LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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9. LA SEGRETERIA ZACCAGNINI E LA POLITICA DI SOLIDARIETA' NAZIONALE (1975-1978)

I primi segnali di attenzione del Presidente del Consiglio Moro verso il PCI di Berlinguer, durante l'esercizio delle attività parlamentari, convincono il Partito Socialista a trarne le conseguenze. Francesco De Martino accusa la DC di voler scavalcare il PSI nel rapporto con i comunisti, ricercati spesso in Parlamento per vari provvedimenti, e quindi decide di togliere il sostegno del PSI al Governo Moro.
Il 7 gennaio 1976 il IV° Governo Moro si dimette, mentre compaiono nuove accuse dei giornali americani circa presunti versamenti finanziari verso alcuni esponenti democristiani (Andreotti, Donat Cattin). Il mese successivo scoppia lo scandalo Lockheed, con le accuse di tangenti a politici italiani per l'acquisto di aerei Hercules C-130.
Il 12 febbraio 1976 viene costituito il V° Governo Moro, un monocolore democristiano. In questa fase, i rapporti tra DC e PSI sono praticamente inesistenti, e le attenzioni politiche si focalizzano sulla DC e sul PCI, al tempo stesso nemico elettorale e potenziale alleato: il comunista Berlinguer arriva ad accusare il socialista De Martino di aver voluto la caduta del IV° Governo Moro, come fosse un rammarico.
Dal 18 al 24 marzo 1976 si svolge il XIII° Congresso nazionale della DC. Il Congresso si risolve in un duro scontro tra lo schieramento di sinistra ed una alleanza tra fanfaniani, dorotei e andreottiani. L'elezione diretta del Segretario politico avviene sul filo di lana: Benigno Zaccagnini vince con il 51,5% dei voti, contro Arnaldo Forlani che ottiene il 48,5%.
Il Consiglio nazionale della DC dell'aprile 1976 elegge Amintore Fanfani alla Presidenza del partito, votazione criticata dalla corrente della sinistra di "Base" come una vanificazione dei risultati congressuali.
La situazione politica prende una svolta decisiva: il Presidente della Repubblica Giovanni Leone e l'ex Presidente del Consiglio Mariano Rumor vengono accusati di essere coinvolti nello scandalo Lockheed, una settimana dopo il monocolore democristiano guidato da Moro si dimette, e il giorno dopo il Presidente della Repubblica scioglie anticipatamente le Camere.
In un clima molto teso si svolgono le elezioni politiche del 20 giugno 1976, le elezioni del temuto "sorpasso" elettorale del PCI ai danni della DC. Il Segretario del PCI Berlinguer, alla vigilia delle elezioni, non nasconde una possibile offerta di collaborazione alla DC. La Democrazia Cristiana, da parte sua, conduce in modo unitario la battaglia elettorale, una volontà unitaria espressa sia da Moro come Presidente del Consiglio che da Fanfani come Presidente del partito. Le elezioni confermano una ulteriore avanzata del PCI (34,4%) ma anche un recupero della DC (38,7%) che continua ad essere il primo partito italiano. Lo continua ad essere anche a scapito della destra e dei partiti laici, che diminuiscono i propri voti a vantaggio proprio della DC, in un momento di pericolo di successo elettorale comunista.
Come sostiene Moro, vero ispiratore della politica democristiana di questi anni, le elezioni consegnano due vincitori, la DC ed il PCI. Su proposta democristiana, si avvia quindi un tavolo tra tutte le forze del cosiddetto "arco costituzionale", e quindi senza il MSI, per una suddivisione delle cariche istituzionali (il democristiano Fanfani verrà eletto Presidente del Senato, e il comunista Pietro Ingrao verrà eletto Presidente della Camera), con una spartizione delle altre cariche (Vice Presidenti, Segretari e Questori dei due rami del Parlamento) in base al peso elettorale raggiunto. Il risultato quindi delle elezioni del 1976 si risolve anche in una nuova logica spartitoria delle cariche istituzionali, alla quale partecipa anche il PCI: nasce così il cosiddetto "consociativismo", la prassi di permanente consultazione e suddivisione di cariche e spesa pubblica tra i maggiori partiti italiani, soprattutto DC e PCI.
A livello governativo, la VII° legislatura è caratterizzata tutta da governi guidati da Giulio Andreotti.
La DC è favorevole ad aprire un tavolo di confronto programmatico con i partiti dell'arco costituzionale. Il 26 luglio 1976 viene costituito il III° Governo Andreotti, un monocolore democristiano che passa con l'astensione di PCI, PSI, PSDI, PRI, PLI. Verrà denominato governo della "non sfiducia", o governo "delle astensioni", avendo ottenuto in Parlamento più astensioni che voti favorevoli. Ma il confronto tra DC e PCI prende così avvio.
