LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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IL GOVERNO FORLANI: INTERVENTO DI ARNALDO FORLANI ALLA CAMERA DEI DEPUTATI
(Roma, 22 ottobre 1980)

L'on. Arnaldo Forlani, Presidente della DC dopo il XIV° Congresso nazionale del partito, ricostituisce una governo organico di centro-sinistra (DC, PSI, PSDI, PRI) dopo la lunga parentesi della legislatura dominata dalla politica di solidarietà nazionale, e dai due Governi Cossiga che lo precedono.
Il ritorno alla collaborazione organica tra i partiti che hanno segnato lungamente il governo del Paese avviene dopo un chiarimento interno alla stessa DC, che porterà a breve anche ad una gestione unitaria del partito.
Il Presidente del Consiglio presenta le linee programmatiche del suo governo il 22 ottobre 1980 alla Camera dei Deputati.

* * *

FORLANI, Presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, onorevoli deputati, lo sviluppo della società si intreccia ogni giorno di più con l'esigenza di una diversa funzionalità delle istituzioni.
Rilanciare il senso delle istituzioni dello Stato significa perseguire l'obiettivo di garantire ai soggetti individuali e collettivi la legalità: un quadro di certezze giuridiche nel quale sia possibile realizzare ciascuno la propria iniziativa, i propri compiti.
Recuperare più compiutamente la «certezza del diritto» non è un compito riduttivo; la gente, la opinione pubblica, anche la più minuta, reputa la certezza del diritto e quindi la possibilità di dare un senso alla propria vita, il bene più grande che la società possa conquistare.
La difesa dell'ordine pubblico, la lotta al terrorismo e la efficienza del sistema di amministrazione della giustizia sono oggi punti decisivi di impegno.
In particolare, per le implicazioni sulla tenuta dell'immagine dello Stato, sulla efficacia della lotta alla criminalità, sulle garanzie e sui controlli nella amministrazione pubblica, l'impegno del Governo deve essere ispirato a una visione organica e coerente.
È essenziale proseguire e completare il disegno organico di riforma della giustizia nei suoi diversi profili, anche sulla scorta delle iniziative di legge pendenti innanzi alle competenti Commissioni parlamentari e delle nuove complessive disponibilità finanziarie per l'anno 1981.
Il Governo, ribadendo la scelta qualificante della riforma del processo penale, intende emanare il nuovo codice di procedura penale entro il 30 aprile 1982. A tale fine sollecita l'immediata approvazione della delega secondo le linee del disegno di legge all'esame della Camera.
Nella legge di delega dovrà essere assicurato il coordinamento tra il progetto del nuovo codice ed il complesso della legislazione adottata a tutela delle libere istituzioni e per la difesa della società dalla criminalità organizzata.
Per garantire un più agevole avvio del nuovo sistema processuale, è necessario approvare con urgenza alcune misure legislative già all'attenzione del Parlamento e cioè l'aumento della competenza del conciliatore e del pretore, il provvedimento relativo alla cosiddetta depenalizzazione ed alla previsione di misure alternative alla detenzione e, certamente, quello riguardante il nuovo trattamento economico della magistratura. Si tratta di interventi che, oltre al valore loro proprio, acquistano un preciso carattere di sostegno rispetto alla riforma del codice dì procedura penale perché tendono a decongestionare gli uffici giudiziari, ad aumentare la disponibilità di magistrati per compiti che il nuovo processo dovrà loro assegnare ed a dare maggiore sicurezza ad uomini destinati ad operare in uno dei più delicati settori della vita del paese.
Tenendo presente alcune linee di fondo del nuovo processo penale e della riforma del processo civile - per la quale è ormai possibile passare dalla fase già completata di studio alla elaborazione di una concreta proposta di delega - deve essere affrontata la riforma dell'ordinamento giudiziario. Nel nuovo ordinamento occorre, tra l'altro, rivedere la figura del pubblico ministero sotto i profili della professionalità nel pieno rispetto delle posizioni garantite dalla Costituzione.
Il Governo si impegna a completare l'attuazione della riforma penitenziaria, predisponendo un nuovo programma per l'edilizia che tenga conto delle maggiori disponibilità per il settore previste dalla legge finanziaria fin dal 1981, e ad elaborare il disegno di riforma del Corpo degli agenti di custodia che ne valorizzi la professionalità e che tenga conto di alcune linee già indicate dal Parlamento per la riforma della polizia.
Parallelamente, deve prendere l'avvio una riconsiderazione della legislazione sostanziale: vengono in rilevo i temi ancora aperti della riforma del codice penale e l'adeguamento del codice civile alla mutata realtà sociale ed economica. Per il codice della navigazione l'elaborazione già avviata consentirà un più ravvicinato avvio dell'iter parlamentare.
Il Governo si prefigge inoltre lo scopo di pervenire ad una riforma organica della giustizia amministrativa, affrontando in un quadro unitario i problemi relativi alla disciplina delle funzioni e quelli concernenti lo stato giuridico e le carriere dei magistrati amministrativi. Per l'ordine e la sicurezza pubblica, il Governo auspica il rapido completamento dell'iter di approvazione della riforma di pubblica sicurezza, sulla quale si è già manifestato il consenso della Camera.
E' da tutti riconosciuta l'esigenza di potenziare l'azione dei servizi di sicurezza e quella più propriamente investigativa ad ogni livello.
Vi sono stati - e occorre darne atto - risultati positivi. Superata la fase del «rodaggio», i nuovi servizi devono ora dare prova della propria capacità di accrescere ulteriormente la conoscenza del tessuto criminale, rafforzando l'indispensabile collegamento tra aspetti conoscitivi e fatti operativi.
Occorre, inoltre, realizzare fino in fondo il coordinamento integrale dell'attività di tutte le forze di sicurezza.
Soltanto la direzione unitaria, centrale e periferica, e la complementarietà funzionale dei vari servizi d'ordine garantiscono infatti una elevata efficacia dell'azione di sicurezza e di difesa della nostra comunità.
Particolare attenzione va portata alle forme di criminalità mafiosa che, come è stato di recente affermato in un importante documento parlamentare, hanno assunto dimensioni nazionali sempre più gravi ed allarmanti.
All'origine di questi fenomeni stanno certo anche condizioni di arretratezza socio-economica che sollecitano nuovi impulsi di governo nel processo di trasformazione e di sviluppo. Ma non si può eludere l'aspetto immediato di prevenzione e di repressione della mafia. In particolare, appare necessario il potenziamento degli uffici giudiziari e delle strutture di polizia nelle aree più colpite dal fenomeno.
Un impegno del tutto speciale deve essere esercitato per la piaga più infame, quella dei sequestri di persona.
Essi hanno assunto connotazioni sempre più gravi per le connessioni con la criminalità comune e organizzata di altro tipo, compresa quella dedita al traffico internazionale di stupefacenti, o al riciclaggio di denaro derivante da attività criminose.
Nell'organizzazione del Governo è necessario procedere al riassetto della Presidenza del Consiglio dei ministri, la cui struttura deve essere tale da assicurare l'unità di indirizzo politico e amministrativo e da consentire l'espletamento dei compiti di direzione.
Sul piano della politica legislativa il Governo intende fare un uso appropriato ed eccezionale del decreto-legge ed avviare un riordinamento normativo anche attraverso un ampio ricorso alla delegificazione e mediante la formazione di testi unici.
Per la riforma della pubblica amministrazione bisogna, in particolare, dare attuazione alle proposte contenute nel «rapporto Giannini» nei tempi possibili per quanto riguarda: la legge-quadro sul pubblico impiego; il decentramento delle funzioni statali; l'istituzione di indicatori di produttività-efficienza delle pubbliche amministrazioni; la semplificazione delle procedure amministrative e la revisione della disciplina dei controlli.
Il Governo si impegna ad un confronto preventivo con le organizzazioni sindacali sui provvedimenti comportanti modifiche dell'attuale assetto amministrativo. Ciò al fine di assicurare la corrispondenza di tali modifiche ad un disegno coerente, nonché la perequazione del trattamento economico dei dipendenti pubblici ed una più rigorosa definizione del loro stato giuridico. Il completamento del disegno costituzionale necessita di alcuni atti legislativi capaci di consolidare un rapporto di dialogo costruttivo tra i diversi livelli istituzionali territoriali, nella distinzione delle rispettive responsabilità.
Occorre, quindi, indirizzare l'approvazione di leggi-cornice, recanti chiari princìpi nei settori organici di materie spettanti alla competenza regionale, ed una azione di generale adeguamento della legislazione statale alle esigenze delle autonomie territoriali e del decentramento.
Mantenendo saldo il principio di unitarietà della finanza pubblica e del sistema tributario, il Governo valuterà là esigenza di definire ambiti nuovi, sia pure contenuti, di autonomia impositiva da attribuire ai comuni, al fine di esaltarne la responsabilità anche di fronte alla collettività, fermo restando l'obiettivo della perequazione nella ripartizione delle risorse e nella diffusione dei servizi.
Il Governo intende affrontare con particolare impegno i problemi delle comunità organizzate in regioni ad autonomia speciale.
