LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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VII° GOVERNO ANDREOTTI: INTERVENTO DI GIULIO ANDREOTTI ALLA CAMERA DEI DEPUTATI
(Roma, 17 aprile 1991)

Il VII° Governo Andreotti, ancora un pentapartito, si insedia il 12 aprile 1991, con un programma da fine legislatura. Il giorno successivo, a causa di alcuni veti posti dal PSI su un ministro del PRI, i repubblicani decidono di uscire dal Governo.
Il Presidente del Consiglio presenta le linee programmatiche del governo alla Camera dei Deputati il 17 aprile 1991.

* * *

GIULIO ANDREOTTI, Presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho avuto già modo il 29 marzo, parlando nell'altro ramo del Parlamento, di rendere giustizia alla costruttività delle Camere nella legislatura in corso elencando una serie di importanti disegni — taluni di remoto inizio — portati a conclusione e rilevando come le stesse Camere ed il Governo abbiano di recente affrontato con compattezza e successo due eventi straordinari: la crisi Iraq-Kuwait ed il semestre di Presidenza italiana della CEE.
Lo sforzo delle ultime settimane si è sviluppato, non senza qualche difficoltà, per ricercare in che modo si possa utilizzare l'anno residuo correggendo il duplice deficit che ci attanaglia: quello economico finanziario e quello della sicurezza dei cittadini, specie, ma non soltanto, verso la criminalità organizzata; tutto questo corrispondendo contemporaneamente ad una esigenza di riforme istituzionali che non può essere differita se non ci si vuole trovare impreparati alla data dell'Europa integrata, che è ormai alle porte. Né è lecito trascurare un'ansia di semplicità di procedura, di certezza di norme giuridiche, di salvaguardia dei diritti elementari del popolo, suscitante anche un moto riequilibratore di funzioni e di poteri ispirato al decentramento regionale, a sua volta articolato con ampie deleghe agli enti locali.
Rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni recuperandone la trasparenza e l'efficacia è un'esigenza da tutti avvertita e per la quale tutti dobbiamo operare.
Al Governo spetta di fare la sua parte sollecitando, proponendo ed attuando, con gli indirizzi che il Parlamento determinerà, un disegno coerente di approfondimento del metodo democratico proprio del nostro ordinamento.
Le vicende di questi ultimi giorni (dall'opportunità di non limitarsi al rimpasto ma di aprire la crisi per una ricognizione delle cose da fare da qui alla scadenza normale della legislatura) vanno lette, appunto, alla luce della necessità non soltanto di rinvigorire l'azione programmatica ma anche e soprattutto di impostare una riflessione sui valori di libertà, di partecipazione e di consenso che stanno alla base della nostra società.
Forse lo sforzo, talvolta disordinato, come è inevitabile in una società che ha progredito a marce forzate verso l'acquisizione di nuovi traguardi di benessere economico, ci ha fatto perdere di vista proprio il senso vero, la motivazione profonda, in una parola il perché del nostro collocarci come società democraticamente organizzata.
E l'esigenza di confrontarci, in maniera, direi, sanamente competitiva, con altri paesi nell'ambito dell'Unione europea, con la ricordata scadenza del mercato unico, con il passaggio alla seconda tappa del sistema monetario europeo, con la ricerca di un'identità comune (dalla politica estera a quelle dell'ambiente e dell'innovazione tecnologica), ha fatto passare in secondo piano il problema dell'adattamento delle strutture organizzative della società non soltanto ai nuovi bisogni venuti prepotentemente alla ribalta ma anche all'esigenza di mettere i cittadini a contatto più diretto con la vita delle istituzioni.
Il Governo vuole operare interpretando la volontà, di recente confermata da parte delle forze politiche che lo sostengono ma condivisa anche da altri partiti, perché tra vecchia e nuova legislatura non vi siano tempi morti, non vi siano soluzioni di continuità, ma un'azione feconda per preparare il nuovo e realizzare ciò che non può attendere o che, comunque, non tollera rinvii.
Le linee lungo le quali intendiamo agire sono quelle che privilegiano le cose concrete, plausibili, da realizzare entro scadenze precise, nella convinzione che il giusto concetto di «riforma» non sia scindibile dalle esigenze di buon governo, tra le quali si pone appunto un costruttivo dibattito sulle strutture da modificare, in un'Italia che è profondamente cambiata da quegli anni lontani quando in quest'aula demmo vita alla Costituzione repubblicana.
Dobbiamo soprattutto stare attenti a cogliere e soddisfare le istanze vere della gente, in modo da evitare che nei confronti delle istituzioni pubbliche e delle relative strutture si rafforzino e si sviluppino reazioni di disaffezioni, delle quali oggi costituisce una manifestazione preoccupante il fenomeno dei particolarismi locali e domani potrebbe essere un sintomo altrettanto allarmante l'ampliamento dell'estensione nelle elezioni politiche.
Le questioni istituzionali, il risanamento della finanza pubblica, la giustizia e la lotta alla criminalità e l'adeguamento della pubblica amministrazione sono i quattro punti di riferimento sui quali saremo giudicati.
Non ci sfuggono altre importanti questioni, alcune delle quali — tra queste quelle relative all'ambiente, alla scuola, all'università, alla ricerca, alla riforma dell'assistenza sanitaria, all'agricoltura, al turismo e alla casa — di particolare sensibilità. Ad esse il Governo continuerà a prestare la massima attenzione chiedendo, in un intensificato impegno delle due Camere, la sollecita approvazione dei provvedimenti pendenti e promuovendo le opportune iniziative volte ad accelerare il perfezionamento di altri essenziali disegni di legge, alcuni dei quali in fase di avanzata elaborazione.
