LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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IL GOVERNO GORIA: REPLICA DI GIOVANNI GORIA CAMERA DEI DEPUTATI
(Roma, 5 agosto 1987)

Le elezioni politiche del 1987, dopo alcuni anni di collaborazione e competizione tra la DC di Ciriaco De Mita ed il PSI di Bettino Craxi, segnano un buon recupero per la DC ed un risultato poco soddisfacente per il PSI. La nuova legislatura si apre con un governo di pentapartito (DC, PSI, PSDI, PRI, PLI) guidato dal più giovane Presidente del Consiglio della nostra storia repubblicana: Giovanni Goria. Goria viene incaricato di formare il governo dopo che la DC, formulando il nome del suo Segretario politico De Mita, aveva ricevuto il diniego dei socialisti.
Il 30 luglio 1987 Giovanni Goria espone al Senato le dichiarazioni programmatiche del suo governo.
Il 5 agosto, replica al dibattito sulla fiducia alla Camera.

* * *

GIOVANNI GORIA, Presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, onorevoli colleghi, come è avvenuto nell'altro ramo del Parlamento, ma come, per altro, era del tutto attendibile, il dibattito sulla fiducia è stato particolarmente ampio e, pare a me di poter con tutta tranquillità affermare, anche particolarmente importante. Tutti gli interventi, sia quelli di appoggio sia quelli di critica al Governo, sono stati significativi, articolati ed argomentati ed hanno riguardato questioni politiche e programmatiche.
Da questa introduzione di valutazione complessiva del dibattito, credo che si comprenderà se io rivolgo un ringraziamento di cuore a tutti gli intervenuti, sia a quelli, ripeto, che hanno ritenuto di portare il loro appoggio, sia a quelli che hanno ritenuto di formulare le loro critiche . Tutti hanno dato contributi comunque utili, ciascuno dei quali nel corso dell'attività del Governo, se questa Camera vorrà confermare la fiducia ottenuta al Senato, sarà da noi tenuto in attenta considerazione.
Il guaio è che tali interventi sono stati troppi e male si presta il troppo ad essere ripreso in una replica che vorrebbe essere, anche per rispetto dell'Assemblea, contenuta in termini ragionevoli.
Ho già detto al Senato e ripeto qui alla Camera, che in simili circostanze, quando si seleziona, a farne le spese sono di norma gli amici, quelli che hanno concorso ad appoggiare il Governo, pur sottolineando le loro indicazioni. Ad essi chiedo scusa sin da ora : la mia non è disattenzione, ma necessità di selezione.
Devono però essere da me riprese anche se sinteticamente, alcune questioni di ordine generale, avendo le medesime fatto oggetto di analogo intervento presso l'altro ramo del Parlamento.
Innanzi tutto vi sono questioni di carattere politico. E stato notato come questo Governo sia nato in una situazione in qualche modo particolare . Io stesso ho avuto più volte modo di ricordare come la particolarità della circostanza consista nel fatto di ritrovarci non tanto con una maggioranza che esprime un programma, quanto con una proposta di programma attorno alla quale si coagula una maggioranza. Questo, però, è fondamentalmente utile per ricordare un dato essenziale dell'esperienza che stiamo vivendo: la maggioranza c'è. C'è e lo ripeto cercando addirittura di usare le stesse parole: la maggioranza c 'è, questo Governo ha una sua maggioranza . Ciò deve essere molto chiaro, perché in altro caso configurerebbe situazioni del tutto diverse che nessuno ha ricercato e proposto.
Mi permetto anche di osservare che si ratta di una maggioranza significativa, tanto che hanno dato la loro adesione alla struttura del Governo personalità importanti per la loro storia politica e professionale e per ciò che hanno maturato anche al di fuori della politica . Questo mi pare un segno convincente dell'essere questo un Governo da riguardare come cosa importante ; e può essere cosa importante soltanto se forte di una maggioranza importante, al di là dell'essersi costituita attorno ad un programma piuttosto che attorno ad un disegno politico.