Per il Trentino-Alto Adige ribadisce la volontà di completare l'attuazione dello statuto di autonomia in particolare per quanto riguarda la parificazione delle lingue in provincia di Bolzano e l'ordinamento del tribunale di giustizia amministrativa. È, comunque, nostro preciso impegno quello di rendere più sollecita la attuazione del «pacchetto» continuando a ricercare per questo i necessari punti di incontro.
Per la Valle d'Aosta sarà effettuato previo rinnovo della legge di delega – l'adeguamento della normativa di attuazione vigente ai criteri indicati dal decreto n. 616 e sarà considerata la peculiarità di quella autonomia.
Per il Friuli-Venezia Giulia sarà assicurata, promuovendo la costante consultazione tra le amministrazioni centrali, regionali e locali, una azione di coordinamento delle politiche e degli interventi nazionali e comunitari per lo sviluppo della funzione di Trieste e dell'area frontaliera.
Per il gruppo di lingua slovena intendiamo proporre un organico provvedimento di tutela, sulla base delle conclusioni della commissione speciale istituita al riguardo, in stretto collegamento con la regione Friuli-Venezia Giulia.
Saranno anche, per le regioni speciali e ordinarie, affrontati i problemi riguardanti il regime finanziario. Ai fini di conseguire una più completa trasparenza dell'attività politica, sotto il profilo finanziario, saranno rapidamente sottoposti all'approvazione del Consiglio dei ministri e presentati al Parlamento i disegni di legge relativi alla disciplina delle spese elettorali, con limiti massimi di spesa e controllo della gestione dei relativi fondi, al deposito presso le assemblee elettive della dichiarazione tributaria degli eletti e dei pubblici amministratori, ai fini del pubblico controllo; al perfezionamento della legge sul finanziamento pubblico dei partiti, diretto alla instaurazione di un più penetrante controllo della gestione dei partiti, anche attraverso forme più rigorose di pubblicità.
Per quanto attiene al rapporto tra Stato e Chiesa in Italia il Governo intende condurre a termine il negoziato per la revisione del Concordato, e concludere le intese con le confessioni religiose diverse dalla cattolica, ai sensi degli articoli 7 e 8 della Costituzione.
Nello scorso febbraio si è concluso il lavoro della delegazione italiana e della Chiesa valdese per la predisposizione di un progetto di intesa che sarà nostra cura rendere operante.
Intendiamo, altresì, proseguire e concludere le intese in corso di definizione con l'Unione delle comunità israelitiche.
In ordine al settore dell'informazione, per il rilievo costituzionale e civile dei valori che rappresenta, il Governo è impegnato ad avviare a soluzione i problemi che si pongono.
Essi riguardano la riforma dell'editoria, la legge di disciplina dell'emittenza radiotelevisiva privata, la definizione del ruolo autonomo dell'Istituto di previdenza dei giornalisti, la riforma della legge istitutiva dell'ordine, la riforma della legislazione vigente in materia di reati di opinione.
Onorevoli colleghi, per gli indirizzi di politica economica, se vogliamo mantenere il nostro paese coerente con le leggi di una economia aperta, accrescere l'occupazione e la competitività, superare gli squilibri nel Mezzogiorno e nei settori più deboli, ci attendono anni nei quali i crescenti vincoli posti dalla situazione economica internazionale renderanno necessarie sostanziali modifiche dei comportamenti, nei singoli e in tutte le parti sociali, per un più coerente e razionale utilizzo delle risorse.
Abbiamo di fronte problemi enormi e grandi difficoltà.
In questi anni esse si sono manifestate con più forza: il tasso medio di crescita, per limitarmi ai paesi dell'OCSE, si è ridotto della metà, mentre il tasso di inflazione si è raddoppiato e la disoccupazione, che era di 10 milioni nel 1973, è salita a 18 milioni nel 1979.
In questo momento di svolta per l'economia dei paesi industrializzati e, più in generale, dell'economia mondiale, esistono tuttavia anche delle opportunità.
Possiamo «leggere» la situazione che abbiamo di fronte come un periodo buio, un periodo di stagnazione, percorso da spinte inflazionistiche disgreganti, dalla caduta degli investimenti e della occupazione, dall'acuirsi delle tensioni e degli scontri di interessi sul piano nazionale e su quello internazionale. Pericoli di questo genere esistono, anzi il tasso di rischio è assai elevato, e d'altronde nel passato abbiamo registrato cadute gravi.
Ma è anche vero che esistono altre condizioni che aprono agli uomini la possibilità di costruire un migliore ordine internazionale nel quale i paesi più poveri non siano costretti a subire un tragico aggravamento della loro situazione; è possibile operare perché un nuovo sistema monetario garantisca lo sviluppo dell'economia mondiale, impedire il rinascere di nazionalismi ed i protezionismi economici; è possibile determinare una realtà che non sia imprigionata nella morsa della inflazione e della stagnazione, ed in cui una diversa divisione internazionale del lavoro non significhi, per gli uni, una crescita caotica ed alienante e per gli altri una caduta senza rimedio dell'occupazione.
Sono problemi di dimensione mondiale ma noi non possiamo eluderli aspettando passivamente il corso degli eventi.
Nessuno può sottrarsi alle proprie responsabilità, non lo possono i singoli, non lo possono i popoli. Anche noi dobbiamo dunque concorrere alla soluzione di questi problemi; e possiamo farlo se vi è in primo luogo coerenza nei nostri comportamenti interni, rispetto ad un quadro di riferimento più ampio che, per la nostra specifica collocazione, deve essere in primo luogo quello europeo.
Dobbiamo ridurre ed eliminare la divaricazione crescente che in termini di tasso di inflazione, di andamento complessivo del costo del lavoro, di produttività si è andata determinando in questi anni tra il nostro paese e gli altri paesi della Comunità europea. L'aggravarsi di questa nostra condizione costituisce oggi un fatto, non una opinione. Un fatto che, permanendo, renderebbe impossibile la soluzione dei più gravi problemi, primo fra tutti quello della occupazione giovanile. Sarebbe cioè impossibile raccogliere vittoriosamente le sfide degli «anni '80», dall'energia alla ristrutturazione industriale, alla evoluzione tecnologica del sistema produttivo e dei servizi.
Chi si preoccupa giustamente di un ruolo dell'Italia in Europa e dell'Europa nel mondo, non può non vedere e non confrontarsi con un processo che ha visto allontanarsi i principali misuratori del nostro paese rispetto a quelli degli altri. Se non troviamo la forza e la coesione nazionale per reagire è inutile e retorico riferirsi ad un ruolo dell'Italia di spinta nella costruzione di un polo europeo di stabilità e di equilibrio.
Voglio chiarire bene ciò che penso: io credo a questa possibilità di reagire. Non condivido la descrizione in termini catastrofici della realtà italiana così diffusa nella pubblicistica non solo interna.
Le stesse difficoltà presenti nella realtà italiana testimoniano pur sempre le notevoli risorse umane di cui disponiamo, la grande capacità di adattamento, di flessibilità, di iniziativa che ha dimostrato la società italiana.
Difficile e per qualche aspetto drammatico è stato il periodo che abbiamo attraversato, dal 1975-1976 ad oggi; esso è però stato punteggiato anche da fatti positivi, che non possono essere sottovalutati; indico per tutti la ricostituzione delle riserve valutarie, l'incremento del reddito reale, l'aumento degli investimenti e della occupazione.
Non può essere questo il risultato di una stravaganza nel quadro dell'economia mondiale, penso che sia il segno di una vitalità di fondo del nostro sistema, che ci viene da molteplici fattori che non possono essere ricondotti alla economia sommersa e al lavoro nero. In realtà ciò che è caratteristico della nostra società e che la distingue anche da paesi di ben diversa e più antica tradizione industriale, è il vivace dispiegarsi alla luce del sole di nuove iniziative imprenditoriali, il crescere di zone periferiche forti, il radicarsi di comportamenti collettivi in valori antichi della gente, il permanere di una notevole carica di volontà e di impegno. Che vi siano gravi problemi, specialmente per i grandi sistemi, privati e pubblici, è innegabile; tuttavia non siamo una società inerte che attende seduta «lo sviluppo zero».
Si può uscire in avanti dunque, interpretando questa realtà; si può non sfociare nella regressione se accettiamo le sfide del tempo da paese avanzato, se non ci illudiamo di trovare la salvezza nelle pieghe e nelle zone grigie della retroguardia. Dobbiamo accettare la sfida di restare nelle quote di mercato che ci siamo conquistati, la sfida di restare in una Europa nella quale entrammo con milioni di emigrati poveri, la sfida di accettare fino in fondo le regole di una economia aperta, razionalizzando il nostro sistema produttivo. I nostri propositi, i nostri programmi discendono da questa linea interpretativa, dalla convinzione di aver di fronte problemi complessi, ma da paese avanzato; difficili da risolvere, ma orientati nel senso dello sviluppo, duri e seri da gestire, ma che non consentono evasioni o ripiegamenti autarchici.
Pertanto, l'azione di politica economica del Governo deve essere definita con riferimento alla situazione delle principali economie industrializzate. È necessario avvertire che esistono forti margini di incertezza nel prospettare questa evoluzione. Ciò è vero in modo particolare, per due motivi: il primo è costituito dall'evoluzione del prezzo reale del petrolio; il secondo dalla evoluzione dei tassi di cambio delle principali monete.
