LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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TESTIMONIANZE SULLA DEMOCRAZIA CRISTIANA: GIOVANNI GORIA

TESTIMONIANZA DEL FIGLIO MARCO

Questa breve intervista con il figlio Marco vuole essere un ricordo ed una riflessione sulla figura del padre e sul senso della politica di quegli anni.

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Caro Marco, grazie innanzitutto della tua disponibilità e cortesia, non solo per questa testimonianza, ma anche per la concessione di alcune fotografie e di alcuni documenti di tuo padre che sono ora sul nostro sito web dedicato alla storia della Democrazia Cristiana. Data l'età, non hai certo vissuto “in prima fila” il Giovanni Goria uomo politico, ma ne hai ovviamente vissuto i riflessi familiari ed umani della sua esperienza pubblica. Quali sono stati i tratti più caratteristici del rapporto tra la vita familiare ed i gravosi impegni politici di tuo padre?

Marco Goria. Non ha mai pensato di abbandonare Asti e quasi sempre tornava in Piemonte il fine settimana per stare con la famiglia e per non perdere il rapporto diretto con il suo collegio, cosa, allora, molto importante per un politico. Ricordo bene i tentativi, non sempre riusciti, di tutelare la privacy mia e della nostra famiglia che viveva ad Asti una vita tranquilla e normale.

Vi è un gran parlare, oggi, di “laicità”, quando la questione fu risolta da Alcide De Gasperi e dalla responsabilità politica dei democratici cristiani nella vita repubblicana. Quale è stato il rapporto tra la fede religiosa e l'impegno politico di tuo padre?

Marco Goria. E' cresciuto come tantissimi ragazzi dell'epoca nell'oratorio del Don Bosco, aveva fatto parte del movimento di Pax Christi. Era profondamente religioso ma aveva ben presente la netta separazione tra lo Stato di tutti gli italiani e la chiesa dei cristiani.

Come concepiva tuo padre il partito politico, ed in particolare la Democrazia Cristiana nella quale militava?

Marco Goria. Nella cultura politica di mio padre le Istituzioni vengono sempre prima del partito. Ma ancora per tutti gli anni '80 la centralità di quello che avveniva nella DC era fondamentale. Il dibattito nella DC, con i suoi congressi, il confronto interno tra correnti rappresentative della società, i cambi di segreteria, assorbiva in gran parte il dibattito ed il confronto del Paese reale. L'equilibrio che si realizzava nella DC era l'equilibrio di un programma di Governo del Paese. Per questo, sebbene sia stato al Governo per quasi due legislature, l'attenzione alla vita del Partito, sia nella base piemontese sia nel confronto di vertice, è sempre stata molto alta ed intensa. La linea del rigore che mio padre cercò di attuare nelle Istituzioni di Governo era la linea economica del rinnovamento tentato da De Mita, Andreatta e i “colonnelli” quarantenni che sono stati protagonisti dell'ultima grande stagione della DC dopo Moro.

Quali sono state le principali linee di azione politica di tuo padre nei cinque anni in cui è stato Ministro del Tesoro, dal 1982 al 1987?

Marco Goria. L'obiettivo principale dell'azione governativa era vincere la lotta contro l'inflazione che era ancora al 18% quando mio padre diventava Ministro del Tesoro. Quando terminava il suo impegno era sotto il 3%. Gli strumenti furono:
- una salda politica monetaria che non ci allontanasse troppo dall'Europa, le cui regole dovevano essere un vincolo virtuoso;
- una rigorosa politica di bilancio che frenasse l'esponenziale aumento del debito pubblico con una accorta politica di gestione degli oneri sul debito ma nella difesa del risparmio degli Italiani;
- una coraggiosa politica dei redditi volta alla riduzione di tutti gli automatismi che generavano il ciclo perverso dell'inflazione. Il referendum sulla scala mobile, vinto, fu il punto più alto e più contrastato di queste politiche.
Queste tre azioni combinate hanno permesso la ricapitalizzazione delle imprese italiane, sull'orlo della bancarotta, il controllo del debito pubblico, per il quale avevamo impegnato a garanzia europea parte dell'oro della Banca d'Italia, il rilancio del dinamismo produttivo della società italiana che vivrà nella prima parte degli anni novanta una stagione di ripresa ed euforia.