Sulla struttura del Governo sono state portate questioni personali . Ho avuto la sensazione che non sia stato un bene portare questioni personali in un dibattito politico, anche se riconosco che la struttura del Governo è comunque soggetta alla valutazione delle Camere (Commenti del deputato Capanna).
Le questioni relative ai ministri Mannino e Gunnella sono state trattate anche questa mattina dagli stessi ministri Mannino e Gunnella. Io credo di non dovermi distanziare dalle loro valutazioni, con ciò confermando loro la mia fiducia.
Ma, al di là di questi aspetti, due questioni relative alla valutazione politica dell'esperienza di Governo che si sta avviando credo meritino di essere ancora una volta ribadite. La prima riguarda l'orizzonte che questo Governo guarda. C'è un orizzonte : lo abbiamo detto, conviene ripeterlo, perché tutto sia fondato sulla chiarezza reciproca, al di là del giudizio che le questioni suscitano. C'è un orizzonte, che non è tuttavia temporale. Questo non è un Governo a termine. C'è un orizzonte che è politico, perché questo Governo nasce in una situazione che il Presidente della Repubblica ha definito difficile, anzi, grave, e nasce certamente con il compito fondamentale di testimoniare la nostra capacità di governare al meglio il paese in qualsiasi situazione data, ma nasce anche con il compito di verificare, con il lavoro comune dei partiti della maggioranza, la possibilità di ricostruire le ragioni di un'alleanza politica più solida di quella da cui ha preso le mosse. Questo è l'orizzonte politico.
Nel momento in cui dovessimo verificare di essere riusciti a ricostruire le ragioni di un'alleanza politica più solida, una parte non irrilevante dei compiti che il Governo si è assunto sarebbe esaurita. Che cosa succederebbe, a quel punto, non lo sappiamo oggi; ma sicuramente si sarebbe esaurita una parte dei compiti . Analogamente, si sarebbe esaurita, purtroppo in negativo, nel momento in cui, attraverso qualche situazione che oggi non voglio e non so immaginare, dovessimo verificare che è impossibile ricostruire le ragioni di una alleanza politica. Ecco l'orizzonte politico: la verifica se il quadro politico possa o meno evolversi. Tutto questo deve essere chiaro, perché dobbiamo avere chiari gli indirizzi (non tanto i limiti, quanto gli indirizzi) della nostra azione.
Un secondo problema, sempre relativo alla questione politica, credo debba essere ribadito, pur avendo già avuto l'occasione di proporlo all'attenzione di una Assemblea parlamentare . Mi riferisco al rapporto con le opposizioni di destra e di sinistra . Ritengo che si tratti di rapporti come sempre molto chiari. Evidentemente, c'è comprensione (vorrei augurarmi che fosse reciproca, comunque c'è sicuramente comprensione da parte mia) delle ragioni di opposizione che sono state anche qui ricordate . Credo che le ragioni di opposizione siano del tutto evidenti per il quantum (e ricordo ancor a che tale quantum è molto) di continuità che questo Governo presenta . Su questo punto nulla di dire . Mi sembra, però, che proprio nella chiarezza del rapporto possa darsi una ipotesi di trasparente collaborazione, perché il Governo, oltre al tanto di continuità che ripropone, propone anche la questione del passaggio 1987-1988, con la sua carica di difficoltà sul terreno dell'economia, sul terreno del funzionamento delle istituzioni.
E su questi terreni non c 'è una continuità che ci ha diviso e ci divide; c'è invece da fare. Ma più ancora. Il Governo propone anche un profilo alto nella gestione del paese, un profilo puntato verso l'ammodernamento del paese «traguardato », per definire una sorta di traguardo, al 1992, a questa importante scadenza del mercato aperto. Il Governo quindi propone un profilo alto sul quale possiamo concorrere per costruire un paese migliore, per poi disputarcelo politicamente, per governare un paese che insieme abbiamo fatto crescere meglio.
