LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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IL GOVERNO FORLANI: REPLICA DI ARNALDO FORLANI ALLA CAMERA DEI DEPUTATI
(Roma, 25 ottobre 1980)

L'on. Arnaldo Forlani, Presidente della DC dopo il XIV° Congresso nazionale del partito, ricostituisce una governo organico di centro-sinistra (DC, PSI, PSDI, PRI) dopo la lunga parentesi della legislatura dominata dalla politica di solidarietà nazionale, e dai due Governi Cossiga che lo precedono.
Il ritorno alla collaborazione organica tra i partiti che hanno segnato lungamente il governo del Paese avviene dopo un chiarimento interno alla stessa DC, che porterà a breve anche ad una gestione unitaria del partito.
Il Presidente del Consiglio presenta le linee programmatiche del suo governo il 22 ottobre 1980 alla Camera dei Deputati. La replica prima del voto di fiducia avviene il 25 ottobre.

* * *

FORLANI, Presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, onorevoli deputati, ho preso attenta nota di tutte le indicazioni del dibattito, ma non potrò certo rispondere, come avrei desiderato, a tutte le osservazioni dettagliate e particolari che sono state prospettate.
Voglio dire subito che diversa è la responsabilità del Governo da quella dei partiti; sarebbe cioè erroneo e comporterebbe pericolosi equivoci caricare il Governo di compiti che non gli competono. Certo il Governo può contribuire a rendere più proficuo il confronto politico e commisurarlo al meglio ai problemi reali che il paese vive e con esso vivono le forze politiche, i sindacati, le forze della produzione e della cultura. Ma spetta ai partiti, in primo luogo, chiarire i reciproci rapporti, non esasperare le polemiche sui punti di disaccordo, ricercare con pazienza e con rispetto il terreno di incontro, di confronto e di possibile collaborazione.
Agli onorevoli Longo, Craxi, Piccoli e Mammì, che ieri hanno parlato in modo così autorevole in appoggio al Governo, voglio dire subito che ho ben presenti le ragioni del loro consenso e dell'essenziale sostegno dei partiti che essi rappresentano.
Se è vero che c'è bisogno di rafforzare gli elementi di tenuta e di coesione del paese e di valorizzare ogni potenzialità che il Parlamento può esperire, condizione preliminare è certo quella della forte solidarietà e del comune impegno dei partiti che si sono incontrati per dare vita a questa esperienza.
Agli onorevoli Costa e Giorgio Ferrari ed infine al segretario generale del partito liberale Zanone, che hanno dichiarato una disponibilità costruttiva rispetto al Governo, voglio ripetere che riteniamo di grande valore questa decisione ed auspichiamo che possano determinarsi intese progressive e crescenti.
Mi pare di poter dire subito, onorevoli colleghi, che la discussione ha reso ancora più evidenti le ragioni che fanno del Parlamento il centro del nostro sistema di democrazia. L'impegno che si è esercitato in tutti gli interventi, la qualità e la serietà delle proposte e delle osservazioni, siano state esse di critica o di consenso, hanno fatto entrare in quest'aula il respiro vivo del paese ed hanno fatto giustizia di quell'immagine deformata che vorrebbe accreditare l'idea di una separazione nostra dalla condizione vera, dalle speranze, dai problemi della gente. La democrazia resta forte ed operante se questo collegamento permane vivo ed è al centro del nostro impegno e del nostro lavoro.
La consapevolezza della serietà dei problemi, così come si è manifestata in tanti interventi, mi rafforza nella convinzione che non dobbiamo leggere ed interpretare la realtà italiana in termini negativi, non per una nostra disposizione di maniera a porci comunque nell'ottica dell'ottimismo, ma – come rilevava bene l'onorevole Craxi – per la coscienza avvertita e motivata che sentiamo di vivere una stagione difficile, ma non rivolta senza speranze verso il tramonto. Abbiamo – ripeto – di fronte a noi le sfide di un paese moderno, prima fra tutte, certo, onorevole Pinto, onorevole Teodori, quella di salvare la dignità della nostra gioventù dalle aggressioni della droga, della disoccupazione, della violenza, della diffusa immoralità, che minacciano di corroderne la speranza e le ragioni stesse della vita.
Vorrei dire allo stesso onorevole Pinto e all'onorevole Almirante che quando, sul piano economico, ci proponiamo di portare avanti un processo di risanamento e di modernizzazione, esso non è estraneo alla vita ed ai problemi dei giovani. Ci proponiamo, invece, di costruire le condizioni nuove del loro avvenire e della loro responsabilità. Accettare fino in fondo le regole di una economia aperta, promuovere i settori produttivi e di servizio ai livelli dei paesi più avanzati, sviluppare l'agricoltura ed il Mezzogiorno, riformare la vita delle grandi aree urbane e risolvere il problema della casa, rendere vitale e sicuro il nostro assetto istituzionale, tutelare l'ordine democratico, eliminare il terrorismo e combattere la criminalità, vitalizzare le autonomie locali e nella piena partecipazione alla Comunità europea ed alla Alleanza atlantica ricercare la più attiva cooperazione internazionale per promuovere la sicurezza e la pace non è un porsi al di fuori o al di sopra dei problemi e delle speranze dei giovani.