Nel sentir menzionare questi temi, qualcuno certamente potrà rimproverarci di genericità. Già mi pare di percepire le obiezioni di chi ci accusa di elaborare cataloghi di buone intenzioni, di ripetere cose udite, di manifestare una certa povertà della nostra fantasia e nello stesso tempo scarsa incisività di un'azione dispersa dietro troppi rivoli.
Il programma che mi accingo ad illustrare non vuol essere liturgicamente ripetitivo, anche se i problemi che abbiamo davanti restano quelli che sono e che purtroppo tutti noi conosciamo da tempo; per altro, sarebbe esercizio privo di senso cercare di reinventarne altri soltanto per il gusto del nuovo. Il traguardo da raggiungere è l'inserimento dell'Italia nella realtà europea, è il superamento della dicotomia tra le sue potenzialità creative e l'inadeguatezza delle sue strutture rispetto al disegno unificatore del continente, oggi una vicina prospettiva ricca di ulteriori sviluppi non meno innovativi.
Vogliamo prender coscienza delle richieste che vengono dalla gente, che sono quelle di una maggiore efficienza dello Stato, non soltanto nei settori — diciamo così — tradizionali, ma anche in quelli sui quali la domanda dei cittadini, in una società modernamente organizzata, si fa sempre più pressante e giustamente esigente. In questa cornice la tragedia di Livorno, costata tante vittime (alle cui famiglie va la nostra solidarietà) e l'incidente al largo di Genova — ultimi anelli di una dolorosa catena — debbono indurci a prendere sollecitamente misure concrete per prevenire in tutto ciò che è possibile, sia per quanto riguarda la tutela delle persone sia per quel che si riferisce alla protezione dell'ambiente, i rischi di così immani disastri.
E vengo ai problemi istituzionali. Nelle riunioni con i rappresentanti dei partiti della maggioranza, che si sono tenute la settimana scorsa a palazzo Chigi, abbiamo affrontato, con grande responsabilità ed altrettanto senso della misura, il problema di introdurre sin da questa legislatura modifiche al nostro sistema istituzionale che garantiscano l'efficace funzionamento del Parlamento, valorizzino il ruolo delle regioni e rendano più incisiva l'azione del Governo.
Nessuno oggi dubita, dopo più di quarant'anni di esperienza politica e parlamentare e alla luce delle grandi trasformazioni sociali degli ultimi decenni, che sia non soltanto opportuno ma anzi necessario por mano ad una rivisitazione critica della nostra Carta costituzionale. Del resto, la stessa crisi di Governo ed ancora i lavori compiuti nella passata legislatura dalla Commissione Bozzi, i dibattiti svoltisi nei due rami del Parlamento (sempre durante la IX legislatura), l'approvazione da parte del Senato e la discussione in seno alla Camera dei deputati del disegno di legge sul bicameralismo sono segni evidenti di come le questioni istituzionali abbiano raggiunto certamente su alcune materie un livello di maturazione tale da permettere nuove sollecite scelte.
Quanto più si precisa e diventa forte la domanda di efficienza che viene dai cittadini tanto più si pone la responsabilità di fornire risposte adeguate e, quindi, efficaci.
È comunque difficile immaginare che le correzioni e le modifiche alla Costituzione possano essere apportate senza che attorno ad esse si sia formato un consenso ampio e duraturo.
La riforma del bicameralismo ubbidisce all'esigenza di una società che attende dalla semplificazione delle procedure di formazione delle leggi e da un più incisivo controllo politico una risposta la più chiara e sollecita possibile. Non dobbiamo, dunque, deludere questa aspettativa, che si ricollega alla previsione di ampie forme di delegificazione e, quindi , di un'accresciuta potestà regolamentare da parte del Governo nelle materie non riservate dalla Costituzione alla legge.
Mettere ordine nel processo di formazione delle leggi significa anche dire la parola fine a quello che non esito a definire un pluridecennale abuso nell'utilizzo di uno strumento che la Costituzione limita ai casi straordinari di necessità e di urgenza (Commenti). Una revisione dell'articolo 77 della Costituzione, nel senso di assicurare scadenze tassative ai tempi di approvazione o di voto contrario dei decreti-legge e di non consentire aggiunte o modifiche ai testi sottoposti al vaglio parlamentare, significa cancellare dal nostro vocabolario il termine «reiterazione», che ha costituito oggetto di giusti e pertinenti rilievi anche da parte del Presidente della Repubblica.
Tra l'altro restituiremo al Parlamento un tempo prezioso per la sua normale attività.
Mi sembra, altresì, che nel dibattito istituzionale siano diventati ormai maturi i tempi di una revisione dell'articolo 81 della Costituzione, di cui gradualmente si è andata perdendo la precisa natura di correttezza finanziaria; e pertanto ritengo che la partecipazione del Parlamento al processo di formazione della legge finanziaria e di approvazione del bilancio dello Stato debba avvenire riconoscendo al Governo la responsabilità ultima della manovra finanziaria, così come avviene nelle principali nazioni europee. Almeno per il biennio che ci separa dal completamento del mercato unico è necessario un autolimite rigoroso per ristabilire un equilibrio troppo compromesso.