In totale trasparenza di rapporti abbiamo un terreno di confronto serio e costruttivo in quanto da tutti i rappresentanti delle opposizioni ho sentito parlare di un impegno propositivo, di una opposizione costruttiva in termini tali da impegnarsi a fare sempre meglio.
Le questioni attinenti al programma sono state trattate in termini di grandi questioni o a volte anche di questioni minori ma non per questo meno importanti. Vorrei riassumere buona parte delle cose dette ricordando come il Governo propone il programma. Dicevo poc 'anzi che il Governo propone il programma in prima battuta in termini di continuità, con un 'esperienza maturata dai partiti che lo sostengono, continuità su argomenti decisi assieme e non definiti, anche a causa dell'interruzione traumatica della IX legislatura. L 'esecutivo propone il suo programma con grande attenzione al passaggio 1987-1988. Viviamo un tempo delicato, concorrono a ciò questioni internazionali, ma anche interne. È delicato il momento che viviamo sul terreno dell'economia, perdonate la ripetizione, ma anche su quello del funzionamento delle istituzioni . La stessa questione dei referendum, che in questi giorni si sta definendo in Parlamento affinché si celebrino il più presto possibile, pone e porrà problematiche importanti.
Vi è poi il profilo alto, quello che ho prima richiamato, in termini di ammodernamento del paese, in termini di traguardo verso il 1992. Dio sa quanto vi sia bisogno di ammodernare il nostro paese ! L'Italia ha compiuto progressi inimmaginabili sul terreno dell'apparato produttivo. Le imprese che fino a pochi anni fa erano indicate nel mondo come le più indebitate e le peggio organizzate, oggi sorprendono tutti per essere le meglio capitalizzate e le meglio organizzate. Quando il prodotto però esce dai cancelli delle fabbriche incontra insufficienti infrastrutture, servizi inefficienti. Arriva alle nostre frontiere con il fiato lungo in quanto si è caricato di una massiccia dose di diseconomie ; ha perso gran parte di quella competitività che, grazie alla ristrutturazione del sistema produttivo, aveva acquisito.
Occorre quindi ammodernare le strutture di base, ma soprattutto bisogna provvedere in ordine al rapporto Stato-società, Stato-cittadino. Nel dibattito dei giorni scorsi è comparso sovente questo tema, forse trattato in termini più di slogan che non di indicazione precisa. Noi sappiamo però cosa vuol dire far sì che il cittadino trovi protezione, maggiore libertà di espressione, un rapporto più soddisfacente con lo Stato.
E poi vi è l'ambiente, quell'ambiente che si è considerato trascurato, affermando che vi è stato un diverso peso tra gli argomenti trattati nel programma di Governo. Ritengo che alla fine conteranno solo le cose che si faranno. Comunque l 'ambiente non è soltanto quello naturale: è quello urbano, è quello umano; tutte questioni di profilo alto.
Nel programma — l'ho ricordato più volte ma credo che sia utile non dimenticarlo in questa occasione — vorrebbe, vuole anche esserci un'anima, un qualche cosa da mettere in evidenza più di altro, un qualche cosa che più di altro collabori a testimoniare dell'indirizzo generale dell'impegno del Governo. E questa anima è rappresentata dalla politica per il Mezzogiorno.
In proposito sono state dette cose inesatte, che vorrei correggere. E' stato detto, ad esempio, che l'assunzione alla responsabilità diretta del Presidente del Consiglio degli interventi straordinari è stato frutto di negoziato, di contrasto. No, non è vero, non è proprio vero . Ci sono cose vere e cose non vere. E questa è una cosa non vera. E' stato frutto piuttosto della volontà di cercare un gesto — per poco che valesse — che andasse al di là delle parole ripetute e ripetenti . Tutto qua.

