LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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12. LA SEGRETERIA DE MITA E IL DIFFICILE RAPPORTO CON BETTINO CRAXI (1982 - 1988)

Il XV° Congresso nazionale della DC ha eletto alla segreteria politica del partito Ciriaco De Mita, con il 57% dei voti congressuali, contro Arnaldo Forlani che ne ha ottenuti il 43%. La maggioranza interna che sostiene De Mita è costituita dalla sinistra (l'area Zaccagnini) e dal PAF (Piccoli, Andreotti, Fanfani). Il segretario uscente, Flaminio Piccoli, il segretario del cosiddetto "preambolo"), viene eletto Presidente del Consiglio nazionale.
La segreteria De Mita parte sotto un forte intendimento di "rinnovamento" del partito, confermando l'alleanza politica con i partiti dell'area laico-socialista, accompagnata da uno spirito di competizione verso l'alleato socialista. Craxi, segretario del PSI, punta a portare il suo partito a "guidare il cambiamento" del Paese, mettendo il governo Spadolini in uno stato di difficoltà.
Caduto il governo a seguito delle dimissioni dei ministri socialisti, Spadolini forma il suo secondo governo (il governo "fotocopia"), su base piuttosto fragili. Lo scontro tra i due ministri Andreatta e Formica contribuisce a creare una situazione di attrito politico tra DC e PSI che porta alla caduta del governo dopo pochi mesi di vita.
Per superare la situazione di stallo, il Presidente della Repubblica affida ad Amintore Fanfani l'incarico di formare il suo V° governo, un quadripartito DC, PSI, PSDI, PLI, costituito il 1 dicembre 1982. La crisi dei rapporti tra i partiti di governo comunque prevale, il PSI toglie il suo appoggio al governo ed il 2 febbraio 1983 Fanfani si dimette, aprendo la strada alle elezioni politiche anticipate.
Le elezioni politiche del giugno 1983 segna il più significativo arretramento elettorale della DC: perde il 5,4% alla Camera ed il 6,9% al Senato. La sconfitta elettorale della DC provoca uno scossone politico all'interno del partito e all'interno dell'area dei partiti di governo. La DC avvia un processo di riflessione interna sulle cause che hanno portato al crollo elettorale, e si esprime favorevole all'unanimità alla soluzione della crisi di governo con la nascita del I governo Craxi (4 agosto 1983), che vede Arnaldo Forlani (lo sconfitto dell'ultimo Congresso nazionale) quale Vice presidente del Consiglio.
Nel febbraio 1984 si svolge il XVI° Congresso nazionale del partito, che vedrà la conferma di Ciriaco De Mita alla segreteria politica. L'unico sfidante, Vincenzo Scotti, ottiene un risultato personale migliore rispetto a quello della lista che lo sostiene: gli strascichi della sconfitta elettorale si fanno ancora sentire nel corpo del partito. Flaminio Piccoli viene confermato Presidente del Consiglio nazionale.
Questi sono gli anni della battaglia del governo Craxi sulla "scala mobile", fornendo al governo un profilo riformista che tende sempre più ad isolare il PCI ed il suo sistema di gestione del potere in Italia. Nonostante il successo del PCI alle elezioni europee del giugno 1984 (diventa il primo partito italiano, dopo l'emozione della morte di Enrico Berlinguer), i comunisti in Italia hanno difficoltà ad espandere il loro ruolo politico-sociale.
La DC non rinuncia al processo di rinnovamento interno, soprattutto in alcune aree del Paese, quali la Sicilia. Avvia pure una riflessione sulla necessità di riforme istituzionali, per adeguare il sistema italiano alle nuova realtà del Paese. Uno dei temi sostenuti è quello della necessità di presentarsi agli elettori con patti pre-elettorali, per consentire ad essi di scegliere non solo il partito di appartenenza ma anche la coalizione di governo.
I risultati delle elezioni regionali ed amministrative del maggio 1985 confortano le scelte interne e di governo compiute dalla DC. In molte città, fino ad ora guidate da giunte sinistra, di costituiscono giunte di pentapartito. Il clima positivo nel Paese e tra le forze politiche viene confermato con la elezione al primo scrutinio di Francesco Cossiga alla Presidenza della Repubblica.
Il XVII° Congresso nazionale della DC (dal 26 al 30 maggio 1986) conferma, questa volta a larga maggioranza, De Mita alla segreteria politica, e Forlani viene eletto Presidente del Consiglio nazionale. Ma i "franchi tiratori" in Parlamento fanno cadere il governo Craxi su un decreto sulla finanza locale sul quale era stata posta la fiducia. Già da vari mesi comunque la situazione parlamentare si stava deteriorando, propri con il fenomeno dei "franchi tiratori". Dopo un vertice tra i cinque partiti della maggioranza, viene dato l'assenso ad un II governo Craxi, sull'ipotesi di una successiva "staffetta" alla guida del governo a vantaggio della DC.
La segreteria De Mita procede nella direzione di un superamento delle tradizionali correnti democristiane, iniziativa di non semplice attuazione. Inoltre, viene dato impulso ad un processo di regionalizzazione del partito, anticipando un indirizzo presente nella società teso a rafforzare il ruolo di governo delle regioni.
Ma il deterioramento dei rapporti tra DC e PSI trova nuovi sviluppi propria sull'impegno della "staffetta", impegno che Craxi non riconosce.
Uno dei motivi di attrito politico risiede anche nel sospetto che la DC possa ridisegnare l'assetto istituzionale del Paese in un processo dialettico con il PCI, a scapito del ruolo politico che il PSI di Craxi si è conquistato negli ultimi anni.
La crisi tra i due principali partiti della maggioranza sfocia nelle dimissioni del governo Craxi, in una serie di tentativi per formare un nuovo governo, ed infine con la nascita del VI governo Fanfani, un monocolore democristiano che porta il Paese alle urne.
I risultati elettorali delle politiche del 1987 premiano la DC e non soddisfano il PSI. La diatriba tra De Mita e Craxi sembra aver logorato più il PSI che la DC.
La X legislatura si apre con un nuovo governo guidato dal più giovane Presidente del Consiglio della nostra storia repubblicana, Giovanni Goria, e con una maggioranza di pentapartito.
La conflittualità tra DC e PSI non si ferma, e ne fa le spese anche il governo Goria. Mentre, all'interno della DC, si viene formando una nuova corrente (Azione Popolare) guidata da Antonio Gava e Arnaldo Forlani.
La crisi del governo Goria viene sciolta con la Presidenza del Consiglio affidata al Segretario politico della DC, De Mita. Si tratta ancora di un governo di pentapartito. Con l'assunzione della guida del governo, De Mita mantiene la segreteria del partito, una condizione che è stata sempre difficilmente sopportata all'interno della Democrazia Cristiana.
Nel febbraio 1989 si celebra il XVIII Congresso nazionale della DC, e Azione Popolare guida la sostituzione di De Mita alla segreteria politica del partito. Viene eletto nuovamente Arnaldo Forlani con l'85% dei voti. Si chiude così il settennato demitiano alla guida della DC.

