlato di un piano ordinativo organizzativo sia per quanto riguarda l'arruolamento e la formazione del personale, sia per quanto riguarda il suo stato giuridico.
Il nuovo corpo di polizia sarà un corpo a ordinamento speciale ...

FRANCHI. E proprio il momento adatto ! (Proteste - Rumori).

ANDREOTTI, Presidente del Consiglio dei ministri. ... differenziato a seconda dei compiti e delle conseguenti esigenze di inquadramento.
Ai suoi componenti sarà dato un unitario organismo di rappresentanza, e sarà ad essi garantita - fermo restando il divieto di sciopero - la libertà di associazione, secondo i principi del pluralismo, in sindacati di categoria, con lo esclusivo compito della autotutela degli interessi giuridici ed economici in forme autonome, non affiliate né collegate con organizzazioni sindacali o di altra natura estranee al Corpo, salvaguardando cosi una chiara e credibile imparzialità della pubblica sicurezza.
I1 Governo porterà anche a compimento - e sappiamo quanto ciò sia necessario - la riforma dei servizi di informazione e di sicurezza, entro il termine previsto dalla nuova legge, del 20 maggio di quest'anno. Quanto ai referendum in corso, il Governo ha predisposto tre. disegni di legge sostitutivi, rispettivamente, della legge Reale, della legge sui trattamenti sanitari psichiatrici obbligatori e delle norme che disciplinano la Commissione inquirente.
Credo che ci siamo tutti mossi secondo una valutazione responsabile delle circostanze, accrescendo le garanzie di salvaguardia dei cittadini, senza sacrificare per altro le esigenze della difesa dell'ordine democratico dall'eversione e dal neofascismo. Un accordo in questo senso era necessario ad evitare che le forze politiche fossero portate a manifestare un orientamento discorde proprio mentre sono impegnate in Parlamento in uno sforzo di convergenza che mal si concilierebbe con atteggiamenti polemici, specialmente su un tema, purtroppo, di perdurante attualità, qual è quello della legalità repubblicana. Mi riferisco, in particolare, alla legge Reale, a proposito della quale, superando il referendum, si eviterà altresì il qualunquistico errore di dar vita ad una specie di improprio plebiscito a favore o contro la criminalità ed il disordine, impostazione che ritengo esulerebbe anche dalle intenzioni dei proponenti.

PANNELLA. Questo è offensivo per un potere dello Stato ! (Proteste - Rumori).

PRESIDENTE. Onorevole Pannella, non interrompa! Ella non può dire queste cose.

PANNELLA. Questo è offensivo per un altro potere dello Stato !

PRESIDENTE. Onorevole Pannella, lasci parlare il Presidente del Consiglio ! Proprio perché protestiamo contro la violenza che turba il nostro paese dobbiamo tutelare il diritto di discutere liberamente in Parlamento ! (Vivissimi applausi).

PANNELLA. Signor Presidente, è inammissibile equiparare le interruzioni di un deputato alla violenza delle Brigate rosse (Vivissime proteste - Rumori - Il deputato Pannella abbandona l'aula).