TOMASO STAITI DI CUDDIA DELLE CHIUSE. E rimarrà un gesto …

GIOVANNI GORIA, Presidente del Consiglio dei ministri . Se rimarrà un gesto lo vedremo. Ma c'è una peculiarità in più: è stato anche un gesto pensato su quel tanto di dibattito serio che ha sempre messo in evidenza come la questione della politica per il Mezzogiorno fosse non solo o, addirittura, non tanto questione di intervento straordinario quanto questione di coordinamento del 'intervento ordinario. Quindi si è trattato di un gesto fondato sulla consapevolezza di come nessuno possa garantire o comunque ricercare il coordinamento dell'intervento ordinario meglio del Presidente del Consiglio. Ecco qua.
Ma questo non è il solo gesto . In altre occasioni ne ho ricordati altri. Ad esempio a me è sembrato molto importante che, con i partiti che sostengono il Governo, si sia concordata la fusione della funzione di vicepresidente — quindi di corresponsabilità sulla politica generale — con una funzione operativa importante come quella di ministro del tesoro, cuore della politica economica. Anche questo mi è sembrato importante.
Ci sono poi le indicazioni date sul come guardare ad alcune politiche particolari. Si è detto tanto (anzi questo dibattito mi è sembrato persino un po' improvvisato) in merito al Ministero per gli affari speciali, che vuoi dimostrare una sorta di capacità, della quale il Governo si dota, di attenzione a fenomeni nuovi, per porli all'interno di una distinzione di potere un po' vecchia (perché il Governo, architettonicamente, è costruito sul passato, è tardo a cogliere i segni del nuovo).