Approfondimenti


  • I nuovi tempi di crisi: relazione di Ciriaco De Mita al Consiglio nazionale della DC
    (Roma, 11 febbraio 1983)
  • Il Governo Goria: intervento di Giovanni Goria al Senato della Repubblica
    (Roma, 30 luglio 1987)
  • Il Governo Goria: replica di Giovanni Goria alla Camera dei Deputati
    (Roma, 5 agosto 1987)
  • Il Governo De Mita: intervento di Ciriaco De Mita alla Camera dei Deputati
    (Roma, 19 aprile 1988)
  • Il Governo De Mita: replica di Ciriaco De Mita alla Camera dei Deputati
    (Roma, 21 aprile 1988)

  • Scheda sul XV° Congresso nazionale della DC
  • Scheda sul XVI° Congresso nazionale della DC
  • Scheda sul XVII° Congresso nazionale della DC

  • Risultati delle elezioni politiche del 26 giugno 1983
  • Risultati delle elezioni politiche del 14 giugno 1987

  • Risultati delle elezioni europee del 17 giugno 1984

  • Composizione del II° Governo Spadolini
  • Composizione del V° Governo Fanfani
  • Composizione del I° Governo Craxi
  • Composizione del II° Governo Craxi
  • Composizione del VI° Governo Fanfani
  • Composizione del Governo Goria
  • Composizione del Governo De Mita

  • Membri della DC in Parlamento nella VIII° Legislatura
  • Membri della DC in Parlamento nella IX° Legislatura
  • Membri della DC in Parlamento nella X° Legislatura

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