Onorevoli colleghi, per quanto riguarda i problemi di carattere economico e finanziario, ritengo di essermi molto soffermato nel discorso introduttivo. Tuttavia, da qualche parte mi sono pervenute segnalazioni di omissioni. Voglio osservare agli onorevoli Maria Luisa Galli, Giorgio Ferrari, Pinto, Baldelli e Valensise che non aver menzionato tutta una serie di problemi specifici non significa che essi siano ignorati dal Governo. La completa definizione e, soprattutto, l'attuazione di un programma è correlata alla situazione economica e finanziaria e questa, a sua volta, è condizionata da fattori molteplici ed in parte notevole esterni al nostro paese.
Ciò premesso, devo rilevare che il dibattito sul programma ha registrato qui una larga identità di vedute sulla diagnosi della nostra situazione economica e sugli obiettivi da perseguire. Desidero ribadire le impostazioni che sono alla base della politica economica del Governo e che hanno formato oggetto della mia esposizione.
Il Governo è consapevole della gravità e della dimensione dei problemi che la economia italiana deve fronteggiare, in particolare nelle più difficili condizioni che caratterizzano il panorama economico internazionale. Non c'è facile ottimismo in noi nella valutazione di questi problemi. Ho tuttavia affermato – ed intendo confermarlo al termine di questo dibattito – che vi sono una vitalità di iniziative ed una capacità di lavoro che possono, se accompagnate da politiche economiche adeguate e da comportamenti sociali coerenti, consentirci di affrontare con successo questi difficili problemi.
Il Governo muove dalla convinzione che la correzione degli squilibri economici, soprattutto quelli che si manifestano nel perdurante divario tra il reddito dell'Italia centro-settentrionale e del Mezzogiorno, nella persistenza di disoccupazione giovanile e femminile, nell'insorgere di situazioni di crisi in alcuni importanti settori e gruppi industriali privati e pubblici, richiede una politica di maggiori investimenti, di aumento di produttività certamente, onorevole Costamagna, di un uso più accorto delle risorse economiche, soprattutto di quelle che passano per il settore pubblico.
Riteniamo altresì che l'elevato livello raggiunto dall'inflazione rappresenti oggi un ostacolo fondamentale, forse l'ostacolo principale che si oppone a questa politica basata su una espansione degli investimenti e su un uso più produttivo delle risorse. Lo stesso andamento della bilancia dei pagamenti, il cui disavanzo ostacola il perseguimento di una politica di espansione economica, è conseguenza del differenziale di inflazione fra il nostro e gli altri paesi industriali nostri concorrenti. Il Governo intende concentrare il suo impegno in direzione del contenimento del disavanzo del settore pubblico ed il miglioramento qualitativo, nella composizione della spesa, tra spese di parte corrente e spese per investimenti. Ciò richiede, onorevole Tessari, in questo momento e in relazione alle condizioni economiche interne e a quelle di carattere internazionale, una politica rigorosa e severa, che non consenta ai fenomeni inflazionistici di continuare a manifestarsi come essi si sono manifestati in quest'ultimo periodo. A questa politica intendiamo attenerci, ma ciò non significa che la politica economica del Governo si limiterà ad un impegno esclusivo in questa direzione.
Nel campo dell'energia, onorevole Crivellini, per la riconversione e innovazione industriale, onorevole Rizzi, per la politica agricola, nel campo dell'edilizia, in quello delle politiche del lavoro, il Governo è impegnato ad utilizzare al massimo gli strumenti esistenti, adeguandone, se necessario, il funzionamento e ad introdurne di nuovi per contribuire al processo di aggiustamento dell'economia italiana. In questo senso ribadisco che non esistono due tempi della politica economica del Governo, ma un solo tempo, da utilizzare per ridurre l'inflazione e per fornire basi solide per lo sviluppo.
Ho indicato, per ciascuno di questi argomenti, ciò che il Governo intende fare in un confronto attento con il Parlamento e con le parti sociali. Terremo conto delle indicazioni e dei suggerimenti che il dibattito ha fornito.
In particolare, circa le osservazioni dell'onorevole Pannella sulla scelta da effettuare nel settore dell'energia nucleare, debbo ricordare che i progetti delle centrali nucleari, declinati negli Stati Uniti durante il 1979, non dipende dalla rinuncia all'energia nucleare, in quanto le centrali in esercizio e in costruzione negli Stati Uniti sono dell'ordine di 200 mila megawatt elettrici, ma nel rallentamento dello sviluppo dei consumi dell'energia elettrica negli ultimi anni, che è stato dell'ordine del 4-5 per cento, contro il 7 per cento previsto. Questo ha reso disponibile, oggi, una notevole capacità di produzione; a ciò si deve inoltre aggiungere l'allungamento dei tempi di costruzione, che ha fatto sì che centrali ordinate oggi vengano previste per l'esercizio solo nel 1993-1994. Inoltre, la riduzione dei programmi di costruzione delle centrali nucleari non è un fatto isolato: la riduzione dei programmi di centrali a carbone è infatti relativamente maggiore di quella ipotizzata alcuni anni fa.