In questa difficile ed incerta situazione internazionale è necessario anzitutto condurre una rigorosa politica di rientro dell'inflazione: ciò è condizione irrinunciabile per poter con coerenza programmare per il medio termine i necessari interventi strutturali capaci di dare all'economia italiana solide prospettive di crescita in questi difficili anni '80. Due sono i necessari campi di interventi: a) una severa politica di controllo del cambio, intesa a minimizzare il pesante impatto dei prezzi internazionali, in primo luogo di quelli delle fonti di energia, sul nostro sistema produttivo ancor più stringente in questo periodo di sostenuto rafforzamento del dollaro rispetto alle valute europee; b) una concreta azione di contenimento di tutte le radici «interne» dell'inflazione che si esprimono in prevalenza, anche se non esclusivamente, in una inefficiente utilizzazione delle nostre capacità produttive ed in un'accentuata dinamica delle retribuzioni nominali che, alimentando l'inflazione, riducono le capacità di acquisto dei lavoratori.
Da parte sua il Governo, accogliendo l'invito delle forze sociali, fa presente al Parlamento la necessità di una sollecita approvazione del disegno di legge sulla mobilità e sul collocamento che positivi risultati potrà produrre in termini di miglioramento della produttività del nostro sistema economico.
Questi due elementi, il controllo del cambio e il contenimento dell'inflazione sono strettamente legati l'uno con l'altro.
Una rigorosa azione in questo senso deve indicare all'economia italiana l'avvio di un necessario «processo» che, nel contenimento dei costi di produzione e nel controllo attento della domanda aggregata e della sua composizione; permetta di contenere l'inflazione e, attraverso questa, di controllare il cambio, la cui stabilità è elemento essenziale per il contenimento dei prezzi. Un primo tempo ed un secondo tempo, quindi, non esistono nelle proposte di politica economica del Governo.
Esiste invece la volontà di affrontare in modo unitario i problemi; la necessità, cioè, di ridurre la divaricazione crescente del tasso di inflazione rispetto agli altri paesi industriali. La riduzione di questa divaricazione è condizione essenziale per la stabilità monetaria di cui a sua volta è parte integrante la ripresa di competitività e quindi l'inversione della situazione attuale che vedrà quest'anno un grave peggioramento della bilancia dei pagamenti.
La decelerazione nei prezzi e la difesa del risparmio sono parte costitutiva di una politica capace di difendere il potere di acquisto dei cittadini, dei lavoratori, dei pensionati, di assicurare una prospettiva ai disoccupati, di garantire la competitività del sistema produttivo.
Occorre avere ben presenti i riflessi di fenomeni preoccupanti che si sono sviluppati nel confronto fra il 1979 e il 1980 relativamente al tasso di inflazione e al saldo della bilancia dei pagamenti.
Certo, un riequilibrio permanente della bilancia dei pagamenti richiede adeguate politiche nel settore energetico ed in quello industriale, politiche che occorrerà avviare sollecitamente ma che potranno produrre effetti solo nel medio periodo. Nel più breve termine è necessario perseguire l'aggiustamento dei conti con l'estero riportando il ciclo interno in sintonia con quello estero nonché difendendo e migliorando la posizione competitiva.
Lo squilibrio determinatosi negli ultimi dodici mesi è stato in parte compensato (per circa 5 punti) dal deprezzamento medio del cambio della lira e, per la restante parte, una metà avrebbe dovuto essere compensata dal provvedimento di fiscalizzazione di oneri sociali contenuto nel decreto-legge del 2 luglio e l'altra da uno sforzo coordinato per un aumento della produttività.
Occorre, quindi, riprendere l'impegno per quanto riguarda la fiscalizzazione degli oneri sociali e la politica delle entrate e delle spese del settore pubblico.
Elemento importante per un rientro dell'inflazione e per uno sviluppo nella stabilità è una politica di bilancio rigorosa che - operando con decisione sia sul fronte delle entrate sia su quello della spesa - assicuri un razionale impiego delle risorse.
Per la politica delle entrate, gli obiettivi prioritari che si intende perseguire sono la riduzione dell'area dell'evasione e, nel contempo, in collegamento con il controllo della domanda interna, l'alleggerimento del carico fiscale cresciuto per effetto della inflazione mediante la revisione della curva delle aliquote IRPEF.
La riduzione dell'evasione richiede l'urgente approvazione da parte del Parlamento del disegno di legge di ristrutturazione dell'Amministrazione finanziaria che rappresenta la condizione organizzativa funzionale di un fisco equo ed efficiente. In particolare, sempre al fine della lotta alla evasione, il Governo coltiverà sia il disegno di legge all'esame del Parlamento che rimuove la pregiudiziale tributaria, che apre la possibilità, in ben delineati casi, di iniziare e proseguire il procedimento penale anche prima della conclusione del processo tributario, sia il disegno di legge che prevede l'introduzione graduale, lungo un arco di più anni, dei registratori di cassa sigillati con forme di agevolazioni all'acquisto.
Il Governo darà corso effettivo nel 1981 al sistema di accertamento concentrato e selettivo e provvederà a presentare un provvedimento per lo snellimento delle procedure del contenzioso tributario, mentre le altre linee di intervento in campo tributario riguarderanno l'abolizione delle esattorie, e una rivalutazione per conguaglio monetario dei cespiti di impresa che consenta di ridurre le distorsioni prodotte dal fenomeno inflazionistico e, nello stesso tempo, di incentivare gli investimenti, specialmente nel Mezzogiorno e di contribuire al risanamento finanziario delle imprese. Un «libro bianco» sulla revisione della tassazione della famiglia illustrerà come l'esistente sperequazione potrà essere gradualmente eliminata, ed un altro sulla tassazione degli immobili indicherà le scelte alternative di riforma delle varie imposte che incidono sugli immobili.
Scopo da perseguire, in coerenza con l'impegno di dare unità all'azione di politica finanziaria, sarà pure quello di coordinare la politica generale dell'entrata, comprensiva non solo delle entrate tributarie, ma anche di quelle parafiscali e tariffarie. Si tratta di inserire la manovra di politica fiscale negli obiettivi generali di sviluppo della produzione, ripartizione delle risorse tra investimenti e consumi, ritmo della inflazione, tasso di cambio.
Per la spesa pubblica occorre fare ordine nella politica dei trasferimenti, introdurre criteri di maggiore efficienza ed applicare, per i servizi pubblici, una politica dei prezzi aderente ai costi di produzione.
Siamo convinti che il risanamento del settore pubblico non possa essere assicurato soltanto dalla espansione delle imposte; la spesa ha toccato ormai livelli elevatissimi in rapporto al reddito nazionale che impongono non solo il controllo del deficit pubblico, ma anche e soprattutto quello del livello delle spese.
Il ministro del tesoro per finanziare la nuova legislazione nel corso del 1981 utilizzerà i fondi globali indicati nel bilancio già presentato per i quali esiste la indicazione di specifici disegni di legge.
L'avvenuta unificazione e centralizzazione delle entrate pubbliche richiede, dal lato della spesa, la eliminazione di quei trasferimenti agli altri centri di decisione del settore pubblico che non sono commisurati alle effettive capacità di spesa, evitando la creazione di disponibilità liquide presso il sistema bancario, finanziate con un costoso rigonfiamento del debito del tesoro.
Saranno progressivamente sfruttate tutte le potenzialità della recente riforma della contabilità pubblica per fare del bilancio di cassa lo strumento fondamentale di programmazione e di controllo della spesa e a livello di tutti gli enti nel settore pubblico.
L'andamento della gestione di cassa nel settore pubblico per gli ultimi mesi dell'anno in corso e per i primi mesi del 1981 sarà, per quanto possibile, contenuto allo scopo di limitare gli stimoli alla domanda globale proveniente dalla spesa pubblica.
Il Governo si propone altresì di potenziare gli organi ispettivi del tesoro per rendere possibile un approfondito controllo di efficienza e di efficacia della spesa pubblica nelle sue varie articolazioni.
Sarà impegno del Governo progredire sulla linea di ammodernamento degli ordinamenti del credito e dei mercati finanziari, di rafforzamento della funzione di controllo a garanzia dei risparmiatori, di riduzione delle aree di discriminazione fiscale tra le diverse attività finanziarie.
Nella seconda linea di intervento si pone l'obiettivo di spostare risorse da consumi ad investimenti. Essenziale è dare il più largo spazio possibile a tutti gli interventi atti a favorire l'aumento delle esportazioni.
Priorità assoluta va data a tal fine al recupero delle misure già previste a sostegno delle esportazioni: fiscalizzazione selettiva degli oneri sociali e stanziamenti per il Mediocredito e per la SACE.
Occorrerà inoltre generalizzare la prassi dei crediti misti che comprendono cioè un credito finanziario agevolato ed un credito di aiuto a condizioni speciali verso i mercati nei quali altri paesi industriali praticano forme analoghe.