La partecipazione piena alla vita delle istituzioni di una società come la nostra, così articolata e composita e con il grado di sviluppo culturale, sociale ed economico che ha raggiunto, richiede inoltre che il governo in senso ampio delle diverse collettività venga sempre più demandato alla responsabilità degli organi locali e, in primo luogo, delle regioni, peraltro — lo ripeto — con un normale ed ampio uso delle deleghe ai comuni e alle province.
Il problema che abbiamo davanti a noi non consiste infatti soltanto nel realizzare un decentramento amministrativo, presupposto dell'efficacia dell'azione; dobbiamo altresì fare in modo che le regioni vedano accresciute le loro articolate competenze per poter rispondere pienamente alle esigenze delle popolazioni, sapendo interpretare necessità e bisogni certamente meglio di quanto non possa fare l'amministrazione centrale.
Il Governo, pertanto, opererà per sollecitare l'approvazione definitiva delle proposte che attribuiscono alle regioni competenze normative in tutte le materie non espressamente riservate alla potestà legislativa dello Stato.
Nello stesso ordine di idee è necessario che alla capacità di spesa delle regioni e degli enti locali corrisponda anche un'autonomia di carattere impositivo, quale premessa di una gestione finanziaria oculata e in ogni caso commisurata alla disponibilità delle risorse.
L'attribuzione di una parte dei tributi erariali, l'istituzione di nuove imposte decentrate e la previsione di un fondo di perequazione per le regioni meno favorite costituiscono i caposaldi di questa riforma, che si inquadra, oltre che nella completa attuazione del dettato costituzionale, in quella dialettica tra centralismo e poteri locali che non soltanto è normale, come ci insegna l'esperienza di altre nazioni, ma che è propria di una società diventata adulta, capace di esaltare e di valorizzare nell'unità le autonomie e le peculiarità locali.
In questa stessa prospettiva si pone la volontà del Governo di portare a conclusione in tempi brevissimi le misure residue di attuazione del «pacchetto» per l'Alto Adige.
Le riforme istituzionali, che toccano la costituzione materiale dello Stato, richiedono una maturità di giudizio, che va acquisita in profondità ed attraverso un'ampia partecipazione. Ciò è tanto più vero ed opportuno allorché si passa a discutere delle forme di presidenza dello Stato e Governo e della necessità di adattarle al grado di crescita della nostra società.
Non concordanze sul mandato da fissare in questa legislatura per dare al primo biennio della prossima poteri di riforma costituzionale hanno fatto rientrare il mio programma in proposito: salvo opportunità che emergessero in senso diverso, occorre, quindi, rimettersi alla volontà ed alle indicazioni dell'XI legislatura della Repubblica circa i metodi ed in contenuto delle riforme.
Ma nel frattempo un ampio confronto, anche in ambienti culturali ed accademici, come già fu fatto nell'immediato dopoguerra, prima dell'Assemblea Costituente, consentirà di chiarire i termini delle questioni in giuoco, senza pregiudiziali negative né pretese intangibilità.
C'è, tuttavia, parecchio da fare sul terreno delle riforme, senza ritardi e rinvii.
Oltre al perfezionamento della legge sul bicameralismo e sulle regioni e le citate modifiche costituzionali sui decreti-legge e sulla disciplina di bilancio di cui ho già detto, vi è anche da completare l'iter del disegno di legge che rende più rigorosa l'introduzione delle amnistie. Confermiamo, altresì, il nostro appoggio alla proposta di legge costituzionale presentata da diversi deputati e relativa al cosiddetto semestre bianco, allorché quest'ultimo coincida in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura. Ne sottolineo qui l'urgenza indifferibile.
Continuerà, intanto, il confronto sulle modifiche alle leggi elettorali, sulle quali per ora si è acquisito soltanto il favore per l'introduzione di un collegio unico nazionale per la Camera dei deputati e per adeguare il numero dei colleghi ai seggi senatoriali, tuttora incompleti (oggi 238 su 315 mandati).
Infine, per quanto riguarda il referendum sulle preferenze che, nel frattempo, abbiamo fissato per il giugno, il Governo penserebbe ad un disegno di legge che ne rinvii eccezionalmente …

GIUSEPPE CALDERISI. Meglio che non ci pensi!

GIULIO ANDREOTTI, Presidente del Consiglio dei ministri. ... la celebrazione in coincidenza con le elezioni politiche per la XI legislatura. E ciò non solo per evitare una ingente spesa ma più che altro per avere il tempo di regolamentare organicamente la materia nell'ambito della modifica della legge elettorale per la Camera dei deputati. Riflettiamo, inoltre, sull'opportunità di evitare che l'eventuale mancato raggiungimento del quorum di partecipazione al referendum stesso, come è già avvenuto, finisca con lo sminuire il valore dell'istituto referendario e, più in generale, per distogliere i cittadini dalla partecipazione alle urne. Si tratta di preoccupazioni obiettive, che peraltro sono legate ad una larga e sollecita accettazione delle Camere, senza di che è inutile procedere.
Prego tutti i gruppi di volersi esprimere con chiarezza su questo punto nel corso dell'attuale dibattito sulla fiducia.
Strettamente collegati ai problemi del funzionamento delle istituzioni sono quelli della giustizia e dell'ordine pubblico.
Di fronte all'obiettiva gravissima difficoltà della situazione, in particolare in alcune regioni meridionali, sentiamo la necessità di un rinvigorimento della risposta globale dello Stato per contrastare la criminalità organizzata e per restituire ai cittadini un livello di sicurezza generale rispondente alle esigenze di una nazione civilmente ordinata ed all'altezza, senza eccezioni territoriali, dell'Europa unita.