Per quanto riguarda le centrali con reattori veloci a plutonio, nessuno al mondo, né la Russia, né gli Stati Uniti, né il Giappone, né l'India, come la Germania e l'Italia, dubita che esse saranno la soluzione ottimale a medio termine. Esse però, oggi, sono ancora nella fase di avvio della loro industrializzazione.
In merito alle osservazioni sul problema della casa, debbo quindi ribadire che il Governo è pienamente consapevole dell'urgenza di interventi nel campo fiscale, creditizio, urbanistico e tecnologico, che permettano di avviare un sostenuto ritmo di costruzioni stimolando e incentivando risparmio delle famiglie verso questo settore. Inviti che sono venuti da diverse parti, in particolare le esplicite indicazioni dell'onorevole Zanone, trovano il Governo pronto ad operare per provvedimenti solleciti.
Il complesso degli interventi, quelli volti a consentire la riduzione dell'inflazione, e quindi la tutela del potere di acquisto dei redditi e del risparmio, e quelli a sostegno dei maggiori investimenti e della produttività delle risorse, saranno oggetto del programma di sviluppo a medio termine, che è in corso di preparazione e che sarà discusso con il Parlamento e con le parti sociali.
Ho parlato, nel presentare il Governo alla Camera, della necessità di una maggiore coesione nazionale. Uno dei campi nel quale tale coesione può e deve manifestarsi è quello dell'economia. Dobbiamo saper comporre le esigenze diverse che la società italiana, le forze politiche e sociali esprimono, allo scopo di sormontare i problemi irrisolti, pur dopo un periodo di forte trasformazione economica come quello che si è determinato nella società italiana e quelli nuovi che vengono proposti dalle nuove condizioni internazionali. Se vi è consenso su questi obiettivi, sarà possibile, attraverso il lavoro delle Assemblee legislative ed il confronto con le parti sociali, dare una risposta positiva alle attese del paese.
Venendo ad osservazioni più particolari, desidero dire agli onorevoli Giorgio Ferrari e Aristide Tesini ed all'onorevole Lobianco, che hanno rilevato come all'interno di una strategia di sviluppo e di potenziamento delle imprese del terziario di mercato sia necessario intervenire secondo indirizzi essenziali, nel campo dei costi, dell'occupazione, delle infrastrutture e della tutela sociale, che ho già sottolineato, all'atto della presentazione del Governo alle Camere, la necessità di una ristrutturazione del costo del lavoro con un allineamento a quello europeo, dove l'incidenza degli oneri sociali è inferiore.
In particolare all'onorevole Lobianco, ribadisco l'impegno a promuovere le infrastrutture di commercializzazione all'ingrosso, specie nel campo dei prodotti agricoli, soprattutto nel Mezzogiorno, a completamento della manovra di sostegno all'agricoltura e all'industria manifatturiera.
Credo che nel Parlamento e nel paese vi siano le forze per porre mano alla impresa che ci attende. Certo, molto dipende dalla consapevolezza delle comuni responsabilità, tutti essendo partecipi del destino del nostro paese.
Quando l'onorevole Berlinguer dice di voler commisurare l'opposizione al Governo ai suoi indirizzi ed ai suoi atti concreti, indica un metodo di confronto non aprioristico, che può tornare utile alla funzionalità delle istituzioni e alla attuazione dei programmi di risanamento e di sviluppo che ci siamo proposti.
Per quanto riguarda le questioni di metodo, la cui rilevanza non è solo formale, voglio dire anche all'onorevole Galante Garrone che, certo, ci proponiamo di favorire la piena funzionalità dei canali istituzionali, attraverso i quali la dialettica ed il confronto possono dispiegarsi al meglio. E confermo, quindi, che il nostro intendimento è di fare un uso appropriato dei decreti-legge, così come la Costituzione prevede, per corrispondere alla comune volontà di misurarsi con intensità sui maggiori problemi che il paese ha di fronte.
Così come, onorevole Mammì, condivido appieno la utilità di confrontarci con le organizzazioni sindacali, con gli operatori economici dei diversi settori, sulla base degli indirizzi generali e strategici della nostra azione di Governo, dalla cui organicità dipende, in buona misura, anche la qualità del dialogo e la sua producente possibilità di tradursi in precisi fatti operativi.
Questa metodologia intendiamo attuarla anche in direzione della vasta rete delle autonomie locali e delle regioni, che debbono vivere la stagione del decentramento nella sua pienezza, per corrispondere bene al disegno costituzionale, in un rapporto di dignità e di responsabilità con il livello della organizzazione dello Stato.
Particolare attenzione, onorevoli Tombesi e Benco Gruber, vogliamo dedicare alla situazione di Trieste, e riconfermo l'impegno per un'efficace azione di coordinamento delle risorse nazionali e comunitarie, in riferimento anche ad una indicazione emersa in sede europea, essendo il Governo convinto della importanza che l'area frontaliera di Trieste e Gorizia può avere nel rapporto tra i paesi del Mercato comune e quelli dell'est e del sud-est dell'Europa.