Ma poiché l'aumento dei prezzi delle materie prime si traduce in un trasferimento netto di redditi verso l'estero, per poterlo contenere è necessario accrescere il valore aggiunto delle merci esportate.
Una attenzione particolare sarà prestata quindi alla ricerca applicata e al rinnovamento tecnologico degli impianti produttivi.
Il recupero di produttività è legato anche a più flessibili condizioni di impiego degli impianti e della manodopera, all'attenuazione degli effetti di moltiplicazione inflazionistica connessi con i diffusi meccanismi di indicizzazione e alla ristrutturazione dei contributi sociali al fine di avvicinare il loro peso ai più ridotti livelli vigenti negli altri paesi europei.
Infine il controllo della crescita della massa monetaria e creditizia è essenziale allo scopo di sterilizzare, per quanto possibile, la spinta inflattiva e permettere anche, per questa via, la difesa del cambio.
La lira è sorretta da un cospicuo volume di riserve valutarie, ha resistito bene alle manovre speculative e va respinta qualsiasi idea di farne uno strumento servizio di interessi settoriali con provvedimenti che si rivelerebbero ben presto illusioni e determinerebbero sicuri danni per il complesso dell'economia. Siamo entrati nello SME, e dobbiamo ora creare le condizioni per rimanervi nel modo migliore.
Le quattro linee e le misure che ho indicato, risanamento della finanza pubblica e riqualificazione produttiva della spesa; spostamento di risorse da consumi ad investimenti; contenimento dei costi maggiore efficienza delle imprese e del sistema anche in relazione al riequilibrio dei conti con l'estero; stabilità del cambio, tendono a creare le condizioni base per una politica di sviluppo nella stabilità e si proiettano in una prospettiva di medio periodo, in sostanza nel piano triennale in corso di preparazione che vogliamo mettere a punto entro la fine dell'anno.
In questo ambito va considerata anche la ristrutturazione dell'amministrazione preposta al bilancio e alla programmazione economica, che rappresenta la condizione organizzativo-funzionale di una ripresa della politica di programmazione.
Resta essenziale a nostro avviso la necessità di un confronto con le parti sociali sui problemi di strategia complessiva, del tasso di inflazione, degli investimenti, dell'occupazione, del costo e della produttività del lavoro, del trattamento fiscale delle retribuzioni.
Ogni successo che riusciremo ad ottenere con le politiche di controllo dei costi di produzione e nell'espansione delle esportazioni renderà possibile un allargamento della domanda aggregata e quindi una maggiore crescita reale dell'economia.
Sarà così determinante ai fini dello sviluppo orientare nel giusto senso la composizione della domanda, cioè il «come» vanno utilizzate le risorse.
Per un paese come l'Italia che ha bisogno di accelerare il processo di investimento soprattutto per lo sviluppo del Mezzogiorno, per l'azione di ristrutturazione produttiva e per colmare le lacune nel campo dei servizi collettivi, è essenziale spostare il più possibile risorse verso l'investimento.
L'obiettivo è l'unificazione economica del paese. Non considero il problema del Mezzogiorno un problema di settore o di settori ma l'obiettivo centrale. In proposito vi sono alcune specifiche urgenze, in quanto scadono contemporaneamente la legge n. 183, la legge n. 675 e la legge n. 650.
L'intervento straordinario nel Mezzogiorno sarà fondato su un più ampio e pieno coinvolgimento delle regioni meridionali.
Il nuovo intervento straordinario dovrà avere un respiro decennale. Il sistema di strumenti per l'intervento straordinario sarà dotato di autonomia funzionale e organizzativa, con la possibilità di costituire organismi esecutivi per compiti specializzati e con l'autorizzazione a «contratti di programma» per avere la collaborazione di grandi istituzioni tecnico-economiche, pubbliche e private, nella realizzazione di supporti orizzontali (dall'energia al terziario superiore, al sistema di comunicazione) alle attività produttive, di servizio, di organizzazione sociale. Sarà infine, riformato il sistema degli incentivi per le imprese meridionali introducendo criteri di maggiore automaticità e trasparenza.
Nel quadro delle infrastrutture, importanza decisiva riveste la politica energetica.
In termini di prezzi e di tariffe nessuna fornitura deve avvenire sottocosto. Per questo le scelte del Governo sono dirette oggi a garantire la copertura del fabbisogno energetico tramite il costante allineamento del prezzo interno dei prodotti petroliferi al prezzo medio europeo.
Quanto alle tariffe elettriche per gli usi industriali andrà esaminata la opportunità di estendere dall'alluminio ad altri settori particolari condizioni tariffarie, tenendo presente, tuttavia, che se non verrà avviata la costruzione di centrali nucleari e di centrali a carbone, il livello delle tariffe praticate alla totalità dell'industria italiana non potrà che essere più alto di quello corrisposto dalle aziende concorrenti dei paesi vicini. Per le tariffe per usi civili, se esistono problemi di trasferimento di reddito essi vanno affrontati con strumenti appropriati che comunque spingano al risparmio di energia.
Per il risparmio energetico e lo sviluppo delle fonti rinnovabili, sono da tempo giacenti davanti al Senato provvedimenti atti non solo a ridurre i consumi civili ma anche quelli industriali, aumentando la resa energetica degli impianti.
Il Governo chiede al Parlamento di approvare con le più rapide procedure possibili il provvedimento n. 655, recante norme volte al contenimento dei consumi energetici, alla promozione e sviluppo delle fonti rinnovabili, nonché alla costituzione di scorte strategiche di petrolio.
Nel caso di situazioni di emergenza connesse a gravi alterazioni politiche nel quadro mondiale, si provvederà attraverso il Comitato interministeriale per l'emergenza, nel quadro anche della solidarietà della Agenzia internazionale per l'energia e delle azioni previste in sede CEE.
Ma occorre dotare il paese di maggiore quantità di energia riducendo la dipendenza dal petrolio; va completato lo sfruttamento dei bacini idraulici ancora non utilizzati pienamente o utilizzati in maniera non ottimale, dei quali l'ENEL ha individuato la potenzialità anche ai limiti della economicità aziendale.
Ma una decisione ormai indifferibile è quella che riguarda la produzione di energia da fonte nucleare e da carbone. È ormai indispensabile porre fine alle remore che hanno fin qui impedito l'avvio dei programmi predisposti nel settore nucleare.
È chiaro che dovrà porsi la massima attenzione al problema della sicurezza, ma non sono più consentiti rinvii, sia per quanto riguarda la scelta dei siti, sia per l'affidamento delle commesse, i finanziamenti relativi e l'inizio del lavoro e la continuazione per gli impianti già decisi. La soluzione nucleare resta una scelta obbligata per un paese che desideri mantenere l'attuale livello di benessere e desideri non solo risolvere il problema dello sviluppo dell'occupazione e del Mezzogiorno, ma non aggravare i problemi dell'industria con difficoltà di copertura delle domande di energia elettrica.
Analoghe considerazioni vanno fatte per il programma di nuove centrali a carbone e relative infrastrutture logistiche, anche agli effetti della necessità di diversificare le fonti, onde non ricadere in una nuova economia monoenergetica, sia pure diversa da quella petrolifera.
Su queste complesse materie nei prossimi giorni il Consiglio dei ministri esaminerà e trasmetterà all'esame parlamentare una nuova formulazione del piano energetico per il periodo 1980-90 con le indicazioni delle azioni concrete da avviare nei prossimi tre anni, impegnando il Parlamento al più approfondito ed aperto dibattito ma altresì alla più rapida approvazione.
Un impegno di politica dell'economia reale è quello della impostazione ed attuazione di una politica industriale che sia di sostegno alle imprese sia grandi che piccole, contenendo al massimo gli interventi di pura incentivazione. Si tratta in altre parole di sviluppare impegni coordinati di manovra della domanda pubblica, specialmente nei settori che richiedono maggiore innovazione e maggiore impegno di ricerca e sviluppo tecnologico, nonché di predisposizione di servizi reali che facciano da supporto all'attività industriale propriamente detta. Occorre anche riprendere il fondo di 1.500 miliardi previsto per l'innovazione tecnologica.
Si pone, per altro, il problema della proroga e del rifinanziamento della legge n. 675 e di una più decisa azione nell'ambito di settori che condizionano pesantemente lo sviluppo futuro del paese.
Per le partecipazioni statali si pone ormai con urgenza l'esigenza di un efficiente rilancio delle imprese che debbono trovare in se stesse la capacità di sopravvivere per divenire elementi vitali del nostro sistema. Il risanamento finanziario è quindi una premessa necessaria.
Economicità e rendimento debbono costituire le due regole vincolanti.
Nel contempo, nel quadro del metodo di programmazione, si dovrà procedere, anche per le partecipazioni statali a stanziamenti pluriennali.
Occorre, poi, approvare con immediatezza i programmi del settore automobilistico, della siderurgia, della cantieristica e della chimica.
Contestualmente vanno avviati i programmi di sviluppo di settori considerati strategici per l'intera economia nazionale.
Ci riferiamo in particolare alla elettronica, alle telecomunicazioni, alla termoelettromeccanica, alle infrastrutture, alla progettazione in campo produttivo nella industria delle costruzioni e in quella alimentare.