L'andamento della delinquenza in questi ultimi anni non ha conosciuto, nonostante i provvedimenti adottati, né soste né pause.

MAURO MELLINI. Anche a causa dei provvedimenti adottati!

GIULIO ANDREOTTI, Presidente del Consiglio dei ministri. Questo forse è un po' esagerato, onorevole Mellini.
Ed il livello di allarme sociale continua ad essere elevato, aggravato dagli effetti devastanti del traffico e del consumo degli stupefacenti, forte alimento e serbatoio della criminalità organizzata, nei suoi molteplici intrecci con la malavita comune, con la microcriminaltà e con la delinquenza minorile.
L'ampiezza e la gravità del fenomeno da combattere richiedono uno sforzo ulteriore, un contributo globale non soltanto da parte degli organi di prevenzione e di repressione, bensì di tutti gli apparati pubblici, dallo Stato agli enti locali, nessuno escluso, con la collaborazione convinta ed impegnata delle famiglie, della scuola e delle organizzazioni religiose.
Nel corso di questa legislatura sono stati approvati provvedimenti di grande importanza, come la nuova disciplina antidroga, l'aggiornamento della normativa antimafia, le norme concernenti i sequestri di persona e la protezione dei collaboratori della giustizia. Altre iniziative sono all'esame delle Camere e ricorderò, in particolare, il recente «pacchetto» di provvedimenti contro la criminalità, adottato in attuazione della risoluzione, votata dalla Camera dei deputati il 25 settembre dello scorso anno, che impegna il Governo a rendere ancora più incisiva la lotta contro la delinquenza.
So quanto il Parlamento sia sensibile a tali problemi. In questa prospettiva si collocano anche le proposte della Commissione sul fenomeno della mafia volte ad impedire, attraverso un codice di comportamento per i partiti politici, continuità tra criminalità organizzata e politica in occasione della formazione delle liste elettorali.
Il coordinamento in materia di lotta alla criminalità organizzata rimane il tema centrale sui tre piani politico, giudiziario ed amministrativo.
Nel corso di un recente dibattito parlamentare è stata autorevolmente sostenuta l'opportunità di attribuire la funzione di un più efficace coordinamento dell'attività dell'intera pubblica amministrazione ad un organo collegiale presieduto dal Presidente del Consiglio dei ministri, cui partecipino tutti i ministri interessati.
In linea con tale orientamento, ma evitando un'inutile duplicazione di apparati e di organi, è intenzione del Governo utilizzare, con gli opportuni adeguamenti, le strutture del Comitato interministeriale per le informazioni e la sicurezza, previsto dalla legge n. 801 del 1977.
Le funzioni del Comitato saranno riviste e rafforzate per disporre di uno strumento agile, non soltanto, come avviene attualmente, di consulenza e di proposta nel quadro della politica informativa e della sicurezza, ma di effettivo impulso e di coordinamento delle complessive strategie di lotta alla criminalità organizzata, non meno che all'eversione terroristica, della quale si annunciano sul piano internazionale preoccupanti segni di ripresa che sarebbe irresponsabile non valutare.
Si impone, poi, un ripristino di adeguata presenza in tutto il territorio, superando una volta per sempre particolarismi, duplicazioni e comportamenti frammentari.
Sul piano del coordinamento giudiziario sottoporremmo al vaglio del Parlamento l'idea, maturata in seno al Consiglio superiore della magistratura, di istituire una procura regionale per le indagini contro il crimine organizzato. Nel frattempo, esamineremo la possibilità di demandare al procuratore generale della Corte di cassazione una funzione di coordinamento tra i diversi distretti di corte d'appello al circoscritto ma significativo fine di evitare «indagini parallele», dirimendo l'insorgere di screditanti conflitti di magistrati di differenti uffici.
Anche il coordinamento tra magistrati e forze di polizia va migliorato, secondo le linee di proposta suggerite da un recente decreto-legge, che prevede servizi centrali ed interprovinciali da affiancare agli organismi esistenti per costituire un'effettiva task force a disposizione di ogni pubblico ministero.
Come dicevo poc'anzi, nella lotta alla criminalità organizzata assumono rilievo il più diretto impegno ed il coinvolgimento di tutte le amministrazioni pubbliche, centrali e periferiche, e delle autonomie locali.
Al fine di promuovere tale risultato appare opportuno rafforzare le funzioni dei commissari di Governo e risolvere al contrasto della criminalità, organizzata anche l'opera del comitato provinciale della pubblica amministrazione, recentemente istituito, quale sede di coordinamento e di impulso di tutti gli organi periferici dello Stato.
Appare, infine, necessario rendere organico e razionale, nel controllo del territorio, anche l'impiego della polizia municipale, coordinandone le attribuzioni ed i poteri con gli organi di polizia dello Stato.
Il Presidente della Repubblica ha ricordato l'esigenza di «porre al centro della vita del paese i problemi della libertà, dell'uguaglianza e della certezza del diritto» e di considerare il 1991 come «l'anno della giustizia». Il Governo intende corrispondere a questa esortazione con un impegno rigoroso e senza riguardi ad uno status quo dimostratosi insufficiente.
In particolare, per quanto riguarda le carenze degli organici, sarà possibile intervenire con norme di adeguamento tecnico sui tempi delle procedure di concorso. Gli attuali posti vuoti, che riguardano più di mille unità (cioè il 18 per cento degli organici, con punte del 34 per cento proprio nelle zone a più alta penetrazione criminale), dovrebbero poter essere occupati in breve tempo attraverso i concorsi in via di espletamento, che prevedono la copertura di 1500 posti. Resta inoltre il problema delle destinazioni d'ufficio quando nessun magistrato idoneo faccia richiesta per coprire le vacanze.