All'onorevole Benedikter, che ha espresso l'apprezzato atteggiamento positivo dei colleghi della Sudtiroler Volkspartei verso questo Governo, mentre riconfermo l'impegno contenuto nelle dichiarazioni programmatiche, assicuro che anche le esigenze specifiche da lui ricordate, come le esigenze espresse dalla comunità regionale e quindi dei gruppi che in essa convivono, saranno affrontati con la volontà di soluzioni sollecite. Sui problemi della Valle d'Aosta, sui quali si è soffermato l'onorevole Dujanv, desidero precisare che è intendimento del Governo, con il rinnovo della legge di delega, di risolverli per quanto ancora occorre, tenendo conto delle specifiche caratteristiche e esigenze di quella autonomia.
All'onorevole Tatarella, in particolare, vorrei osservare che la struttura e la composizione del Governo non mi pare si prestino a critiche così drastiche. Abbiamo diminuito il numero dei ministri e mantenuto quello dei sottosegretari, commisurandoli ad esigenze di funzionalità che sono più reali di quanto comunemente non si creda. Gli incarichi affidati corrispondono a compiti importanti dell'azione dell'esecutivo. Ciò non significa, onorevole Zanone, che non siamo disponibili ad affrontare il tema proposto dall'ordine del giorno approvato dal Senato, al quale lei si è richiamato.
Ché poi non figurino nel Governo nomi prestigiosi, che nel precedente Governo avevano efficacemente operato, lo so bene, ma ciò non è certo accaduto per un giudizio di merito, quanto per criteri di alternanza e di equilibrio che sempre si pongono, specie quando si dà vita a coalizioni di Governo più larghe.
All'onorevole Magri, che ha fatto, tra l'altro, riferimento ai problemi della cosiddetta ingegneria costituzionale, temendo o ritenendo di poter intravvedere disegni organici dietro le riflessioni personali di uomini politici, vorrei dire che ogni ragione va considerata. A mio avviso è però necessario porsi di fronte ai problemi che possono richiedere anche innovazioni normative con uno stato d'animo lontano dalla propensione all'avventura. Dovremmo piuttosto studiare insieme come rendere più funzionale il rapporto Governo-Parlamento, affinché entrambi si condizionino vicendevolmente, in strettissimo nesso, e non soltanto per ciò che attiene al famoso articolo 116 del regolamento della Camera. In particolare, condivido con i colleghi che ne hanno parlato – mi pare l'onorevole Magri ma anche l'onorevole Enrico Berlinguer – la necessità di dare lineamenti più precisi e più certi alla nostra legislazione in tema di referendum popolare abrogativo, anche a seguito delle note sentenze della Corte costituzionale su questo tema così rilevante.
Debbo dire poi, naturalmente, che il giudizio drastico espresso da alcuni colleghi dell'opposizione sull'azione del precedente Governo non è da me condivisa. Nella ricostruzione, anche puntigliosa, che alcuni colleghi hanno svolto di ciò che ha determinato la caduta del Governo Cossiga e la formazione di questo Governo, non può essere in alcun modo sottaciuta la componente di anomalia della ferita che è stata inferta alla chiarezza delle posizioni politiche che nel Parlamento si esprimono.
Nella politica estera, a me pare che dagli interventi svolti risulti largamente confermata la validità delle posizioni e delle scelte essenziali dell'Italia. È stato però anche detto che il nostro paese deve abituarsi a visioni autonome negli affari mondiali, a dimostrare una capacità di iniziativa nazionale che non sia condizionata sempre dall'accordo pregiudiziale degli altri paesi della Comunità europea. In effetti, il Governo consente con alcune sollecitazioni che sono state formulate in questa Assemblea affinché l'Italia colga ogni appropriata occasione di iniziative per la pace, per il disarmo, per il non trasferimento delle armi, per il dialogo nord-sud, per lo sviluppo.
Ma tale sollecitazione non deve essere intesa ad erodere le connessioni fondamentali che assicurano al nostro paese la garanzia della difesa nell'ambito di uno sforzo comune con altri alleati, con un onere nazionale limitato e la prospettiva di fare parte di uno spazio politico ed economico che speriamo sempre più ampio e caratterizzato dall'integrazione con gli altri paesi democratici del nostro continente.
È inoltre motivo di compiacimento che nel dibattito in corso si sia registrato un ampio consenso sull'azione dell'Italia per la pace e la distensione, come hanno autorevolmente indicato nei loro interventi gli onorevoli Piccoli, Mammì, Craxi e Longo e sulla posizione enunciata dal Governo in ordine alla disponibilità dell'Italia per l'adozione alla riunione CSCE di Parigi di un processo, di un preciso mandato per una successiva conferenza sul disarmo in Europa, dall'Atlantico agli Urali.
A Madrid, onorevole Zanone, la posizione dell'Italia si manterrà pienamente aderente a quanto prevede l'atto finale di Helsinki, per la verifica degli adempimenti in termini di rispetto dei diritti dell'uomo e di collaborazione dei 35 paesi partecipanti nei vari campi, così come opererà affinché si conseguano nuovi sviluppi non solo nel settore delle misure di rafforzamento della fiducia, che costituiranno il tema prioritario da inserire nel mandato per la Conferenza sul disarmo europeo, ma al tempo stesso nel quadro della dimensione umanitaria dell'atto finale.