ANDREOTTI, Presidente del Consiglio dei ministri. Credo che nessuno debba interpretare questa limpida iniziativa sostitutiva perfezionata durante la crisi come una limitazione del diritto dei cittadini al referendum. Infatti il Governo prevede nel suo programma la presentazione di disegni di legge che riguardano quelle materie che la Corte costituzionale ha dichiarato non sottoponibili a referendum. Mi riferisco al codice militare penale di pace, mi riferisco all'ordinamento giudiziario militare, mentre per quanto riguarda la legge sul finanziamento dei partiti, nessuna iniziativa è stata o verrà presa; il responso su questa legge sarà quindi pacificamente devoluto al corpo elettorale, in sede di referendum.
Quanto al terzo dei referendum non ammessi, relativo alle modifiche del codice penale, prevediamo alcune cosiddette “novelle” per correggere alcuni punti anche prima della riforma generale del codice penale comune.
Per quanto riguarda il Concordato, è noto che la Camera, molto prima che si parlasse di referendum, ha invitato il Governo a condurre una trattativa in merito alla quale sono stati informati i presidenti dei gruppi, dopo il dibattito tenutosi in questo ramo del Parlamento.
Quanto alla scuola, abbiamo certamente una serie di problemi, ma dobbiamo dire che molti di questi derivano anche da un fatto che è in sé positivo, e cioè dalla possibilità oggi esistente di un accesso agli studi a tutti i livelli pressoché illimitato. Tutto questo ha rappresentato certamente un fatto che non può da noi essere considerato negativo. Vi sono questi centri di violenza e di disordine: dobbiamo cercare di attivare e di sostenere gli organi di democrazia scolastica e gli insegnanti, e far vigilare le famiglie perché sia ripristinato l'ordine nelle scuole e perché nelle scuole veramente si possa studiare come è necessario.
I progetti di riforma della scuola secondaria superiore, dell'università e della formazione professionale, sono già in Parlamento. Ci siamo impegnati ad approvarli; ci sono già molti punti di convergenza, delineatisi in seno alle Commissioni; però anche in questa materia dobbiamo fare dei conti molto precisi in modo da sapere che cosa possano rappresentare queste riforme per la nostra economia nazionale, graduandone, quindi, la attuazione. Siamo stati tutti orgogliosi - credo - il giorno in cui il bilancio della pubblica istruzione divenne la prima voce degli oneri dello Stato (ed è un fatto irreversibile); però, se l'economia crollasse, sarebbe inutile ed assolutamente controproducente l'aver dato una espansione di questo rilievo alla scuola.
Tralascio un certo numero di problemi di importanza minore rispetto ad altri, ma che sono tuttavia di rilievo, come le proposte che verranno avanzate in materia di informazione, di editoria e di radio. Ne potremo parlare al più presto.
Mi riservo anche di far presentare dal Governo, in una ottica diversa da quella passata che era soltanto burocratica, una legge di riforma strutturale dell'amministrazione centrale (pensiamo di poterlo fare dopo l'estate), per dar modo alla stessa amministrazione di adeguarsi a una realtà che è profondamente cambiata sotto molti aspetti. In questa sede, esamineremo anche le proposte formulate per avere un organismo che concerna lo studio e il promovimento dei problemi della condizione femminile (è questo un altro aspetto di cui ci occupiamo molto attivamente nel programma).
Riassumo soltanto tre problemi importanti riguardanti tre regioni a statuto speciale. Mi riferisco alla completa attuazione delle norme di attuazione dello statuto della regione Trentino-Alto Adige, cui siamo impegnati, e che rappresenta una garanzia per una tranquilla ed efficace vita in quelle zone; mi riferisco ancora alla richiesta della regione siciliana di rivedere le norme che riguardano le proprie entrate, che sono collegate al vecchio sistema tributario anteriore alla riforma; ed infine ad una raccomandazione al Parlamento affinché approvi le norme di attuazione per la regione Valle d'Aosta, già approvate dal Senato.
L'ultimo capitolo è dedicato alla politica estera. A questo proposito, ci rifacciamo ad un documento molto preciso, che la Camera dei deputati approvò agli inizi di dicembre, dopo che un analogo testo era stato approvato due mesi prima dal Senato. Si tratta di un documento riguardante tutto lo scacchiere internazionale e che, nelle sue premesse, pone “come termine fondamentale - cito testualmente - di riferimento della politica estera italiana l'Alleanza atlantica e l'impegno europeo”. Fummo tutti concordi su quel testo, in quanto esso chiariva in modo assai luminoso quella che è una realtà sulla quale non abbiamo mai avuto dubbi, e cioè il significato dell'Alleanza atlantica come fattore di difesa e come fattore di equilibrio nei rapporti est-ovest.
In questa luce noi vediamo tutta l'articolazione della nostra politica estera, che richiede una maggiore attività, quando ciò sia possibile. Per altro, qualche volta certe proposizioni dimenticano la limitatezza dei nostri mezzi.