Verrà, inoltre, presa in considerazione la possibilità di trattenere provvisoriamente in servizio i magistrati che ne facciano richiesta, elevando di due o tre anni il limite pensionistico; soluzione, questa, che comporta scarsi oneri aggiuntivi di spesa ed è tale da garantire il mantenimento di un alto livello di professionalità.
Nel contesto della normativa disciplinare dei magistrati, attualmente all'esame del Parlamento, particolare attenzione dovrà essere riservata alla definizione di precise fattispecie, onde evitare che comportamenti reprensibili possano essere sottratti alle adeguate sanzioni.
Il Governo intende altresì incoraggiare l'impegno legislativo per ricondurre alla sanzione amministrativa molte fattispecie oggi previste come reati. Questo è un punto essenziale. Gli affari pendenti presso alcune sedi assommano a centinaia e la pletora di piccole infrazioni finisce coll'impedire l'accertamento dei reati gravi.
Ai fini della decongestione delle pendenze giudiziarie è essenziale anche che venga concluso sollecitamente l'iter legislativo del provvedimento relativo all'istituzione del giudice di pace attualmente all'esame della Commissione giustizia del Senato della Repubblica.
Con l'entrata in vigore della norme sul giudice di pace e del codice di procedura civile (che prevedono il giudice monocratico) dovrà essere colta l'occasione di adeguare le norme della delega per il riordino e la revisione delle circoscrizioni giudiziarie.
Nell'ottobre del prossimo anno scadrà il termine assegnato dall'articolo 7 della legge di delega agli adeguamenti del nuovo codice di procedura penale: occorrerà provvedere ad un sistema organico dei rimaneggiamenti effettuati sin qui «in ordine sparso» e, spesso, privi di un puntuale coordinamento.
In tale contesto, non potranno essere accolti meccanismi intesi a prorogare ulteriormente il sistema precorso. Occorrerà, invece, incoraggiare la definitiva transizione verso il nuovo, senza trascurare le opportunità — da più parti suggerite — di differenziare il rito per i processi di criminalità organizzata.
E', infine, volontà del Governo di prestare ogni attenzione al messaggio presidenziale sul funzionamento del Consiglio superiore della magistratura, predisponendo una specifica iniziativa legislativa volta a disciplinarne il potere regolamentare.
In ogni modo questa materia sarà compresa nel disegno di riforma costituzionale cui dovrà dedicarsi razionalmente la prossima legislatura.
Rendere più spedito il corso della giustizia, creare condizioni di maggiore sicurezza in materia di ordine pubblico sono compiti essenziali ma che non esauriscono certamente l'impegno che deve essere profuso per avvicinare i cittadini allo Stato.
Talvolta, è vero, è più agevole prender e iniziative propositive che amministrare il quotidiano. Per fare ciò occorre competenza, cui si aggiungono perseveranza e quel tanto di motivazione anche ideale che serva a rendere meno gravoso ciò che di ripetitivo può esserci nel lavoro.
Il Governo intende prestare la massima attenzione ai problemi del pubblico impiego e, in questo ambito, a quelli di una dirigenza capace di assumersi, nell'esercizio delle sue funzioni, le conseguenti responsabilità. È questa, del resto, la linea cui è improntata la legge sulla semplificazione delle procedure amministrative, di cui forse pochi hanno apprezzato la fondamentale importanza e per la cui sollecita attuazione il Governo intende adoperarsi nella consapevolezza che la trasparenza, la pubblicità e, quel che più conta, la certezza della conclusione del procedimento rappresentano tappe fondamentali per restituire ai cittadini quella fiducia nella amministrazione della cosa pubblica che antiche e giustificate diffidenze hanno così profondamente scalfito.
Nella stessa ottica ed utilizzando l'efficace lavoro di redazione che commissioni di specialisti stanno compiendo, si appronteranno testi unici per dare a tutti la certezza delle norme vigenti, oggi pressoché impossibile in alcuni comparti disseminati da una pletora di leggi e di modifiche.
La partecipazione dei cittadini alla vita dello Stato si pone anche con riferimento alla scelta dei sistemi di reclutamento nelle forze armate. Il Governo elaborerà, a tal fine, nel quadro di un progetto globale di ristrutturazione delle stesse forze armate, il ricorso ad una formula mista che consenta di disporre di un'aliquota di forze professionali e di una seconda aliquota di forze reclutate attraverso la leva obbligatoria.
Per gli interventi militari in occasione di pubbliche calamità od altre esigenze emergenti si creeranno strumenti di rapidissimo impiego e non solo nelle zone d'Italia dove sono di stanza forti unità dell'esercito. L'esperienza recente di Brindisi, con l'arrivo dei 20.000 albanesi, ci dimostra quanto ciò sia necessario.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, le prospettive dell'unione europea ci pongono di fronte ad un percorso che definirei obbligato: perché dobbiamo, da un lato, continuare a fornire il nostro contributo al processo di integrazione e, ciò, con l'obiettivo di meglio servire i valori della libertà e della democrazia che fanno parte della cultura europea; e perché dobbiamo altresì compiere ogni sforzo per realizzare, sempre nella prospettiva dell'unione economica e monetaria, un elevato grado di convergenza con le economie delle altre nazioni europee.