Nel settore dell'artigianato, rappresentato da circa 1.500.000 aziende, è necessario intervenire con provvedimenti legislativi, finanziari e fiscali attraverso: riordino organico della legislazione; interventi finanziari per la ristrutturazione delle aziende e per gli investimenti; aiuti alle esportazioni; riforma della disciplina sull'apprendistato.
La necessità di concentrare le risorse verso i settori di produzione va coordinata con il terziario di mercato che è settore strategico in grado di offrire nei prossimi anni quote consistenti di investimenti e di nuova occupazione.
Per consolidare ed accentuare la funzione di contenimento dell'inflazione occorrerà qualificare e rafforzare il sistema di incentivazione finanziaria, sia per il canale della legge di credito agevolato attualmente operante sia con un'adeguata copertura al disegno di legge già all'esame del Senato.
Per il turismo si confermerà la copertura alla legge-quadro e dovrà essere valutata con attenzione la richiesta di ripristino e l'istituzione di incentivi specifici al flusso turistico estero.
Per lo spettacolo il Governo si adopererà per la rapida approvazione delle leggi di riforma attualmente all'esame del Parlamento.
Infine per lo sport sarà ulteriormente favorita l'espansione delle attività sportive anche con iniziative legislative che consentano di corrispondere all'accresciuta domanda di infrastrutture.
Il crescente aumento del deficit agro-alimentare e le gravi difficoltà determinate dalla progressiva erosione del rapporto costi-ricavi con particolare incidenza negativa in settori agricoli portanti, quali la zootecnia, la vitivinicoltura, l'ortofrutticoltura, impongono immediate misure di intervento, da inquadrare in una politica di medio termine.
Al riguardo, l'azione di politica economica si svilupperà a livello di politica interna, sulle seguenti linee: immediate misure di agevolazione sul credito di esercizio, nonché finanziamenti straordinari con particolare riferimento al settore lattiero-caseario e vitivinicolo; aumento del fondo di rotazione per la meccanizzazione agricola; inventario e mobilitazione immediata dei residui passivi giacenti a livello comunitario, nazionale e regionale; completa messa a disposizione dei fondi previsti per il 1980 dalla legge del «quadrifoglio»; definitiva approvazione della legge sui contratti agrari.
Sul piano comunitario, la politica agraria è una delle realizzazioni più importanti, assorbendo la maggior parte - vale a dire poco meno del settanta per cento delle disponibilità del bilancio comunitario. Effettuando un bilancio del funzionamento di questa politica, è possibile concludere che gli obiettivi non sono stati completamente raggiunti.
Relativamente al miglioramento del reddito agricolo, la politica agraria comune, pur avendo cercato di darsi carico di questi problemi, non ha tenuto sufficientemente conto dello sviluppo dei territori meno favoriti della CEE.
Nella revisione della politica agraria comune, il nastro paese dovrà continuare in un atteggiamento costruttivo ma anche chiaro e determinato, con l'obiettivo di collegare in maniera più organica l'intervento in materia agricola con il problema del divario territoriale dei redditi.
Questa esigenza - come è noto - diventerà più acuta in conseguenza dell'entrata nella Comunità della Grecia e, nel prossimo futuro, di Spagna e Portogallo.
L'esistenza di eccedenze produttive strutturali in alcuni settori impone l'invenzione di meccanismi di controllo della produzione.
Essi, tuttavia, non debbono penalizzare i produttori ed i territori che, con un esercizio corretto della loro attività produttiva, non sano responsabili delle anomalie del funzionamento del mercato come ha dimostrato il varo del «pacchetto mediterraneo», che ha riequilibrato parzialmente, anche in termini finanziari, la posizione italiana.
Per quanto riguarda in particolare i provvedimenti a medio termine, il nostro impegno dovrà tendere, oltre che ad assicurare all'agricoltura un flusso finanziario proporzionato alla sua quota di reddito nazionale, a risolvere i problemi della riforma del credito agrario, dell'AIMA e della organizzazione dei consorzi agrari, adeguata alle nuove esigenze del progresso agricolo.
Nell'incontro del Governo con gli enti locali, occorre promuovere progetti innovativi specie nelle grandi città, dove si annidano ed esplodono le più gravi tensioni del momento (dalla violenza politica alla devianza minorile) e si esplicitano i più importanti e drammatici bisogni sociali.
In proposito un rilievo centrale va dato al problema della casa. La soluzione del problema della casa comporta un ampio coinvolgimento ed una diretta partecipazione di tutti i soggetti che hanno la responsabilità nel settore: l'amministrazione centrale e le sedi di potere locale, la presenza imprenditoriale pubblica, privata e cooperativa, le forze sociali e culturali impegnate su questo terreno.
Per l'aspetto finanziario il Governo procederà subito ad una rapida verifica dello stato di attuazione della legge sul piano decennale per il suo tempestivo ed adeguato finanziamento. Nello stesso tempo sarà dotata di adeguate risorse finanziarie la legge n. 25 riguardante le operazioni di acquisto e di costruzione di case da parte sia di cooperative sia di singoli, con snellimento delle procedure. Dovremo rendere più funzionale e organico il rapporto tra amministrazione centrale, regioni e comuni e, per l'aspetto legislativo, semplificare l'attuale quadro normativo per consentire i tempi brevi di lavoro e certezza del diritto in materia urbanistica ed edilizia.
Il Governo solleciterà anche l'approvazione del disegno di legge sulla difesa del suolo, per il compimento delle fondamentali opere di assetto e sistemazione del territorio, la cui carenza è all'origine di ricorrenti calamità. Penso anche allo sviluppo di azioni organiche sul territorio, di protezione ambientale, di disinquinamento, di valorizzazione di zone interne, di sistemazione fluviale ecc., che permettano di salvaguardare un buon livello della qualità della vita.
Mi pare che un paese che ha nella sua bellezza naturale e nei suoi valori di tradizione (storici, artistici, culturali) un elemento forte anche di supporto economico, debba porre in evidenza questo punto programmatico.
Con gli impegni in materia di casa siamo entrati in una sfera che, pur essendo di grossa rilevanza economica, attiene al vasto tema della politica e della spesa sociale.
Non devo essere io, ed in questa sede, a ricordare quanto sia stato intenso in questi ultimi anni, sull'esempio delle grandi democrazie occidentali, lo sforzo di coprire le fondamentali domande in tutti i diversi comparti (dalla sanità alle pensioni, alla scuola, all'assistenza, al lavoro).
Tuttavia l'intensità del processo ha fatto sì che si creassero notevoli squilibri e contraddizioni con la conseguenza che oggi molti settori di intervento sociale hanno bisogno di ulteriori specifici impegni di trasformazione e sviluppo; e con la conseguenza che di fronte alla frammentazione di decisioni e di spese si impone ogni giorno di più una linea di politica sociale e di controllo della spesa.
Per quanto riguarda il primo di questi due problemi, quello degli ulteriori impegni di tipo settoriale, credo che si debba prendere atto dell'esigenza di operare su tre settori: sanità, lavoro e scuola.
Per la sanità, il Governo si varrà, nel rispetto delle autonomie locali e della loro valorizzazione, dei suoi poteri di indirizzo e di orientamento per dare piena attuazione alla legge di riforma nei tempi previsti sollecitando regioni e poteri locali ad attuare tutte le misure necessarie per dare efficienza al sistema sanitario e più efficacia alle prestazioni.
La qualificazione nell'impiego delle risorse finanziarie e l'aumento della produttività rappresentano i capisaldi dell'azione per un rigoroso Governo programmato della spesa sanitaria. All'interno di essa il Governo assegna un ruolo determinante alla politica degli investimenti, come condizione necessaria per il riequilibrio assistenziale tra Nord e Sud e per il potenziamento dei servizi di assistenza primaria e di prevenzione.
Il Governo intende verificare con il Parlamento e con le forze sociali i problemi dell'equilibrio finanziario del settore, della perequazione contributiva e, più in generale, degli interventi da compiere per regionalizzare la domanda sanitaria. Dobbiamo qui onorare anche con grande impegno il prossimo anno per quanto attiene al problema degli handicappati.
Le Nazioni Unite e l'Organizzazione mondiale della sanità hanno dichiarato il 1981 "anno internazionale dedicato ai problemi degli handicappati". L'ONU ha richiamato, in particolare, i governi dei paesi aderenti ad aggiornare le rispettive legislazioni in modo da favorire al massimo l'integrazione degli svantaggiati nella vita attiva e di relazione (integrazione scolastica, orientamento e istruzione professionale, lavoro, tempo libero). E noi, in Italia, dobbiamo far fronte bene a questo impegno.
Occorre condurre in porto la legge-quadro di riforma dell'assistenza in modo che le persone portatrici di reali invalidità possano usufruire di una valida assistenza decentrata a livello regionale.
Dovremo, poi, giungere alla emanazione di una nuova legge che regoli l'orientamento professionale, l'istruzione professionale e l'avvio al lavoro degli handicappati, e che deve essere strettamente correlata alla legge generale sulla occupazione.
Per quanto riguarda i problemi del lavoro, il Governo ritiene che priorità assoluta debbano avere i problemi dell'occupazione ed in questo sentiamo convergenti gli obiettivi delle forze politiche e del sindacato in tema di crescita stabile di più alta occupazione e di decollo del Mezzogiorno.