GUIDO ALBORGHETTI. Sabbie mobili …

GIOVANNI GORIA, Presidente del Consiglio dei ministri . Nessun'altra ambizione quindi — per carità! — se non quella di operare trasversalmente al Governo per indicare, sollecitare, richiamare, aiutare a comprendere problemi nuovi e appunto trasversali all'attività di Governo.
Importanti mi sono sembrati poi i con tenuti programmatici in termini di riattribuzioni di cose significative su alcune posizioni. Il dato dell'università, compreso nella sua riconduzione alla gestione della ricerca scientifica nei programmi dei maggiori partiti, sul quale l'impegno è di fare presto e bene, può essere guardato secondo opinioni diverse, ma certo non può sfuggirne il rilievo e in prospettiva, io credo, la giustezza. Ma, più ancora, non deve sfuggire il dato del Ministero chiamato ad un impegno specifico per i problemi delle aree urbane. Vorrei che non fosse sfuggito perché lo considero molto importante. Parlare di ambiente è parlare di ambiente naturale, ma anche e soprattutto — ce lo insegnano i maestri di questo argomento — di ambiente urbano.
E la questione urbana si pone anch'essa come questione trasversale all'impegno di Governo Si è accennato al problema della casa. Certo, dovremo anche aiutare la riattribuzione di alcune funzioni per la casa, perché la casa è un problema urbano. Resta tuttavia questo impegno e resta questa attenzione alla trasversalità dei problemi nuovi così come ci si propongono. Ma, al di là di questi gesti (certo, vi è la consapevolezza che non sono niente più che gesti ; ma che cosa potevamo produrre, al momento della costituzione del Governo, se non gesti?) vi è la prova vera, quella dell'impegno di tutti i giorni, in riferimento alla quale siamo stati giustamente sfidati. Ci è stato detto : «attenti, vi incalzeremo, non vi lasceremo spazi di disattenzione o di inefficienze».
A parte tali questioni di ordine generale, sono emersi problemi particolari. Al riguardo, quel criterio di selezione cui mi sono riferito inizialmente diventa micidiale; mi scuso a priori per i problemi che non evocherò. Desidero per altro dare un segno di attenzione a questioni che mi paiono oggi significative. Tra gli altri, in tema di politica estera, due sono stati i temi trattati. L'uno è comprensibile; vive di congiuntura. Si è, cioè, aperta una nuova fase nella questione del Golfo Persico. Il Governo ha assunto, credo, una posizione di assoluta trasparenza, costruita, raramente come in questo caso, collegialmente. È posizione fondata sulla valutazione di come circostanze e condizioni, nel loro combinarsi, suggerissero un atteggiamento di prudenza che non è traducibile, mi pare, in altro che in intelligenza. Tuttavia, è questione sulla quale il ministro degli esteri domani mattina avrà modo di riferire ampiamente in Commissione . Ne ho accennato in questi termini solo per non sottovalutarne l'importanza.
Vi è una seconda questione di politica estera, che vorrei ricordare per il suo significato, trattandosi di elemento capace di evocare sforzi per la pace e il disarmo: mi riferisco alla questione delle testate nucleari, in ordine alla quale siamo stati invitati ad operare quanto più efficacemente possibile proprio perché non diventi elemento di preclusione nei confronti del raggiungimento di obiettivi più importanti . Vorrei dare ampio affidamento dell'impegno del Governo al riguardo. Mi consento anche di esprimere la ragionevole speranza che il nostro impegno (intanto il nostro impegno) e quello di tutti porti al risultato che non sia questione capace di precludere il raggiungimento del risultato che tutti vogliamo.
Altri problemi sono emersi sul fronte regionale e sono problemi anche gravi che richiederanno un impegno importante del Governo. Cito due casi, per i records negativi che testimoniano: la Sardegna, con il suo record in termini di disoccupazione, ma anche con la legge di rinascita, con il pacchetto concordato dal Governo che era stato in qualche misura definito e che richiede, in ogni caso, uno sforzo congiunto; ed ancora i problemi della criminalità che a Reggio Calabria segnano un altro record drammaticamente negativo.
Ho citato tali questioni non tanto per affrontare in questa occasione una discussione sul come risolvere i problemi che ho detto ma per significare che approccio dare agli stessi . Credo soprattutto ad uno sforzo che dovremo fare: quello di riproporre un rapporto tra Stato e regioni o comunque tra Stato e realtà locali in termini in parte diversi da quelli che abbiamo vissuto per troppo tempo. Abbiamo per molto tempo vissuto il rapporto in questione in termini — come dire? — di spoliazione della salma... Un po' più soldi, un po' più potere, un po' meno soldi, un po' meno potere e poi si trovava un compromesso. Non credo fosse questo l'animo degli autonomisti che hanno costruito questo paese. Ritengo che con le regioni debba prima di tutto essere attuato un confronto sui temi nazionali . Credo che il rapporto debba essere di concorso alla definizione della politica nazionale.
Credo che questo rapporto si debba fondare sulla necessità di avere, anche da parte dello Stato centrale, un momento di confronto critico e di apporto costruttivo. Quando si vogliono cercare assieme le soluzioni, queste si trovano; non è possibile altrimenti, a meno che esse non siano ideologicamente impostate.
Questo è l'atteggiamento che già al Senato avremmo voluto ribadire: un atteggiamento che ci è sembrato non compreso. Cito, in particolare, il voto contrario della Sùdtiroler Volkspartei, che — vi prego di credere — mi ha sorpreso e dispiaciuto davvero, perché avevamo costruito assieme una serie di indirizzi, basati su una linea di continuità, ma anche di progresso nella continuità, che mi sembravano veramente testimoniare un atteggiamento importante. Eravamo arrivati a definire quella che è la questione più significativa, cioè il rapporto finanziario, secondo un'impostazione che, al dì là di possibili perfezionamenti, avrebbe potuto essere accolta. E mi è venuto un sospetto — e ciò mi ha fatto più male di tutto — cioè che fosse mancato non l'impegno, non la fedeltà agli indirizzi, non la migliore intenzione di collaborare, ma fosse mancato l'elenco, questo si vuoto, delle questioni di sempre, delle questioni che mancano. Ecco, se è mancato l'elenco, io sono disposto a metterlo a disposizione. Vorrei, però, che fosse riconsiderato lo spirito con il quale …

MARIO CAPANNA. E la questione morale?

PRESIDENTE. Onorevole Capanna, la prego!

GIOVANNI GORIA, Presidente del Consiglio dei ministri . Questo vale soprattutto non soltanto per la questione della minoranza di lingua tedesca, ma per quelle relative ad altre minoranze importanti …

MARCO PANNELLA. Quella di lingua italiana !