Il Governo si impegnerà, pertanto, nel corso di quest'anno, perché le due conferenze sull'unione economica e monetaria si concludano positivamente. Particolare attenzione porteremo agli aspetti istituzionali per dotare la Comunità di organi responsabili, efficaci e posti sotto controllo democratico. In Consiglio dei ministri continueremo a dedicare una parte dei nostri lavori all'approfondimento di questi temi.
Ma perché il nostro sostegno, che deve essere deciso e convinto, al passaggio alla seconda tappa del sistema monetario europeo ed alla creazione della Banca centrale europea diventi realtà, dovremo far seguire ai propositi comportamenti coerenti.
Occorrono, infatti, una decisa riduzione del disavanzo pubblico, prima, e, poi, un alleggerimento del peso del debito pubblico rispetto al prodotto interno lordo. E se è ormai chiaro che non può aversi unione monetaria senza la partecipazione dell'Italia, dobbiamo allora operare perché lo stato delle nostre finanze non venga utilizzato come motivo di ritardo nel processo verso l'integrazione.
Noi siamo, dunque, di fronte alla necessità di fare in modo che le manovre correttive che dovremo adottare producano i risultati attesi in tempi rapidissimi. Per ottenere ciò, condizione essenziale — lo ripeto — è la non alterazione dei relativi provvedimenti, sopra tutto di quelli fiscali, in sede parlamentare.
L'impegno della maggioranza in tal senso potrebbe essere rafforzato con alcune modifiche di urgenza alle leggi n. 468 del 1978 e n. 362 del 1988. Come ho detto all'inizio — e mi scuso di una certa lunghezza; riparerò poi nella replica essendo brevissimo (Commenti) — se vogliamo garantire risultati stabili, dovremo avviare la modifica dell'articolo 81 della Costituzione, introducendo un sistema che consenta al Parlamento di approvare... Vedete colleghi siamo tutti esperti. Se alcune cose non si dicono, poi ci si accusa di omissioni. Se si dicono, viene ad aversi una certa prolissità (Interruzioni del deputato Capanna — Commenti). Vi ringrazio, questo serve anche a me per riposarmi un momento.
La manovra di bilancio, da porre in essere immediatamente e da mettere a fuoco con il prossimo documento di programmazione economico-finanziaria, è intesa a confermare gli obiettivi di avanzo primario e di fabbisogno complessivo indicati per il 1991 e 1992 nel documento di programmazione economico-finanziaria dell'anno scorso.
In questa prospettiva, confermiamo, per lo stesso biennio, la dimensione degli interventi riguardanti l'aumento delle entrate e di tagli di spesa previsti nel documento stesso. Confermiamo, in particolare, l'aumento della pressione fiscale (pari allo 0,8 per cento per il 1992), dopo aver compensato per l'anno in corso la flessione delle entrate che si verificherebbe in assenza di adeguati provvedimenti.
Conseguire questi obiettivi significa prevedere una manovra correttiva che, come è noto, dovrà essere superiore per l'anno in corso a 12.000 miliardi di lire, scontando, da un lato, la realizzazione di entrate per 5.600 miliardi attraverso l'alienazione di beni mobili ed immobili di proprietà dello Stato e, dall'altro, le entrate previste con i provvedimenti riguardanti la rivalutazione dei cespiti aziendali e i fondi, in sospensione di imposta.
E' intendimento del Governo rendere più consistente ed incisiva l'azione diretta alla vendita di beni patrimoniali dello Stato, che era stata contemplata nel documento di programmazione economico-finanziaria dello scorso anno. Proprio per assicurare il raggiungimento di questo obiettivo prevediamo di collocare sul mercato quote di minoranza di importanti enti pubblici ed aziendali autonome, prevedendone, a cominciare dall'ENI e dall'ENEL, la trasformazione in società per azioni. A tal fine, il Governo presenterà alle Camere, entro un mese, un disegno di legge — per il quale chiederemo la corsia preferenziale — inteso appunto a trasformare in società per azioni alcuni enti pubblici economici, garantendo altresì che il collocamento e le cessioni delle partecipazioni siano regolati in modo da assicurare l'ampia e durevole diffusione tra il pubblico e da prevenire forme, anche indirette, di concentrazione o di influenza determinate. Inoltre, dovremmo rendere possibile la cessione del patrimonio immobiliare, che potrebbe essere acquisito da uno o più concorsi bancari sulla base di anticipi da integrare successivamente e con procedure di smobilizzo di cristallina trasparenza.
Dal lato delle entrate, dovremmo porre in essere un'azione incisiva per il recupero dei margini di evasione, di elusione e di erosione delle basi imponibili, accompagnando l'introduzione di innovazioni strutturali con interventi diretti alla sistemazione di tributi pregressi. Cercheremo di avere con le Camere contatti anche preventivi per evitare dissonanza e tempi lunghi che in passato hanno arrecato molti inconvenienti.
Dal lato della spesa, la nostra attenzione sarà rivolta al contenimento dei rinnovi contrattuali entro i limiti del mantenimento del potere di acquisto delle retribuzioni, tenendo conto degli effetti del meccanismo della scala mobile e della restituzione del drenaggio fiscale. Occorrerà, altresì, introdurre norme tese ad adeguare il sistema pensionistico al sistema esistente nelle altre principali nazioni europee, sulla base del principio generale che, a parità delle relative prestazioni, deve corrispondere parità contributiva.
