LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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10. L'ASSASSINIO DI MORO E L'ESAURIMENTO DELLA POLITICA DI SOLIDARIETA' NAZIONALE (1978-1979)

Aldo Moro, 9 maggio 1978, assassinato dalle Brigate RosseIl 16 marzo 1978, intorno alle 9 del mattino, in via Fani a Roma, un gruppo di terroristi delle Brigate Rosse rapisce il Presidente della DC, Aldo Moro, e uccide i cinque uomini della sua scorta: Domenico Ricci, Oreste Leonardi, Raffaele Jozzino, Giulio Rivera, Francesco Zizzi. Moro si stava recando alla Camera dei Deputati dove il nuovo governo Andreotti si presenta per il voto di fiducia.
La situazione eccezionale in cui piomba il Paese sospinge Camera e Senato a votare immediatamente la fiducia al governo, per renderlo subito operativo ed affrontare la straordinaria emergenza. I sindacati proclamano lo sciopero generale. Con una telefonata all'ANSA, le Brigate Rosse rivendicano il rapimento di Moro e l'assassinio della sua scorta.
Il 18 marzo viene ritrovato il comunicato n° 1 delle BR, che annuncia il "processo" a Moro essendo "il gerarca più autorevole, il teorico, lo stratega indiscusso" della "controrivoluzione imperialista di cui la Dc è stata artefice".
Dopo il varo di misure anti-terrorismo da parte del governo Andreotti il 21 marzo, il Partito Comunista comunica il 23 marzo la sua posizione ufficiale: nessuna trattativa dello Stato con le BR per liberare Moro.
Il 25 marzo viene diffuso il comunicato n° 2 delle BR, nel quale si annuncia che è in corso l'interrogatorio del "prigioniero". Quattro giorni dopo, il 29 marzo, viene diffuso il comunicato n° 3 delle BR con allegata una lettera per il Ministro degli Interni Francesco Cossiga, in cui Moro accenna per la prima volta alla possibilità di scambio tra "prigionieri". Il Segretario del Partito Socialista, Bettino Craxi, ritiene che qualora ci fosse un margine di trattativa, questo non dovrebbe essere distrutto.
Il 30 marzo, la Direzione centrale della DC respinge ogni ipotesi di trattativa con le BR, allineandosi alla posizione del PCI. Invece, il 3 aprile Craxi afferma di dover esplorare ogni possibilità per salvare Moro. Il giorno dopo, 4 aprile, il Presidente del Consiglio Andreotti, rispondendo in Parlamento ad una serie di interrogazioni e interpellanze, afferma la volontà del governo di non subire alcun ricatto da parte dei terroristi. Lo stesso 4 aprile, le BR fanno recapitare il comunicato n° 4, con una lettera di Moro al Segretario della DC Zaccagnini.
Si delineano già quindi due posizioni diverse della classe politica verso il rapimento di Moro: da un lato, il cosiddetto "fronte della fermezza" esclude qualunque possibilità di trattativa con le BR, a qualunque costo, e in esso si schierano rigidamente i comunisti, la stessa Democrazia Cristiana, il governo Andreotti nel suo complesso; dall'altro si profila un fronte favorevole a ricercare soluzioni che potessero salvare la vita di Moro, e tra questi si distinguono subito i socialisti, e Craxi in particolare. In seguito, sarà Amintore Fanfani ad essere disponibile a rompere l'unità del "fronte della fermezza" pur di salvare Moro.
La famiglia comunica la propria ostilità verso la "linea della fermezza", e il 10 aprile viene diffuso il comunicato n° 5 delle BR con una lettera di Moro indirizzata a Paolo Emilio Taviani.
Due giorni dopo, il 12 aprile, i Gruppi parlamentari della DC alla Camera ed al Senato aderiscono alla "linea della fermezza" assunta dalla Segreteria del partito.
Il 15 aprile, nel comunicato n° 6 delle BR, si annuncia la conclusione dell'interrogatorio a Moro e la sua condanna a morte.
Il 18 aprile avvengono due fatti significativi: da un lato un comunicato delle BR (poi risultato falso) che annuncia che il corpo di Moro sarebbe sul fondo del Lago della Duchessa, dall'altro viene scoperto il covo brigatista di via Gradoli a Roma.
Il 20 aprile Aldo Moro scrive una lettera drammatica a Benigno Zaccagnini, in cui si richiede di intraprendere quanto altri Paesi hanno fatto in circostanze analoghe per salvaguardare una vita umana: "Che non avvenga, ve ne scongiuro, il fatto terribile di una decisione di morte presa su direttiva di qualche dirigente ossessionato da problemi di sicurezza, come se non vi fosse l'esilio a soddisfarli, senza che ciascuno abbia valutato tutto fino in fondo, abbia interrogato veramente e fatto veramente parlare la sua coscienza". Il giorno dopo, il 21 aprile, è lo stesso Papa Paolo VI a rivolgersi agli "uomini delle Brigate Rosse" per liberare Moro: "vi prego in ginocchio, liberate l'onorevole Aldo Moro, semplicemente, senza condizioni".