Solo un confronto di idee serio e approfondito può porre a Madrid le premesse per il recupero del processo distensivo in una situazione che è stata influenzata negativamente dall'invasione dell'Afghanistan.
Se in Europa, onorevole Galante Garrone, il processo è stato avviato ormai da anni e la strada è tracciata, grazie anche al supporto di iniziative già in qualche modo strutturate sul piano regionale, non per questo meno profonda e meno ferma è la condanna che l'Italia esprime nei confronti dei regimi antidemocratici che si sono impadroniti del potere e lo esercitano in vari paesi dell'America latina e di altri continenti e nei confronti di ogni violazione dei diritti dell'uomo e dei diritti dei popoli in ogni parte del mondo.
Per quanto riguarda specificamente il procedimento giudiziario in atto nella Corea del sud nei confronti di Kim Dae Yung, lei dovrebbe sapere che sin dall'inizio della vicenda giudiziaria il nostro ambasciatore a Seul ha ottenuto di assistere alle udienze a turno con gli altri colleghi comunitari. Al tempo stesso nella capitale sudcoreana sono stati svolti passi presso le autorità di quel paese, con tutta la fermezza che il caso comporta. Analogo passo è stato effettuato a Roma presso l'ambasciata della Corea del sud, ed è preciso intendimento del Governo continuare ad esercitare ogni pressione affinché sia fatta salva la vita dell'esponente politico sudcoreano.
Le valutazioni espresse dall'onorevole Piccoli sulla solidità e sulla vitalità del rapporto euro-americano, anche se questo rapporto è divenuto più complesso, trovano piena rispondenza nella linea di politica internazionale del Governo. Ho già detto che l'Europa ha le responsabilità e i compiti inerenti ad una sua soggettività, da esercitare svolgendo azione di stimolo ed impegno la sua capacità di immaginazione e la sua esperienza, ma non può sostituirsi all'America per garantire il successo nel dialogo e nelle trattative necessarie a ridurre i rischi per la pace mondiale.
Come ha rilevato l'onorevole Longo, ho già espresso chiaramente, in ordine alla perdurante presenza delle truppe sovietiche in Afghanistan, quella che è la posizione nostra e della grande maggioranza dei membri della Comunità internazionale. Penso si possa dire, del resto, che è la posizione espressa ripetutamente da tutte le forze politiche italiane.
Per quanto attiene all'atteggiamento da assumere di fronte a questa o quella iniziativa, o piuttosto, per essere realistici, a questa o a quella prospettazione, tra quelle finora formulate in vista di uno sbocco positivo della crisi, credo sia appropriato confermare, onorevole Berlinguer, che raccoglierà l'adesione dell'Italia qualsiasi proposta di soluzione che soddisfi concretamente le due esigenze prioritarie del ritiro delle truppe sovietiche e del rispetto della libera determinazione del proprio avvenire da parte del popolo afgano.
Numerosi oratori si sono soffermati sui problemi del conflitto arabo-israeliano. In proposito è stato fatto riferimento dal Governo sia alla dichiarazione del Consiglio europeo del 13 giugno scorso, in quanto essa rispecchia pienamente i princìpi e le valutazioni dell'Italia, sia alla prospettiva di un nuovo vertice tripartito fra Egitto, Israele e Stati Uniti, sia alla esigenza di un regolamento globale attraverso un negoziato che, insieme a tutte le altre parti, possa comprendere anche l'Organizzazione per la liberazione della Palestina. In connessione a tutto questo contesto, è stata ribadita la sollecitazione a tutte le parti in causa perché intraprendano la via del negoziato.
Per rispondere alle richieste di chiarimento della posizione italiana, mi limito a ribadire che nella dichiarazione di Venezia si ritrovano, in un quadro organico ed aggiornato, tutti gli elementi essenziali da introdurre in un negoziato globale: da quello relativo alla salvaguardia del diritto all'esistenza ed alla sicurezza di tutti gli Stati della regione, di Israele come dei paesi arabi, a quello relativo all'esercizio, attraverso un processo appropriato nell'ambito di un regolamento globale, del diritto all'autodeterminazione del popolo palestinese; dal problema degli insediamenti in Cisgiordania a quelli di Gerusalemme, per i quali nessuna decisione unilaterale è accettabile dalla comunità internazionale.
In relazione ai quesiti posti in ordine alla linea seguita dal precedente Governo sullo scontro armato in atto da un mese tra Iran e Iraq, da parte delle autorità di Bagdad, mentre ci sono state manifestate espressioni di preoccupazione e di insofferenza per il mancato adempimento degli accordi di Algeri del 1975, nessun cenno è stato fatto ad un intervento armato.
Comunque, in tutte le circostanze, la posizione dell'Italia nei confronti delle controversie di frontiera tra Iraq e Iran, come fra altri paesi, è e resterà sempre coerentemente a favore della scelta negoziale.