Il Governo apprezza le sottolineature che i sindacati pongono sulle politiche strutturali e sulla necessità di non esaurire l'azione di governo nella manovra congiunturale. Su questo tema il Governo è avvertito della immediata necessità di adottare tutte le misure atte a sostenere i settori e le aziende in crisi soprattutto nel Mezzogiorno.
Per quel che riguarda le pensioni ci si dovrà muovere nel senso di una progressiva riduzione delle sperequazioni a danno delle categorie più deboli.
In particolare il Governo ritiene necessario perseguire l'obiettivo di uniformare il funzionamento dei congegni di difesa del potere di acquisto delle pensioni in un quadro dinamico e globale di compatibilità che comprenda l'esigenza di una attenuazione dei meccanismi di indicizzazione della nostra economia.
Tra gli obiettivi prioritari appare quello della politica dell'impiego, che è elemento fondamentale di ogni strategia di sviluppo. Occorre modificare la struttura dell'offerta in aggiunta ad una politica di investimenti, promuovendo forme più flessibili di impiego e rivedendo l'attuale normativa in materia di mobilità, cassa integrazione guadagni, prepensionamento e avviamento al lavoro.
Si collega a questa problematica anche la partecipazione dei lavoratori ai processi di accumulazione e investimento, con l'impegno di realizzare un fondo di solidarietà per i lavoratori, in ordine al quale è stato già presentato un disegno di legge in Parlamento che dovrà, ora, essere oggetto di ulteriori approfondimenti e di confronto con le parti politiche e sociali.
Per la cooperazione è già predisposto un testo organico di riforma la cui piena efficacia è correlata ad un più vigoroso impulso del credito. Solleciteremo altresì gli organismi della CEE ad emanare in tempi brevi direttive in materia di armonizzazione delle legislazioni per un modello cooperativo europeo.
Per quanto riguarda la scuola, ritengo che il varo della riforma della scuola secondaria superiore rappresenti un atto di grande importanza. Accanto alla riforma della scuola secondaria, il Governo è attento ai problemi dell'università, che proprio nei mesi scorsi ha avuto l'attesa legge sulla docenza. È necessario ora attuarne tutti gli aspetti e sviluppare l'iniziativa di ammodernamento e rafforzamento degli atenei.
Il Governo conferma gli impegni assunti con le organizzazioni sindacali della scuola nel mese di giugno, ed è sicuro che il disegno di legge per la relativa copertura finanziaria sarà rapidamente e definitivamente approvato dalla Camera.
Il Governo è inoltre interessato al sollecito esame ed alla approvazione del disegno di legge, all'esame del Senato, per la immissione in ruolo dei docenti precari, al fine di risolvere un grave problema che incide sulla vita della scuola, oltre che sui criteri di reclutamento dei docenti.
Dobbiamo inoltre portare avanti in modo serio il processo di partecipazione democratica alla vita della scuola.
In questo quadro di misure volte a tutelare la funzione del sistema scolastico nella vita sociale, particolare rilievo va dato ai problemi dell'aggiornamento del personale docente. È indispensabile infine recuperare in pieno serietà e rigore nel campo degli studi, superando definitivamente forme selvagge di sperimentazione e inammissibili lassismi.
Mi avvio così, onorevoli colleghi, alla seconda parte, quella conclusiva.
La nostra azione di politica estera deve potersi esprimere in modo realistico e coerente in relazione al possibile ruolo dell'Italia.
È convinzione del Governo che all'interno delle scelte che ci collegano all'Europa e nella alleanza atlantica noi possiamo dare un valido e credibile contributo alla ripresa del dialogo Est-Ovest ed alla ricerca della pacifica soluzione delle situazioni di crisi.
Tale contributo consiste in una responsabile azione intesa a stabilire un clima di fiducia e di maggiore cooperazione.
All'interno della Comunità e nei confronti dei nostri alleati, dobbiamo incoraggiare iniziative che permettano il consolidamento della cooperazione politica ed una maggiore coesione.
È nostra convinzione che l'Europa può portare un proprio originale contributo per l'affermazione di impegni coordinati di sicurezza, di sviluppo, di pace.
Riteniamo necessario che sia anche potenziato il ruolo del Parlamento europeo affinché esso possa essere in grado di esercitare compiutamente le prerogative che trattati gli assegnano, con la autorevolezza di chi esprime la volontà politica dei cittadini europei che lo hanno democraticamente eletto.
Il Governo conferma il leale impegno di partecipazione all'Alleanza atlantica, impegno che valuta necessario ai fini del mantenimento dell'equilibrio delle forze e quindi alla sicurezza.
L'Italia ha aderito nel dicembre scorso alla decisione del Consiglio atlantico di ristabilire l'equilibrio che è stato alterato in Europa con la dotazione di nuovi sistemi d'arma di teatro a lungo raggio. La Unione Sovietica ha di recente accolto l'offerta negoziale che, contestualmente alla decisione presa dal Consiglio atlantico, era stata avanzata per un accordo limitativo e riduttivo di tali armi. Hanno così potuto avere inizio in questi giorni a Ginevra le conversazioni preliminari del negoziato.
Il Governo italiano si adopererà per fornire tutto il proprio positivo contributo.
L'Italia auspica anche una ratifica a data ravvicinata degli accordi SALT II da parte del Congresso degli Stati Uniti.
Per la pace e la distensione l'azione dell'Italia sarà costante ed avrà come suoi punti di riferimento, da un lato, l'Organizzazione delle Nazioni Unite e, dall'altro, l'Atto finale di Helsinki e la continuità del processo della Conferenza per la sicurezza e la cooperazione in Europa.
Il Governo riafferma inoltre il proprio impegno di contribuire attivamente ai negoziati di Vienna per la riduzione reciproca e bilanciata delle forze convenzionali nel centro Europa e la propria disponibilità all'adozione di un preciso mandato da concordare a Madrid per una conferenza sul disarmo in Europa dall'Atlantico agli Urali.
Onorevoli colleghi, l'invasione militare sovietica dell'Afghanistan ed il conflitto in atto tra Iraq ed Iran sono fatti gravi pericolosi per tutta la Comunità internazionale. La nostra condanna per l'invasione dell'Afghanistan coincide con quella della Assemblea Generale delle Nazioni Unite con quella della coscienza democratica dei popoli.
Per il conflitto tra Iraq ed Iran i nove paesi della Comunità europea hanno individuato nella Conferenza islamica il canale cui riferire i contributi che essi sono pronti ad apportare nel loro impegno per la ricerca di una soluzione del conflitto.
Al tempo stesso il Governo seguirà e sosterrà gli sforzi messi in opera dal Consiglio di sicurezza dell'ONU.
Il Governo continua a considerare del tutto inaccettabile la detenzione degli ostaggi americani in Iran, quale violazione dei più elementari obblighi internazionali. È necessario pertanto che il rilascio degli ostaggi avvenga al più presto, affinché ne consegua in primo luogo la possibilità per tutti i membri della comunità internazionale di ristabilire la normalità dei rapporti con il nuovo Iran.
In ordine ai problemi del medio oriente, i nove paesi della Comunità, con la dichiarazione emessa il 13 giugno scorso dal Consiglio europeo a Venezia, hanno indicato un'ipotesi operativa quando i risultati della missione europea di contatto con i governi dei paesi dell'area consentiranno di individuare le forme di una specifica iniziativa europea per il medio oriente.
Le intese di Camp David avevano introdotto elementi positivi di movimento nella situazione e sarebbe motivo di compiacimento se dal vertice tripartito che si intende realizzare nei prossimi mesi scaturisse la possibilità che agli accordi tra Egitto e Israele se ne affianchino altri che inducano a sperare in ulteriori prospettive.
Il Governo ha ben presente la complessità della crisi ed è consapevole che l'auspicato regolamento globale di pace potrà aversi solo se i princìpi sanciti dalle risoluzioni del Consiglio di sicurezza saranno accolti ed applicati da tutte le parti attraverso un processo negoziale appropriato che possa comprendere anche l'Organizzazione per la liberazione della Palestina.
È convinzione del Governo che per accelerare il conseguimento di una soluzione e globale e duratura, è doveroso sollecitare tutte le parti in causa ad intraprendere la via del negoziato.
La partecipazione che l'Italia offre all'impegnativa operazione di pace delle forze dell'ONU nel Libano meridionale testimonia la nostra volontà di recare un contributo attivo per la preservazione della pace e per la graduale soluzione dei problemi di una area alla quale il nostro paese è legato da vincoli storici e culturali.
Tradizionali sono i nostri legami con il continente africano, il cui riflesso si ritrova tra l'altro nei cospicui programmi di aiuto allo sviluppo della Somalia, nel recente accordo finanziario con l'Etiopia e nei nostri interventi a favore dei rifugiati di quell'area geografica. Saranno appoggiate tutte le iniziative volte a favorire una composizione pacifica, basata sui princìpi dell'OUA e dell'ONU, delle situazioni conflittuali nel Corno d'Africa.