Dotare le regioni e gli enti locali di autonomia impositiva è — come ho detto — essenziale perché nella gestione delle relative amministrazioni il rapporto tra le entrate e le spese sia sempre tenuto presente e rispettato. Ma il previsto contenimento dei trasferimenti in favore degli enti locali richiede la sollecita attuazione della proposta di legge sulla finanza locale, che dovrà essere approvata entro il 31 luglio prossimo. Dal canto loro, gli enti locali potranno valorizzare il patrimonio immobiliare di loro proprietà per far fronte, sempre con limpide procedure, alle proprie esigenze e, in particolare, a quelle di investimento.
In relazione ai grandi aggregati della spesa corrente, dovremmo operare perché il riordino del sistema sanitario nazionale venga rapidamente adottato dal Parlamento nella versione ultima approvata dal Senato.
Infine, occorrerà ridurre fortemente i fondi globali, limitandoli ai soli interventi ritenuti indispensabili per il conseguimento delle finalità che ho testé indicato.
Ho voluto entrare un po' di più nel dettaglio di questa manovra correttiva perché sia chiaro a tutti che, senza questi interventi, non sarebbe ragionevolmente possibile raggiungere l'obiettivo principale di arrestare prima e diminuire poi il rapporto del debito pubblico rispetto al prodotto interno lordo. Questa è, giova ripeterlo, una condizione essenziale per partecipare all'avvio del mercato unico in condizioni che non possono che essere paritarie con quelle dei nostri partners.
Di pari passo con l 'azione di risanamento della finanza pubblica dovremo operare per rafforzare la stabilità del cambio.
A nessuno sfugge che le trattative sulla riforma del salario ormai alle porte costituiscono un'occasione adeguata per il Governo di conseguire, nel confronto negoziale tra le parti sociali, obiettivi significativi, quale il controllo della crescita dei salari nominali, la riforma della struttura del costo del lavoro e l'allargamento della base produttiva.
Infine, nel quadro di una sollecita attuazione del patto sociale recentemente sottoscritto dal Governo, dagli imprenditori e delle forze sindacali per lo sviluppo del Mezzogiorno dovremo procedere all'adeguamento della dotazione finanziaria della legge n. 64.
Ma ciò su cui si deve maggiormente concentrare la nostra attenzione è l'introduzione di modifiche normative per evitare interventi a pioggia e per liberare, così, risorse da impiegare in settori prioritari, con particolare attenzione alla crescita dell'efficienza dei servizi.
Il Governo ritiene, altresì, importante promuovere una sollecita adozione del provvedimento in favore delle piccole e medie imprese, già approvato dalla Camera e attualmente all'esame del Senato.
L'integrazione del nostro sistema economico nella più vasta realtà europea richiede un impegno notevole. Lo sforzo che siamo chiamati a compiere, soprattutto nei settori dell'adeguamento alla normativa comunitaria e del potenziamento della rete dei servizi, con particolare riguardo all'energia, ai trasporti e alle telecomunicazioni, richiede perseveranza, costanza e professionalità. Noi contiamo di indire al più presto conferenze di servizi per dare impulso decisivo al processo di modernizzazione del nostro sistema, al cui sviluppo non può mancare il concorso fattivo di imprenditori aperti sull'avvenire ed attenti a cogliere spunti ed opportunità di una realtà così diversificata e in rapida trasformazione.
Onorevoli colleghi, il mondo è cambiato radicalmente nel volgere di pochi anni e crediamo che esso sia cambiato in meglio.

TOMASO STAITI DI CUDDIA DELLE CHIUSE. E lei è sempre lì! (Commenti).

GIULIO ANDREOTTI. Presidente del Consiglio. Una delle cose più belle è vivere per assistere e possibilmente cooperare a questi cambiamenti (Applausi).
Barriere non soltanto ideologiche, che ritenevamo insuperabili, sono state abbattute e si è andata affermando la consapevolezza che a consolidare i nuovi equilibri possa giovare il ruolo che alle Nazioni Unite era stato riconosciuto dalla Carta di San Francisco. Continueremo ad agire con forza perché l'autorità dell'ONU si affermi anche imponendo la trasparenza ed il controllo sul commercio e sui trasferimenti di armi in tutto il mondo.
L'Italia, in questo momento così delicato, deve fare la sua parte e, anche per questa ragione, ha bisogno di continuare a parlare con la necessaria autorevolezza e ad operare con fatti concreti.
La Comunità europea, l'Alleanza atlantica, il Medio Oriente ed il Mediterraneo restano i punti di riferimento più importanti della nostra azione di politica estera.
Dobbiamo continuare il cammino intrapreso sulla via dell'integrazione europea, cui hanno dato un nuovo slancio le conferenze intergovernative. I nuovi trattati, la cui conclusione dovrà avvenire entro quest'anno, allargheranno la capacità di azione della Comunità su un gran numero di questioni attinenti, fra l'altro, all'ambiente, alla ricerca, alla tecnologia, all'immigrazione, alla droga ed alla criminalità organizzata. Di significato più alto e di definizione più complessa sarà la decisione di arrivare ad una politica estera ed i sicurezza comune, sia pure gradualmente ed in settori definiti.
Certamente saranno necessari compromessi per ridisegnare la mappa delle competenze istituzionali e per inserire la sicurezza e la difesa tra i capitoli di una coerente presenza internazionale dell'Europa.
Tuttavia, sappiamo che soltanto intorno alla moneta unica, alla politica estera ed alla sicurezza potrà compiersi il processo di unificazione avviato quarant'anni fa attorno al carbone ed all'acciaio.
Per parte nostra, intendiamo riaffermare che l'unione europea dovrà crescere parallelamente ad un approfondimento del suo contenuto democratico, grazie ad un ruolo accresciuto dell'Assemblea di Strasburgo.