La sollecitazione da parte dell'Italia e degli altri paesi della Comunità europea nei riguardi dell'azione di buoni uffici e, se possibile, di mediazione tra Iran e Iraq, indirizzate alla Conferenza islamica, va considerata alla luce della convinzione dell'utilità di allargare il ventaglio delle possibilità dell'azione di pace, e non già un comodo rimettersi alle iniziative altrui.
Non è passato e non passa giorno senza che la nostra azione diplomatica nelle due capitali e con i loro rappresentanti sia sviluppata, in termini di ribadita disponibilità dell'Italia a contribuire ad ogni iniziativa di composizione del conflitto, con riferimento specifico e puntuale sia ai rapporti di collaborazione in atto tra l'Italia e ciascuno dei due paesi, sia alla constatazione che il mantenimento di buone relazioni tra tutti gli Stati della regione costituisce una questione di vitale importanza per la pace e la sicurezza mondiali.
Ma una mediazione che sia in grado di condurre Iran e Iraq a tale avvio deve avere la base indispensabile e tutti i crismi dell'efficacia impositiva, in termini di autorevolezza internazionale, che si configura soltanto nell'ambito delle Nazioni Unite, sotto l'egida del Consiglio di sicurezza.
Venendo ai rapporti tra l'Iraq e l'Italia, posso ricordare per diretta conoscenza di causa che la loro intensificazione e le discussioni che in proposito sono intervenute datano dalla visita che nel novembre del 1978, insieme all'allora Presidente del Consiglio onorevole Andreotti, effettuammo a Bagdad.
Fu in tale occasione che fu auspicato lo sviluppo degli scambi, ivi comprese le forniture di petrolio dall'Iraq all'Italia. Sul piano della cooperazione scientifica ed in particolare quella nucleare a scopi pacifici, tutto è rigidamente subordinato al pieno rispetto degli obblighi contratti dall'Italia con il trattato di non proliferazione nucleare. In proposito il Governo ha inoltre sottoscritto speciali accordi di salvaguardia, atti a garantire, mediante opportuni controlli dell'agenzia internazionale per la energia atomica, l'impiego esclusivamente pacifico dei materiali forniti.
Per quanto riguarda infine le trattative con l'Iraq per la costruzione di alcuni mezzi navali, ricordo che si tratta di negoziati in corso da diverso tempo, che non hanno portato ancora alla formalizzazione di alcun contratto, che peraltro non potrebbe avere efficacia immediata.
Quanto ai rilievi mossi dagli onorevoli Pinto, Boato, Maria Luisa Galli e altri colleghi del loro partito in ordine al problema più generale della vendita di materiale strategico a paesi stranieri, osservo innanzitutto che un paese industrializzato, il quale non vuole dipendere per il 100 per cento dall'estero per le esigenze della propria difesa, deve avere una propria industria nel settore. Perché questa sia vitale non possibile, date le dimensioni degli investimenti che sono necessari, prescindere da una componente di esportazione, che peraltro rigorosamente regolamentata secondo criteri più volte esposti al Parlamento.
Da quanto ho detto non deve però trarsi la conclusione che la nostra industria abbia assunto dimensioni straordinarie. Al contrario, esse possono considerarsi assai modeste, se si tiene presente il posto che l'Italia occupa tra i paesi industriali.
Quando infine alcuni degli intervenuti, come gli onorevoli Pannella e Cicciomessere, collegano i problemi del nucleare e dell'energia a quelli del riarmo, desidero dire che l'Italia conferma il pieno rispetto del trattato di non proliferazione nucleare, e non solo delle norme, ma anche delle successive intese che i maggiori paesi industrializzati, compresa l'URSS, hanno convenuto ai fini della più rigorosa osservanza dei vincoli previsti.
Sul ruolo dell'Italia nel contesto economico mondiale e rispetto al quadro europeo sono state svolte considerazioni di particolare interesse, costruttive anche nei loro risvolti critici. Voglio subito dire che in questi settori il Governo si muoverà con realismo, ma senza rinunciare ad esercitare la sua propria funzione di stimolo e di spinta, che sappia esprimere efficacemente le aspettative, le aspirazioni e gli interessi del paese.
Concordo con quanto osservato dallo onorevole Craxi sulla costruzione europea, e confermo che il Governo porterà avanti con impegno e con coerenza l'azione già intrapresa, volta a rafforzare le politiche comunitarie a finalità strutturali e di investimenti generali e settoriali. In tale contesto, saranno prioritarie la definizione di valide politiche comuni nei settori della industria e dell'energia e l'ulteriore sviluppo degli interventi comunitari di carattere regionale e sociale.
La politica agricola comune, onorevole Lobianco, costituisce un elemento essenziale della solidarietà tra i Nove, e l'azione che il Governo solleciterà in sede comunitaria sarà indirizzata al suo riequilibrio per favorire l'eliminazione delle disparità esistenti tra le diverse regioni agricole.
È necessario inoltre che la Comunità prenda in considerazione sin d'ora la necessità di reperire nuove risorse proprie, anche in vista delle future esigenze finanziarie della Comunità ampliata.