Elemento di rilevante importanza sono per l'Italia le relazioni con gli Stati Uniti d'America, cui siamo legati da stretti vincoli di amicizia, con il Canada e con il Giappone, con i quali nuove forme di collaborazione si sono concretate in relazione agli incontri al vertice dei sette paesi più industrializzati.
Nel contesto dei rapporti Est-Ovest il Governo si avvarrà dei positivi rapporti che sono stati instaurati dall'Italia con la Unione Sovietica e con gli altri paesi dell'Europa orientale per continuare, approfondire e sviluppare il dialogo sul piano bilaterale, sia politico che economico.
Con riferimento alla Repubblica popolare di Cina, il Governo prende atto con soddisfazione della politica di apertura di questo grande paese nei confronti dell'occidente e intende favorire l'ulteriore sviluppo degli esistenti rapporti di collaborazione, che hanno ricevuto impulso grazie al successo della recente visita del Presidente della Repubblica.
Assumendo concrete ed articolate iniziative sul piano bilaterale e multilaterale, il Governo si adopererà con il massimo impegno ad intensificare i rapporti con i paesi latino-americani, africani ed asiatici, valorizzando al tempo stesso il ruolo fondamentale che spetta ad essi per la soluzione dei problemi dello sviluppo e per la salvaguardia della pace.
Il Governo dedicherà ogni attenzione all'intensificazione dei rapporti politici ed economici con i paesi vicini.
I rapporti con la Iugoslavia, caratterizzati da reciproca fiducia e comprensione e rinsaldati da frequenti contatti hanno raggiunto un'intensità ed un rilievo tali da assicurare un continuo, proficuo sviluppo sul piano bilaterale e, al tempo stesso, offrire un contributo esemplare nella vita del nostro continente.
Le relazioni con l'Austria, bilanciate anche sul piano politico bilaterale dall'incontro a Vienna a livello di ministri degli esteri all'inizio dello scorso settembre, saranno sviluppate dando seguito all'impegno che è stato reciprocamente assunto per la effettuazione con ritmo regolare di tali incontri.
Il Governo cercherà di promuovere anche lo sviluppo dei rapporti bilaterali di buon vicinato e di collaborazione con l'Albania.
Una rilevanza particolare riveste la situazione del Mediterraneo. La sua centralità, geografica e politica, e la diversità dei paesi che vi si affacciano rendono lo equilibrio di questo scacchiere sensibile ad ogni manifestazione di tensione e di crisi internazionale. Nostro obiettivo sarà quello di consolidare la stabilità della regione mediterranea, approfondendo in particolare i rapporti bilaterali di collaborazione volti ad incoraggiare il progresso e la crescita economica e sociale dei popoli che ne fanno parte.
Al conseguimento di questo obiettivo è rivolta anche l'iniziativa che l'Italia ha formalizzato con Malta il 15 settembre scorso attraverso un'intesa che prevede la emanazione di una dichiarazione italiana di riconoscimento dello status di neutralità dell'isola.
Le intese con Malta non sono per nulla destinate a far trascurare le esigenze di stabilità, di sviluppo economico e sociale degli altri paesi dell'area. Con la Libia, l'Egitto, la Tunisia, l'Algeria e il Marocco le nostre relazioni sono intense ed abbiamo l'intenzione di renderle, se possibile, più strette e fruttuose.
Con tutti intendiamo espandere ed approfondire i rapporti di collaborazione tecnica ed economica.
Al Governo ed al popolo algerino rinnoviamo la nostra solidarietà per l'immane sciagura che ha colpito la città di El Asnam, ove sono stati impiegati nell'opera di soccorso tecnici e mezzi italiani, già a poche ore di distanza dalla notizia del terremoto.
Per quanto attiene allo scacchiere dell'Egeo, il Governo si compiace per l'imminente ingresso della Grecia in tutte le strutture della Comunità europea.
Quanto alla Turchia ed ai recenti eventi in quel paese, il Governo manifesta profonda preoccupazione in merito all'interruzione del normale processo della vita democratica. Sarà dovere del Governo manifestare in modo appropriato la speranza che il popolo turco possa rapidamente ritrovare la pienezza dell'esercizio dei diritti democratici e delle sue libertà e rinnovare il chiaro e fermo appello affinché sia restituito al più presto il potere ai rappresentanti legittimi del popolo turco.
Onorevoli colleghi, la perdurante complessità della congiuntura economica mondiale e le difficili sfide che dovremo affrontare negli anni '80 propongono al Governo due direttrici: una sempre più stretta concertazione tra le democrazie industriali e lo sviluppo di rapporti armoniosi tra nord e sud.
Al dialogo nord-sud il Governo intende fornire un contributo proprio ed originale, nella convinzione che solo facendo prevalere condizioni di equilibrio e giustizia nel mondo si possa edificare una pace reale e durevole.
I progressi registrati in occasione della XII sessione speciale delle Nazioni Unite recentemente tenutasi a New York, per quanto importanti, non sono ritenuti sufficienti dal Governo ai fini di poter assicurare un assetto più equilibrato e stabile ai rapporti di collaborazione internazionale. Riteniamo in particolare, che l'urgenza e la gravità dei problemi del sottosviluppo e della fame nel mondo richiedano ulteriori iniziative di autentica solidarietà.
Il Governo attribuisce grande importanza nella sua azione politica generale al contributo che l'Italia deve dare alla soluzione del problema angoscioso dello sviluppo e della lotta alla fame, sia per gli impegni assunti in sede internazionale, sia in ossequio alle deliberazioni di indirizzo ripetutamente assunte in Parlamento.
Bisogna prendere atto del divario crescente tra il progressivo avvicinamento delle quote iscritte nel bilancio dello Stato ai livelli percentuali della Comunità europea e dei paesi industrializzati e il deperimento della concreta capacità di spesa dell'amministrazione in questo ambito.
Partendo da questa considerazione, il Governo intende operare lungo le seguenti direttrici: il quadro di riferimento di carattere internazionale resta condiviso, con particolare riguardo all'azione svolta dal Parlamento europeo e alle risoluzioni votate dalle Camere; gli impegni di bilancio per il 1980, allo stato non spesi, saranno stornati dalla competenza alla cassa, rendendo in tal modo disponibile per la lotta alla fame ed al sottosviluppo la somma di cinquecento miliardi; gli impegni della legge finanziaria per gli anni 1981, 1982 e 1983, vanno resi spendibili attraverso l'attivazione di adeguati meccanismi per raggiungere alla fine del triennio la media dei paesi occidentali. Il Governo si ripromette, nei limiti delle risorse di bilancio, di raggiungere altresì negli anni 1984-1985 la media di impegno comunitario; il Governo assumerà l'iniziativa di convenzioni bilaterali con i paesi interessati, privilegiando quelli che presentano le più acute esigenze e che hanno tradizionali vincoli di amicizia con l'Italia. In questo quadro potranno essere esaminate le prospettive di un utile impiego di energie giovani con la possibile estensione del servizio civile sostitutivo.
Per quanto riguarda il settore dell'emigrazione occorre intensificare l'impegno volto a garantire la più ampia tutela e assistenza ai connazionali all'estero e a favorire la promozione professionale, sociale e culturale dei lavoratori emigrati e delle loro famiglie.
Questa, onorevoli colleghi, è nelle grandi linee l'azione che il Governo si propone di svolgere nell'attuazione della sua politica estera. Un'azione che si dimostrerà tanto più valida quanto più si ispirerà ai valori di democrazia e di libertà sui quali si basa la nostra Costituzione.
Sul piano generale penso che i discorsi che abbiamo fatto in occasione di numerosi dibattiti parlamentari hanno tutti un qualche fondamento. Dobbiamo però avere per certo che se non riusciamo ristabilire un rapporto serio, un accordo, una ricerca corresponsabile rispetto ai punti di crisi fra le due superpotenze, le prospettive diventano oscure.
Da quando sulla ricerca di una corresponsabilità tra le due superpotenze, in ordine ai punti nevralgici e di crisi, prevalsa radicalmente la sfiducia, lo scetticismo e la diffidenza le cose sono andate peggiorando in modo pauroso. Mi pare che noi, nel quadro coerente delle nostre alleanze militari, nell'ambito della cooperazione politica in Europa, e anche nello spazio di una nostra dignitosa responsabilità nazionale dovremmo muoverci in appoggio di tutto ciò che occorra a ristabilire un rapporto di ricerca verso intese impegnative di disarmo e di riduzione delle tensioni.
Anche gli appuntamenti seguiti nell'ambito della conferenza di Helsinki diventano più importanti alla luce del generale deterioramento della situazione internazionale. Una conferenza di Madrid che si risolvesse in un fiasco, cioè in una serie di polemiche, di spinte e controspinte, non servirebbe a niente dal punto di vista delle evoluzioni che auspichiamo all'interno del blocco di Varsavia e in più appesantirebbe la tensione internazionale, già a limiti pericolosi. È chiaro che la pace, e quindi anche le nostre stesse esigenze di difesa nazionale, si affidano dunque in primo luogo alla ripresa di un processo di distensione, di dialogo e di trattativa che comprenda le due superpotenze. L'Europa deve aiutare questa ripresa e non presumere di potersi sostituire agli Stati Uniti d'America.