, Abbiamo lavorato con grande intensità per la conferenza di Belgrado, a proposito della quale diciamo che per alcune parti - in special modo per quanto riguarda i diritti umani - abbiamo provato una delusione. Ma sarebbe erroneo svalutare l'importanza del fatto che trentacinque paesi di differente organizzazione politico-sociale si sono riuniti, e hanno deciso di riunirsi nuovamente fra due anni nonché di vagliare insieme anche il programma della politica mediterranea, tenendo nel prossimo anno una riunione ad hoc nell'isola di Malta.
Per quello che riguarda la politica estera - e a cavallo fra la politica estera e la politica interna vi è quella comunitaria - presenteremo al Parlamento il disegno di legge per l'attuazione, in Italia, delle elezioni europee, ispirato all'utilizzo integrale dei voti da parte di ciascun partito, e con la possibilità di votazione in Ioco per i nostri lavoratori emigrati.
Anche a questo proposito posso rifarmi alla discussione che si è svolta in occasione del documento concernente l'allargamento della Comunità e alla necessità di un mutamento sostanziale della politica agricola.
In generale, posso dire che cercheremo, seguendo le linee che costituiscono ormai una costante della nostra politica estera, di essere presenti ed attivi tutte le volte in cui la nostra azione possa giovare a prevenire problemi o a ristabilire la pace E sappiamo come oggi in modo particolare si avverta un'accentuata pesantezza della situazione internazionale, poiché si sperava nell'avvio di una conferenza e quindi in un miglioramento delle cose nel settore del Medio oriente.
Non credo che con gli atti di terrorismo o con le rappresaglie si possano risolvere questi problemi. Per un'azione negoziata, per il riconoscimento del diritto del popolo palestinese all'autodeterminazione, continueremo a svolgere nelle sedi congrue tutte le possibili azioni.
Faccio riferimento, da ultimo, all'esigenza di dedicare una cura tutta particolare alle nostre collettività fuori d'Italia, con la creazione di quei comitati consolari e di quegli altri organismi che sono nei voti di tutti gli italiani all'estero.
Ed ecco la mia conclusione. Nelle ultime otto settimane non sono mancati giorni nei quali sembrava che l'incarico affidatomi dal Presidente della Repubblica potesse non andare a compimento. La mia preoccupazione non era certo dettata da motivi personali, ma dalle difficoltà obiettive, che non lasciavano intravedere agevoli soluzioni alternative, ordinarie o straordinarie. Non sarà una rivelazione se aggiungerò, almeno per quanto riguarda la mia persona, che alle lunghe ore di discussione, di ricerca, di concordia discors, nel vaglio di ogni possibile soluzione per gli incombenti problemi, si sono alternate nel mio intimo altrettanto faticose ore di meditazione, di riflessione e di puntiglioso controllo sulla certezza di un sicuro orientamento verso quella che ognuno di noi vede come la stella polare della propria coscienza.
A restituire fiducia nell'accordo hanno contribuito in primo luogo le comuni ansie e la concorde volontà per quei traguardi sui quali avevamo impostato tutti i nostri discorsi: la piena occupazione, il progresso del Mezzogiorno, il ritorno della tranquillità nelle Scuole e nella vita. E tutto questo non nella penombra di una incerta cornice, ma nell'ancoraggio preciso al tipo di società democratica, libera ed evoluta, fissato dalla Costituzione della Repubblica ed armonizzato con le caratteristiche di fondo della Comunità europea.
Vi sono occasioni in cui la piena contrapposizione delle forze è doverosa e salutare, ma in altri momenti - come quello che stiamo attraversando - si impone la necessità, quasi per un moto istintivo di solidarietà nel pericolo, di trascurare ciò che divide per contribuire insieme ad affrontare e risolvere i problemi più drammaticamente incombenti.
Credo che al nostro popolo, preoccupato per l'avvenire e talora sbigottito dalle cronache quotidiane, l'esempio di una responsabile e costruttiva concordia tra partiti (che qui significano una vasta gamma di ispirazioni e di storia nella vita democratica e popolare del nostro paese) possa giovare anche come motivo di svelenimento da una ricorrente propaganda contestativa e violenta.
Non vi sono, né dovevano esservi, né vincitori né vinti. Al termine della lunga crisi doveva esserci - e C'è - un programma chiaro di ripresa in un accentuato spirito di dedizione agli interessi generali del paese, manifestato in termini non confondibili ed al cui mantenimento tutto è d'ora innanzi condizionato.
Con lo stesso spirito - e, attese le circostanze, mi auguro che tutto ciò possa avvenire al più presto -, se il Parlamento convaliderà, nella sua sovranità, queste intese, dedicheremo ogni energia all'attuazione del programma ed a migliorare sempre più il tono ed i contenuti della vita amministrativa dello Stato. Ciò è nei voti di tutti i cittadini i quali, prendano o no parte attiva alla vita pubblica, sono coloro da cui trae origine e a cui si riporta il nostro mandato di rappresentanti della nazione.
Non è molto importante quanto questo Governo duri, a parte alcune difficoltà costituzionalmente stagionali. Quel che conta è che nessuno possa rimproverare a sé stesso o agli altri di essere venuti meno all'impegno con tanta fatica elaborato nei cinquantaquattro giorni di crisi (Applausi al centro).

On. Giulio Andreotti
Camera dei Deputati
Roma, 16 marzo 1978

(fonte: Camera dei Deputati - Atti parlamentari - Resoconto della seduta di giovedì 16 marzo 1978)


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