Il Governo, onorevole Tremaglia, conferma la posizione pienamente favorevole dell'Italia per un sollecito ingresso nella Comunità della Spagna e del Portogallo, nella consapevolezza che l'appartenenza di questi paesi alla Comunità rappresenta la migliore garanzia per il consolidamento del loro regime democratico e per la costruzione di un'Europa comunitaria più ampia e più integrata, nella quale le esigenze e le aspettative dei paesi dell'Europa meridionale trovano il loro pieno riconoscimento ed il loro giusto equilibrio.
Ho colto nei numerosi interventi sul tema dei rapporto nord-sud e in particolare sulla lotta alla fame nel mondo, una ampia convergenza nella sollecitazione al Governo di un'azione suscettibile, da un lato, di imprimere un ritmo più accelerato al dialogo in corso in seno alle Nazioni unite, e, dall'altro, di potenziare le politiche e le iniziative di sostegno ai paesi meno sviluppati.
Nelle dichiarazioni programmatiche, onorevole Cicciomessere, ho del resto sottolineato l'esigenza di approfondire e migliorare i risultati della recente sessione speciale dell'assemblea delle Nazioni unite e in particolar modo l'impegno del Governo, che ho quantificato in una proiezione pluriennale, a contribuire, sul piano nazionale e multilaterale, ai più urgenti problemi del sottosviluppo e della fame nel mondo.
È questo un impegno, onorevole Pinto, che assume un particolare significato politico, se si pensa che esso viene compiuto in un momento di crisi economica internazionale, nel quale molti paesi donatori tendono a ridurre il valore dei loro programmi di aiuto.
Vorrei pertanto, in sede di replica, confermare le linee direttrici cui in questo settore si ispirerà il Governo, per ristabilire quel clima di fiducia e di aperta collaborazione atto a promuovere equilibri mondiali più avanzati che realizzino una più equa e razionale ripartizione delle risorse.
Sul piano qualitativo, il Governo si propone in particolare di fare della lotta contro la fame nel mondo il punto qualificante dell'aiuto pubblico italiano, ponendo i programmi di carattere agricolo-alimentare al primo posto delle priorità operative, mantenendo elevato l'elemento dono dell'aiuto pubblico e accordando un posto di massimo rilievo agli aiuti diretti ai paesi più poveri.
In ordine al problema del voto degli italiani all'estero, sollevato in alcuni interventi, il Governo conferma la sua piena disponibilità ove il Parlamento decida di riprendere i lavori interrotti nella passata legislatura.
Al di là dei risultati numerici, il voto in loco per l'elezione del Parlamento europeo ha infatti costituito un evento politico e giuridico importante, suscettibile di sviluppi.
Per assicurare, inoltre, ai nostri emigranti una migliore tutela dei loro fondamentali diritti ed interessi, tra gli obiettivi del Governo in ambito comunitario vi sono i cosiddetti «diritti speciali», primo fra tutti l'elettorato attivo e passivo nelle elezioni amministrative locali, chiave di volta della partecipazione dei connazionali alla vita politico-amministrativa dei paesi di residenza, nonché elemento costitutivo di un futuro status di cittadinanza europea.
Onorevoli colleghi, in molti avete parlato di terrorismo e di ordine pubblico; e in particolare l'onorevole Piccoli ha detto ieri con passione che cosa c'è nel nostro animo e nei nostri propositi.
La nostra coscienza è ferita nel profondo: le uccisioni e le stragi, ultima quella orrenda di Bologna, quelle che la hanno preceduta, l'eccidio di via Fani e la tragedia di Aldo Moro e dell'intera democrazia cristiana, le vittime di ogni categoria sociale, i caduti tra le forze dell'ordine, magistrati, giornalisti, dirigenti di azienda, sindacalisti, politici!
Vorrei dire che la solidarietà con le vittime di questa infame battaglia, la solidarietà con le loro famiglie è ormai ragione prioritaria del nostro impegno.
E non voglio qui riprendere le domande che sono state rivolte da alcuni colleghi circa ipotesi o meno di collegamenti internazionali. Dico con schiettezza che non ho elementi per una risposta seria. Una cosa è certa, onorevole Alessandro Tessari: qualsiasi cosa il Governo dovesse appurare, verrebbe comunicata al Parlamento.
Posso dire che il nostro paese è inserito in una ampia collaborazione internazionale volta all'obiettivo comune della sconfitta del terrorismo. In questi organismi di collaborazione e di comune conoscenza del fenomeno (fatti, comportamenti, uomini) e di stretto collegamento operativo noi portiamo il nostro contributo.
Proprio per questo non c'è un paese più avanti e un altro più indietro nella ricerca di collegamenti o centrali internazionali del terrorismo.
Concludendo, vorrei dire all'onorevole Almirante che mi ha colpito, su un piano di curiosità personale, il suo rilievo che non ho menzionato il mio amico Cossiga nel lungo discorso di presentazione del nuovo Governo. Trovo che la sua osservazione dà, in un certo senso, la misura di quanto a volte siamo lontani, anche sul piano della reciproca conoscenza umana, non solo politica, e prima ancora che per le diverse posizioni ideali e politiche. Lei ha fatto in proposito diverse ipotesi tutte invero presentate con un certo garbo, ma tutte non veritiere, cioè non corrispondenti alla verità delle cose.