Questo sarebbe velleitario e pericoloso perché porterebbe a ricercare i punti di contrappeso e di supremazia in aree più esplosive e in direzioni sempre meno controllabili.
In questo neutralizzarsi delle due superpotenze, in questo tenersi a bada senza mordersi direttamente, nell'equilibrio nucleare del terrore, non bisogna sottovalutare, inoltre, accanto ai rischi generali e catastrofici, quelli che si determinano per iniziative particolari, legate a situazioni di crisi e di tensione non sempre e non necessariamente riferibili al confronto dei blocchi.
Riprende spazio un nazionalismo vecchio e nuovo che accanto ad esigenze giuste di autonomia può portare specie in certe aree e al di fuori di condizionamenti democratici a tensioni e conflitti gravi.
Da questo punto di vista l'Italia, che è al centro di un'area carica di tensioni e di conflittualità potenziali, oltre a quelle aperte e dichiarate, non può nascondere a se stessa di essere un paese importante; una nostra inerzia, un vuoto italiano di presenza e di capacità moderatrice, sarebbe di per sé un contributo negativo, di destabilizzazione e di incoraggiamento a tentazioni e a spinte rivendicative di segno diverso.
Ecco perché penso che anche il nostro sistema di difesa dovrebbe essere meglio correlato ad una politica di pace e moderatrice nella nostra area, ad una politica di difesa della nostra autonomia nazionale che oggi e nel futuro potrebbe essere minacciata o condizionata non più e non soltanto nella prospettiva di uno scontro generalizzato, ma attraverso vie e situazioni di crisi del tutto diverse.
Occorre perciò garantire al nostro attuale apparato difensivo piena credibilità, puntando sulla qualità e sulla sua efficienza.
Dobbiamo dare atto alle nostre forze armate, impegnate in un processo di rinnovamento che coinvolge strutture, sistemi d'arma e personale, dei risultati già conseguiti in tale direzione nonostante le difficoltà di ogni tipo, specie finanziarie, che quotidianamente devono essere superate.
Nel cammino intrapreso e non ancora concluso, esse vanno sostenute nel necessario ammodernamento dei mezzi e dei materiali, nell'impegno di dare al personale condizioni di vita migliori e giusto riconoscimento, nella loro volontà di continuare ad essere, democraticamente, espressione genuina del nostro popolo.
Per conseguire tali obiettivi è necessaria la realizzazione tempestiva dei programmi associati alle leggi promozionali che furono a suo tempo approvati dal Parlamento con ampia maggioranza e la contemporanea realizzazione di programmi complementari.
Queste linee indicative e sommarie di un impegno politico di Governo non sono perseguibili con successo da un paese che veda al suo interno prevalere gli elementi della divisione, del contrasto e della disgregazione.
So che un programma generale e di vasto respiro si lega al livello di corresponsabilità che è possibile realizzare nel Parlamento e nel paese e anche al tipo di evoluzione che insieme saremo in grado di favorire nel rapporto tra i partiti e con le forze sociali e produttive.
Vi è chi pensa che in Italia le contrapposizioni radicali, il carico di diverse eredità culturali ed ideologiche fortemente caratterizzate non consentiranno mai un ordinato svolgimento della nostra vita democratica.
Io credo, invece, ad un carattere proprio, originale della nostra situazione politica sul quale dobbiamo saper riflettere. Ho quindi ricercato nelle consultazioni e nei confronti di queste tre settimane una concordanza di opinioni la più larga possibile tra i partiti della coalizione e oltre i partiti della coalizione.
Nella nostra vicenda nazionale, così come si è svolta dalla guerra alla caduta del fascismo, alla Liberazione, rispetto alla prospettiva democratica che è nata dalla Resistenza e che vogliamo rendere sicura, i partiti hanno certo caratterizzazioni forti e diverse, ma affondano le radici in un terreno comune ed esprimono interessi e speranze che vanno spesso nella stessa direzione.
Per quanto ci riguarda, non cercheremo davvero la esasperazione delle polemiche, accettiamo di essere misurati sui fatti e anche noi vogliamo misurare gli altri sulla base dei fatti.
Sappiamo che è nell'interesse generale del paese ricercare un rapporto di serietà e di coerenza che consenta, al di là dei diversi ruoli, di realizzare anche impegni convergenti e corresponsabili verso un obiettivo necessario di maggiore coesione nazionale.
Cercheremo anche per questo aspetto di lavorare in un rapporto serio, coerente, che ci aiuti in concreto a trovare il terreno costruttivo di discussione e di confronto.
Un programma di contenimento della crisi, di ripresa della economia, di ristabilimento delle condizioni di ordine e di sicurezza, di presenza internazionale e di difesa attiva della pace suppone un quadro di coesione nazionale. Su questa linea ho sempre pensato dovesse realizzarsi una convergenza avveduta e costruttiva. Naturalmente ogni partito ha le sue dialettiche interne, i suoi condizionamenti, le sue esigenze e non ho mai pensato che fosse questa una strada facile. E' una strada non facile, ma giusta.
Da questa crisi, per come si era determinata e per come i partiti si sono mossi, ho pensato che fosse possibile uscire con una certa rapidità e senza determinare disorientamenti aggiuntivi con una coalizione concorde nel ristabilire in Parlamento le condizioni tecniche e politiche di un impegno diretto a sollecitare la più ampia partecipazione anche da posizioni dialettiche e critiche.
Da questa stessa preoccupazione, da un comune giudizio si erano mossi il partito socialista ed il partito repubblicano che con la democrazia cristiana facevano parte del precedente Governo. La coalizione di governo rappresenta quanto era oggi possibile realizzare in questa direzione. Il partito socialista, il partito socialdemocratico, il partito repubblicano e la democrazia cristiana hanno potuto incontrarsi su un programma e su un giudizio che riguarda l'indirizzo politico e gli equilibri democratici del paese.
Ogni formula di governo esprime un momento particolare della vicenda politica, legata ad equilibri parlamentari e a convergenze di programma ed è in genere deviante costruire o ricostruire attorno alle formule di governo complesse teleologie.
Nella nostra vicenda politica si intessono in modo eccessivo i fili delle ideologie ed anche esasperazioni polemiche ed elementi di artificio.
D'altronde ciascuno di noi è testimone, per quanto lo riguarda e per le cose che conosce, di quanto spesso quello che si dice e che si scrive non corrisponda alla verità. Non che io voglia semplificare una realtà che è difficile, ma proprio perché essa è tale penso che le forze politiche chiamate, con diversi ruoli, a compiti di direzione dovrebbero ricercare i punti di incontro, di comprensione, di corresponsabilità nell'interesse generale del paese senza restare impaniate e irretite nel groviglio di pregiudiziali ideologie antiche o di polemiche alimentate troppo spesso in modo artificioso. Con questo spirito ho condotto le consultazioni per la formazione del Governo, con questo atteggiamento ho parlato ed ascoltato per definire l'impegno operativo e di programma del quale ho cercato ora di dare il senso complessivo di direzione. Con i partiti che avevano posizioni in un certo senso definite in ordine all'atteggiamento da assumere rispetto al Governo che si andava a costituire, o che graduavano il carattere del loro giudizio sulla base di richieste specifiche limitate e precise, ho preso nota delle indicazioni per verificarne la componibilità, mentre certamente più complesso è stato il confronto con altri partiti.
Con il partito liberale la rilevanza di alcuni giudizi comuni in ordine a temi programmatici e a problemi di generale indirizzo politico di primaria importanza, compresi quelli che attengono alla coerenza dei nostri impegni internazionali, mi rafforzano nella convinzione che un atteggiamento parlamentare positivo e di convergenza è possibile e in questo senso si sono espresse le delegazioni dei partiti che hanno concorso alla formazione del Governo.
È naturale prevedere che un atteggiamento parlamentare convergente e costruttivo di partiti che non fanno parte del Governo accentuerà l'esigenza di una sistematica consultazione negli aspetti generali di indirizzo politico e di realizzazione del programma.
Verso le opposizioni, comunque, l'atteggiamento del Governo sarà ispirato a criteri di rispetto e a volontà di dialogo, sapendo che ciò che viene rappresentato in questa sede è parte della realtà complessa del paese, con i suoi elementi diversi ed articolati di confronto e di contraddizione.
Ecco, onorevoli colleghi, le considerazioni che portano il Governo a chiedere la vostra fiducia.
Concludendo questo discorso di presentazione del nuovo Governo alle Camere, per le cose dette e per gli impegni assunti, è naturale che il pensiero vada a nome mio e vostro a quanti, militari e civili, servono la nostra patria, nei punti più esposti e dove più forte è la richiesta di dedizione e di sacrificio: a tutti i cittadini che non hanno rinunciato, malgrado le difficoltà, a credere nell'Italia e nel suo futuro (Vivi applausi dei deputati dei gruppi della DC, del PSI, del PSDI e del PRI — Congratulazioni).

On. Arnaldo Forlani
Camera dei Deputati
Roma, 22 ottobre 1980

(fonte: Camera dei Deputati - Atti parlamentari - Resoconto della seduta di mercoledì 22 ottobre 1980)


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