La Comunità europea, così come l'Alleanza atlantica, si sono rivelate dunque le scelte vincenti. È attorno al loro successo che si costruisce realisticamente l'Europa del futuro. Concepita come circolo ristretto finirebbe con l'esaurirsi prima o poi nelle sue divisioni; un'Europa aperta, strettamente alleata con gli Stati Uniti d'America, è nell'interesse di tutti e grande importanza rivestono in questa direzione la messa in opera delle istituzioni paneuropee decise alla conferenza di Parigi del novembre scorso, come pure la preparazione di quella grande occasione di verifica e di nuovo impulso costituita dalla conferenza di Helsinki del 1992.
Gli Stati occidentali si trovano oggi a fronteggiare problemi di proporzioni immense: la crisi politica e sociale dell'est, a seguito delle coraggiose iniziative di libertà, e i bisogni crescenti di una parte del terzo mondo. I profughi albanesi e gli immigrati africani, che sono stati ospitati in Italia, sono uno dei segni di un problema cui il Governo ha inteso dare, attraverso il conferimento di un incarico ministeriale nuovo, rilievo particolare.
Se è giusto, per tornare al problema degli immigrati, offrire a questi ultimi, nei limiti delle nostre disponibilità, una civile integrazione, ancor più importante si rivela l'obiettivo di adeguare i processi di sviluppo nei paesi d'origine, così da affrontare alle radici le cause di un simile fenomeno. La cooperazione allo sviluppo deve riprendere il suo ritmo, con la partecipazione significativa di quel volontariato che ha dato prove molto eloquenti di dedizione e di capacità umana e tecnica.
Infine, i mesi prossimi ci vedranno impegnati per contribuire a restituire stabilità alla regione più tormentata del nostro tempo, il Mediterraneo ed il Medio Oriente. Spetta alla comunità internazionale e, sopra tutto, ai paesi che hanno fornito il loro contributo all'azione decisa dalle Nazioni Unite per restituire indipendenza al Kuwait, trarre dagli avvenimenti drammatici del Golfo le giuste conclusioni e predisporre le azioni capaci di prevenirne il ripetersi. I timori in proposito, più o meno a tempi ravvicinati, non sono privi di fondamento. Come pure spetta alla comunità internazionale di agire prontamente ed efficacemente per contribuire a risolvere la tragedia del popolo curdo.
Il nodo centrale, il più difficile dell'area resta pur sempre quello dei rapporti tra Israele ed i paesi vicini, collegato anche alla normalizzazione del Libano.
Ribadiamo, al pari con i nostri partners europei, che la soluzione, per essere stabile e durevole, va ricercata soltanto nel rispetto della duplice esigenza per Israele di vivere entro frontiere riconosciute da tutti e sicure e per il popolo palestinese di esercitare il proprio diritto all'autodeterminazione.
La chiave di questa soluzione sta nella formula dello scambio di pace contro territori. Crediamo che intorno ad essa possa realizzarsi il compromesso finale per il quale è notevole l'impegno americano, fedele al proposito, che certamente è anche il nostro, di fare sì che l'ONU abbia d'ora innanzi autorità riconosciuta con pari efficacia in ogni area di crisi. Certo, il Mediterraneo ed il Medio Oriente, forse più di alte aree, hanno bisogno di regole e di principi, come ha riconosciuto ancora la settimana scorsa il Consiglio europeo. Di qui l'utilità di riprendere anche sull'altra sponda del Mediterraneo il modello di Helsinki.
Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, il programma che vi ho esposto è certamente un programma impegnativo.
Quella che stiamo vivendo è un'epoca di transizione anche per la nostra nazione ed il Governo è chiamato oggi non soltanto ad amministrare il quotidiano ma anche e sopra tutto a gestire il passaggio dal vecchio al nuovo, creando le premesse perché il nuovo sia più del vecchio rispondente alle attese ed alle esigenze della gente.
Perché l'azione del Governo sia efficace e rispondente alle aspettative oltre che in linea con gli obiettivi che ci siamo proposti occorre, anzi tutto, che la maggioranza che ha consentito la continuità del nostro impegno dimostri nei fatti la volontà di operare in consonanza con le finalità che concordemente ci siamo proposti.
Una dissonanza nella parte conclusiva della crisi, originata anche dai tempi brevissimi disponibili, ha provocato la non partecipazione al Governo dei colleghi del partito repubblicano. Di questo sono tanto più rammaricato in quanto anche nelle complesse ultime settimane vi era stata una forte convergenza di valutazioni. Mi auguro che a cominciare dal comune lavoro qui in Parlamento si dimostri non interrotta quella tradizione di costruttivo lavoro che ha contrassegnato la storia della Repubblica.
Ai colleghi repubblicani e agli altri colleghi che hanno lasciato il Governo rinnovo pubblicamente gratitudine per la loro opera ministeriale. Ma mi sia consentito, altresì, dire che in momenti difficili come questi anche le opposizioni, e senza con ciò chiedere sconti a nessuno, sviluppino, almeno sui temi che prepareranno la società di domani, una dialettica costruttiva, volta a rafforzare ed a rinvigorire le radici del nostro sistema democratico, così come mirabilmente avvenne negli anni fecondi dell'Assemblea costituente (Applausi dei deputati dei gruppi della DC, del PSI, del PSDI e liberale).

On. Giulio Andreotti
Camera dei Deputati
Roma, 17 aprile 1991

(fonte: Camera dei Deputati - Atti parlamentari - Resoconto della seduta di mercoledì 17 aprile 1991)


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