Debbo dirvi, onorevoli colleghi, che io non riesco a scindere l'umano, il naturale, dal politico e non trovo ragioni per comportamenti che ci facciano apparire all'opinione pubblica come una strana categoria di dottor Jekyll e Mr. Hide, che cambiano alternativamente fisionomia e carattere, a seconda che si muovano nel privato o nel pubblico.
Il rilievo che mi è stato mosso parte dall'idea che in questa vicenda Cossiga sia uscito sconfitto e amareggiato. Io la penso in modo del tutto diverso …

ALMIRANTE. Bisogna vedere come la pensa lui!

FORLANI, Presidente del Consiglio dei ministri. Qui parlavo io, non l'onorevole Cossiga. E quindi non ho avvertito alcuna esigenza di esprimere questo tipo di solidarietà.
E poi alcuni di voi sanno che ho le mie idee e penso che in politica si ha bisogno di solidarietà e di conforto più quando si assumono gli incarichi che non quando si lasciano (Applausi al centro).
Ecco perché, cari amici, non ho pensato alle solite manifestazioni rituali di simpatia. Da me, d'altronde, Cossiga non ne ha davvero bisogno. Quello che pensavo e che penso del ruolo che ha avuto e che certo non si esaurisce in questa vicenda, l'ho detto pubblicamente e di recente anche in quest'aula, sottolineando la convinzione che egli ha sempre operato negli incarichi che ha ricevuto con grande intelligenza e piena dirittura morale (Applausi al centro e a sinistra).
Nessuno ha deplorato più di me la crisi di governo intervenuta. Dico questo non per un fatto di chiarimento personale, del quale vi assicuro non c'è bisogno, ma per rettificare appunto il tentativo malizioso di attribuirmi un giudizio che non è il mio. Sarebbe assurdo interpretare il senso politico e il significato di questo Governo in termine di contraddizione rispetto a quello che lo ha preceduto.
Non lo è né per il programma né per la struttura. Ogni Governo presenta elementi di novità in rapporto alle circostanze diverse e ai fatti che si determinano, ma è chiaro che c'è una prospettiva politica generale, rispetto alla quale questo Governo si colloca in una linea di continuità e di sviluppo insieme.
L'onorevole Almirante mi assegna ancora il ruolo di interprete del trasformismo, perché sarei costretto dalle cose a fare ora una politica che non sarebbe la mia. Non si avvertirebbe nel mio discorso il respiro degli ideali, né quello di un principio civile.
Evidentemente, abbiamo princìpi diversi e devo quindi ritenere che lei non trovi nel mio discorso le sue idee, i suoi princìpi: questo è naturale, onorevole Almirante (Applausi al centro).

ALMIRANTE. Non li avrei mai cercati!

FORLANI, Presidente del Consiglio dei ministri. In quanto al trasformismo, presumo però che le sarà difficile, onorevole Almirante, trovare elementi di contraddizione e di incoerenza negli atteggiamenti da me assunti, non solo nel corso di questa vicenda, ma anche, più in generale, nel dibattito politico che mi ha visto presente all'interno del mio partito, in quest'aula e all'esterno, davanti alla pubblica opinione. Ho ascoltato con attenzione le opposte critiche di quanti hanno ritenuto troppo dettagliata e diffusa la mia esposizione e di quanti l'hanno valutata invece incompleta e insufficientemente dettagliata.
Direi che non mi sembra particolarmente obiettiva la critica secondo la quale avrei fatto una lunga elencazione di cose e di impegni, per il cui adempimento il Governo dovrebbe durare fino al 2001. I colleghi forse sanno che le mie ambizioni sono forti, ma non vanno così lontano (Si ride).
Come d'altronde è stato rilevato da altri, ho cercato di indicare le linee direttrici essenziali, che debbono guidare l'azione complessiva del Governo ed il programma, che in realtà non può mai esaurirsi, se non per astrattezza e per velleità, in una indicazione dettagliata e preliminare, quando è chiaro invece che esso per molti aspetti si elabora, si attua e si sviluppa sui fatti reali e quindi per la responsabilità collegiale del Governo.
Ho provato a porre in rilievo le grandi opzioni, le scelte di fondo, gli obiettivi che il Governo intende darsi e alcuni indirizzi operativi perseguibili nel breve e nel medio periodo. Non ho inteso scrivere un libro, ma esporre le ragioni dei problemi che ci stringono dappresso e talune vie per affrontarli.
Se questi problemi non sono né pochi né facili, non era certo consentito a me semplificarli e ridurli oltre certi limiti. Quello che conta è la direttrice di marcia che intendiamo seguire (Applausi al centro e dei deputati dei gruppi del PSI, del PSDI, e del PRI — Molte congratulazioni).

On. Arnaldo Forlani
Camera dei Deputati
Roma, 25 ottobre 1980

(fonte: Camera dei Deputati - Atti parlamentari - Resoconto della seduta di sabato 25 ottobre 1980)


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