La Direzione centrale della DC conferma l'intransigenza verso ogni ipotesi di trattativa, la Direzione del PSI accentua la sua volontà di trattare. Il PCI conferma il no ad ogni trattativa, e il Presidente del Consiglio Andreotti si mantiene coerente nel rifiuto alla trattativa.
Numerose sono le missive che Moro invia a numerose personalità politiche, in cui chiede incessantemente di aprire una strada di trattativa. E le insinuazioni circa la possibilità che Moro scriva sotto uno stato di coercizione, è lo stesso Moro che in alcune lettere smentisce categoricamente.
Il comunicato n° 8 delle BR indica le condizioni sulla liberazione di Aldo Moro: liberare tredici brigatisti detenuti, compreso Renato Curcio.
Ai primi di maggio, Craxi insiste nel ricercare non solo vie di contatto con le BR, ma anche una soluzione possibile per trattare la liberazione di Moro. Il vecchio avversario di Moro, Amintore Fanfani, è l'unico che si schiera per esplorare una via di trattativa. Ma la DC ed il governo Andreotti rimangono fermi sul no a trattare.
La sera dell'8 maggio, Fanfani incontra a Palazzo Giustiniani una delegazione di socialisti per una ipotesi di scambio. Fanfani si assumerebbe la responsabilità di fare, nella Direzione centrale della DC del mattino successivo, alcune dichiarazioni che aprano alla possibilità di uno scambio.
Il tempo, purtroppo, è scaduto. Alle 13.50 del 9 maggio viene trovato il corpo di Moro nel bagagliaio di un'auto parcheggiato a Roma in via Caetani. Ai funerali di Stato, alla presenza di Papa Paolo VI, non partecipa la famiglia Moro, in polemica per non aver voluto trattare per salvare la vita del prigioniero.
Il 29 maggio 1978 viene approvata dal Parlamento la legge sull'aborto.
Il 15 giugno 1978 vengono annunciate le dimissioni del Presidente della Repubblica Giovanni Leone, che viene coinvolto dal settimanale L'Espresso in scandali immobiliari insieme ai figli. Il nuovo Presidente è il socialista Sandro Pertini.
Il 6 agosto muore Papa Paolo VI.
La vita politica italiana, dopo l'assassinio di Aldo Moro, vede progressivamente sgretolarsi la politica di solidarietà nazionale, imperniata sul rapporto privilegiato tra DC e PCI. Il Partito Comunista non riesce più a sostenere una linea politica che si assume scelte e responsabilità di governo, senza esserne pienamente parte con propri ministri; per questo Berlinguer richiede o il pieno ingresso nel governo, o il ritorno all'opposizione. Il PSI guidato da Craxi non intende più privilegiare il rapporto con il PCI, valorizzando così il carattere autonomista della politica socialista.
In questo contesto, il 31 gennaio 1979 il IV° Governo Andreotti si dimette. Dopo un tentativo fallito di Ugo La Malfa di costituire un nuovo governo, il Presidente della Repubblica Pertini ridà l'incarico di costituire il governo a Giulio Andreotti. Il 20 marzo 1979 viene costituito il V° Governo Andreotti, un tripartito DC, PSDI, PRI, che non ottiene il voto di fiducia.
Il Presidente Pertini scioglie le Camere e indice le elezioni anticipate.
L'11 maggio 1979 la Direzione centrale della DC approva un documento-appello, diretto agli elettori, in cui ricorda che il ritiro del PCI dalla politica di solidarietà nazionale si è avuto non per inadempienza della DC, ma per problemi interni a quel partito, e viene ribadita la "non compatibilita" sul piano ideale e delle concezioni della vita tra DC e PCI.
Le elezioni del 3 giugno 1979 segnano un arretramento elettorale dei comunisti ed una tenuta della DC. Si apre una fase nuova per la politica italiana.

Approfondimenti

  • Il IV° Governo Andreotti: intervento di Giulio Andreotti alla Camera dei Deputati
    (Roma, 16 marzo 1978)
  • L'assassinio di Aldo Moro: le lettere di Moro
    (Roma, marzo-maggio 1978)
  • L'assassinio di Aldo Moro: i comunicati delle Brigate Rosse
    (Roma, marzo-maggio 1978)
  • L'assassinio di Aldo Moro: la lettera del Santo Padre Paolo VI° alle Brigate Rosse
    (Roma, 21 aprile 1978)
  • L'assassinio di Aldo Moro: la preghiera del Santo Padre Paolo VI° per l'on. Aldo Moro
    (Roma, 13 maggio 1978)

  • Scheda sul XIV° Congresso nazionale della DC

  • Risultati delle elezioni politiche del 3 giugno 1979

  • Composizione del IV° Governo Andreotti
  • Composizione del V° Governo Andreotti
  • Composizione del I° Governo Cossiga

  • Membri della DC in Parlamento nella VII° Legislatura
  • Membri della DC in Parlamento nella VIII° Legislatura

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