GIOVANNI GORIA, Presidente del Consiglio dei ministri. .. .di lingua francese per la Val d'Aosta, di lingua ladina, di lingua slovena, per le quali vi sono processi dì collaborazione che debbono andare avanti.
È un problema regionale solo perché territorialmente collocato; ma è sicuramente problema nazionale, per il suo significato, quello della Valtellina. Ho avuto occasione di dire già in Senato — vorrei ripeterlo in questa sede — che, al di là della solidarietà più sentita per le vittime di quella sciagura, il Governo vuole rispondere con atti ed azioni, gesti, cose che contano, non chiacchiere. Tutto qua!

TOMASO STAITI DI CUDDIA DELLE CHIUSE. Avete mandato Gaspari!

GIOVANNI GORIA, Presidente del Consiglio dei ministri. Il ministro Gaspari sta compiendo atti ed azioni.
Da ciò anche l'attenzione per le questioni regionali.
Un 'altra serie di questioni è stata, io credo, più che comprensibilmente dibattuta in modo ampio ed approfondito. Mi riferisco al problema dei portatori di handicap, che ha dato luogo in questi giorni anche a qualche sollecitazione, purtroppo molto spiacevole, che, per altro, ha trovato una volontà parlamentare, sia pure espressa con strumenti di indirizzo più che con strumenti legislativi, molto efficace. Desidero dire che l'ipotesi della costituzione presso le Presidenze del Consiglio dei ministri di una commissione per l'approfondimento del problema del handicap è fin da ora accettata dal Governo, con l'impegno di costituire tale organismo, nel modo migliore, perché compia un lavoro efficace.
Questo argomento collega il mio ragionamento all'esame di un'altra questione che è stata sollevata in maniera, direi, del tutto attesa, stante anche qualche polemica, che mi pare fuori luogo, che ha caratterizzato il dibattito in questi giorni: mi riferisco al problema della commissione speciale per la parità uomo-donna, che già ha compiuto un'esperienza presso la Presidenza del Consiglio dei ministri e che credo possa continuare tale esperienza, rendendola via via più produttiva.
Al di là di queste questioni organizzatorie, desidero accennare a due questioni molto più articolate ed importanti: i temi della giustizia e dell'impianto carcerario di questo paese.
Credo che non sarà sfuggito come essi abbiano occupato la parte più cospicua, se non altro in termini di volume, vuoi nel documento programmatico vuoi nelle dichiarazioni rese alle Camere dal Governo. Trattasi di temi di libertà e, come tali, devono essere riguardati con priorità assoluta.
Non credo che qui sia utile, e nemmeno necessario, riprendere l'elenco degli impegni, se non per ribadirlo e riproporlo, come somma delle questioni alle quali si vuole riguardare; si tratta di temi di libertà che hanno avuto anche, in qualche misura, richiami a testimonianze concrete. Mi riferisco al caso Signorelli, che è stato evocato, sul quale il Governo non ha mancato (come primi gesti), di procedere ad un approfondimento; credo — ne sono anzi certo — di poter anticipare il ministro di grazia e giustizia il quale, nella esposizione che terrà domani mattina alla Commissione giustizia, credo di questa Camera, comprenderà anche questo tra gli altri temi di più generale portata, non mancando di calarli anche nei casi concreti.
Il secondo ordine di questioni che volevo richiamare, riguarda ciò che già nei titoli ho evocato, nella prima parte di questa replica: il tema dell'ambiente. Ho trovato qualche curiosità, nella riproposizione di un confronto che io considero proficuo, avuto durante la fase di impostazione del Governo, con í gruppi delle liste verdi; mi è sembrato che qualcosa, anche proprio delle cose accadute, dovesse essere ripristinata, ma non mi interessa farlo. In qualche misura, sarebbe il segno di una ricerca di ciò che divide, invece che di ciò che può essere ricercato insieme!
Affermo qua, come per altro credo sia di una certa evidenza nella lettura del documento programmatico, la piena, significativa attenzione del Governo, per la questione del l'ambiente inteso, credo, nel modo da tutti convenuto, come riprogettazione e non come semplice conservazione; riguardato come ambiente naturale, certo, ma anche come ambiente urbano ed umano.

MARCO PANNELLA. Sul Ministero dell'ambiente, viene accettato o no l'abbinamento?