All'interno della DC, la nuova politica di attenzione e confronto con il PCI viene accettata, ma i contrasti non mancano. A farne le spese è lo stesso Moro che, una volta dimessosi Fanfani dalla carica di Presidente del partito essendo stato eletto alla Presidenza del Senato, dopo essere stato indicato come successore alla Presidenza del partito, viene eletto da un Consiglio nazionale con pochi presenti e molte schede bianche. Moro rifiuta l'incarico, e questo viene accettato solo dopo un successivo voto del Consiglio nazionale, questa volta all'unanimità. Ma anche nella sinistra democristiana la situazione non è tranquilla: il 16 novembre 1976 Ciriaco De Mita, esponente della sinistra di "Base", si dimette dalla Direzione centrale della DC in polemica con il Segretario Zaccagnini.
Mentre le Brigate Rosse continuano a colpire uomini delle istituzioni e del mondo industriale, e alcuni movimenti dell'estremismo comunista vivono e si frammentano in fase successive (Potere Operaio prima, Lotta Continua dopo), si viene a creare in questa area di contestazione fortemente ideologizzata e violenta il movimento del 1977 dell'Autonomia Operaia, altro brodo di coltura del terrorismo rosso.
Il III° Governo Andreotti vara provvedimenti di austerità e di aumento delle tariffe, grazie anche alla capacità del PCI di frenare e controllare le inevitabili tensioni sociali. E la commissione parlamentare inquirente sullo scandalo Lockheed, presieduta da Mino Martinazzoli, decide di mettere in stato d'accusa per corruzione il socialdemocratico Mario Tanassi e i democristiani Mariano Rumor e Luigi Gui. Rumor viene scagionato, mentre Gui e Tanassi vengono rinviati al giudizio del Parlamento in seduta comune. Il PCI è favorevole alla loro incriminazione. Moro pronuncia un duro discorso in difesa degli accusati, soprattutto per il suo amico Gui, ma la volontà del PCI prevale, e anche Gui viene rinviato a giudizio alla Corte Costituzionale. Lo stesso Moro viene criticato all'interno della DC da coloro che propugnano la continuazione della collaborazione con il PCI, quasi che la sua difesa degli accusati potesse essere una turbativa sul cammino del governo.
Allo scoppiare delle manifestazioni violente del movimento del '77, lo stesso PCI rimane ingabbiato nella necessità di continuare la politica verso la DC e verso il Governo Andreotti, e al tempo stesso ha motivi di preoccupazione dall'emergere di una nuova realtà extra-parlamentare alla sua sinistra, che lo contesta per le scelte compiute.
Il 15 luglio 1977, dopo mesi di consultazioni, la Camera dei Deputati approva una mozione comune firmata da DC, PCI, PSI, PSDI, PRI e PLI sul programma del governo Andreotti. Ma il 1977 si chiude con una imponente manifestazione dei metalmeccanici di CGIL, CISL e UIL, contro il governo Andreotti. La posizione del PCI si complica sempre più, e nel vertice economico del 4 gennaio 1978 tra i sei partiti che sorreggono in Parlamento il III° Governo Andreotti prende corpo l'ipotesi di una crisi di governo. Dieci giorni, dopo un incontro tra lo stesso Andreotti ed i Capogruppo parlamentari dei sei partiti, il governo si dimette.
La crisi dura quasi due mesi, ed è molto complessa. Il PCI non può più accettare di essere confinato nella semplice astensione ad un monocolore DC. La DC, con il mandato ricevuto dagli elettori sostanzialmente di argine verso i comunisti, non può accettare comunque l'eventuale ingresso del PCI al governo. Dopo una lunga trattativa programmatica, l'11 marzo 1978 viene costituito il IV° Governo Andreotti, ancora un monocolore democristiano, ma con il PCI che entra pienamente nella maggioranza, votando a favore del governo, insieme a PSI, PSDI e PRI. Il PLI esce dalla maggioranza, dato il coinvolgimento così importante dei comunisti.
Il giorno della presentazione del IV° Governo Andreotti, il 16 marzo 1978, le Brigate Rosse rapiscono Aldo Moro, e uccidono gli uomini della scorta. La Repubblica entra nel periodo più drammatico della sua storia.

Approfondimenti

  • Lo scandalo Lockheed: intervento di Aldo Moro a difesa degli accusati in Parlamento
    (Roma, 3 marzo 1977)
  • Il governo di solidarietà nazionale: intervento di Aldo Moro ai gruppi parlamentari del Partito
    (Roma, 28 febbraio 1978)

  • Scheda sul XIII° Congresso nazionale della DC

  • Risultati delle elezioni politiche del 20 giugno 1976

  • Composizione del IV° Governo Moro
  • Composizione del V° Governo Moro
  • Composizione del III° Governo Andreotti
  • Composizione del IV° Governo Andreotti

  • Membri della DC in Parlamento nella VI° Legislatura
  • Membri della DC in Parlamento nella VII° Legislatura

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