PRESIDENTE. Onorevole Pannella, la prego!

GIOVANNI GORIA, Presidente del Consiglio dei ministri. Ciò che ho maturato, via via che il dibattito scorreva, è però un'altra questione, rispetto a quelle programmatiche che ho ricordato, una questione che richiamo a quest'Assemblea molto sommessamente, data la sua natura e delicatezza; ma ad essa non credo che potremo sfuggire perché, se non risolta, temo sia tale da vanificare tutti gli sforzi, del Governo e del Parlamento.
Mi riferisco alla situazione dei lavori parlamentari, agli impegni parlamentari in connessione con l'operatività dei due rami del Parlamento. Il signor Presidente sa con quanto rispetto, sin dall'inizio di questa mia esperienza, ho guardato a tale questione, ma il signor Presidente sa anche la preoccupazione con la quale vi ho guardato! Rendere il Parlamento non pronto a rispondere alle sollecitazioni proprie o del Governo (di là dalle questioni di differenziazione tra iniziative di origine diversa), significa in qualche misura aver mancato, dall'una e dall'altra parte, al dovere principale.
Ho evocato la questione non solo perché è importante e mi preoccupa; ma anche perché vorrei sin d'ora, già con l'impegno di una risposta all'avvio dei lavori di settembre, dichiarare tutta la disponibilità del Governo a fare, nei limiti del possibile (non più in là), la sua parte perché si ritrovi un'agibilità piena del Parlamento. Mi riferisco, evidentemente, alla decretazione d'urgenza, ma anche alla organizzazione della procedura relativa alla presentazione dei disegni di legge, in modo da non sovraccaricare gli impegni, di là dal possibile.
Piena disponibilità c'è anche a rivedere posizioni precedenti, all'unica condizione, ripeto, che si riapra la prospettiva di una legiferazione ordinaria tempestiva, pena l'avvitamento, a quel punto davvero invincibile, su strumenti di urgenza.
Non vado oltre. Ho già detto che sono pienamente consapevole di aver tralasciato molte questioni, tutte puntualmente censite nei documenti parlamentari…

FRANCESCO RUTELLI. Saranno stampate e distribuite !

GIOVANNI GORIA, Presidente del Consiglio dei ministri. ...e che saranno comunque all'attenzione del Governo. Quello che vorrei sottolineare in conclusione, è — se me lo consentite — il senso di responsabilità e la forte consapevolezza che il Governo ha di voler garantire ai cittadini l'azione la più incisiva possibile, sia sul quotidiano che su quello che abbiamo definito il profilo alto. Francamente, non riesco ad immaginare se la maggioranza degli italiani si sia ben districata, in questi giorni, tra formule geometriche vecchie e nuove, perplessità più o meno accentuate, paternità vere o presunte. Credo però di poter intuire che la grandissima maggioranza della gente ci chiede di fare il nostro mestiere, sul quotidiano e sul profilo alto, per garantire stabilità al nostro sistema, sviluppo, più giustizia nella distribuzione della ricchezza, più qualità non solo nell'ambiente ma anche nella vita quotidiana, più chiarezza, più trasparenza, più funzionalità nel rapporto tra Stato e cittadini . Per quel che riguarda il Governo che ho l'onore di presiedere, se avrà la fiducia anche di questo ramo del Parlamento, posso garantire fin d'ora che ce la metteremo tutta, senza risparmio, per fare fino in fondo il nostro dovere. Siamo però pienamente consapevoli che a poco riusciremo se non avremo la collaborazione, altrettanto convinta ed impegnata, del Parlamento. Dato che ho l'assoluta certezza che questa collaborazione, da tutte le parti, nel rispetto delle posizioni di ciascuno, non mancherà, esprimo fin d'ora un vivissimo «grazie» (Applausi al centro e dei deputati dei gruppi del PSI, del PRI, del PSDI e liberale).

On. Giovanni Goria
Camera dei Deputati
Roma, 5 agosto 1987

(fonte: Camera dei Deputati - Atti parlamentari - Resoconto della seduta di mercoledì 5 agosto 1987)


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