Giovanni Goria è stato il più giovane Presidente del Consiglio nella storia repubblicana del nostro Paese. Cosa ritieni rilevante ricordare di quell'esperienza?

Marco Goria. L'umiltà di non abbandonarsi alla ricerca di una facile popolarità, perché giovane, bello e nuovo. Il suo governo era un governo di transizione per permettere che tra De Mita e Craxi, tra la DC ed il PSI, si ripristinassero le condizioni per una effettiva collaborazione a guida democristiana. E così è stato: anche questa funzione di servizio politico è stata svolta sugli obbiettivi limitati che erano possibili.
L'invio della marina nel Golfo Persico fu vissuto senza spirito militaristico; l'alluvione in Valtellina fu affrontata sul posto alla ricerca di soluzioni immediate; le ricorrenti crisi di borsa furono controllate nella difesa del risparmio degli italiani, allora indirizzato verso i BOT e i CCT, indispensabili a coprire il debito pubblico.
Una rigorosa legge finanziaria fu comunque portata ad approvazione, nonostante i ripetuti agguati di franchi tiratori che intendevano abbreviare la vita di un governo comunque a termine.

Nel 1989 tuo padre fu eletto parlamentare europeo, l'Europa è stata uno degli orizzonti della politica estera della DC e dell'Italia: quale è stato il contributo più significativo dell'esperienza europea di tuo padre?

Marco Goria. Mio padre venne eletto al Parlamento Europeo l'anno successivo alla sua uscita da Palazzo Chigi, con un record di preferenze impressionante in Piemonte e Lombardia. Credo sia ancora un primato, tenendo conto del sistema elettorale allora in vigore. Segno questo che la gente aveva apprezzato il modo sobrio e concreto con cui aveva tentato di governare una speranza di rinnovamento che poi si è fermata e si è persa definitivamente sino alla crisi della I Repubblica.
Al Parlamento europeo mio padre è stato Presidente della Commissione Politica che è la più importante per il procedere delle grandi questioni. Anche in quei due anni l'Europa ha fatto piccoli passi in avanti e l'Italia ha irrobustito il suo ruolo dopo una sofferta e stentata adesione al Sistema Monetario Europeo (SME) che è stato l'anticamera dell'Euro.

Un'immagine, un ricordo, di tuo padre che senti come emblematico del suo carattere e della sua personalità.

Marco Goria. La grande passione politica, che si concretizzava in una ricerca continua di cogliere i grandi ed i piccoli problemi della società e di elaborarne risposte. Noi spesso, quando partiva il lunedì per Roma lo prendevamo in giro dicendogli “stai andando a salvare l'Italia”. Oggi più di allora mi rendo conto che lui un po' ci credeva e ci sperava.

Esiste, secondo te, un'eredità politica di tuo padre?

Marco Goria. Non credo, anche se molti “goriacei”, una sorta di corrente non organizzata, proseguono nel loro impegno politico con nostalgia e buon ricordo di quella stagione, troppo diversa da quella attuale per poter parlare di eredità. Mi fa piacere constatare che molti collaboratori di mio padre hanno oggi ruoli importanti, come il Governatore Draghi, l'economista Cipolletta, il politico Tabacci, il presidente Riggio e che tanti altri protagonisti della vita economica e politica ne conservino tutti un buon ricordo.

Ed esiste un'eredità politica della Democrazia Cristiana?

Marco Goria. Certamente sul piano dei valori, della condivisione di un giudizio storico carico di un tardivo apprezzamento, della necessità di una forza moderata, riformatrice e di ispirazione etica. Ma è troppo brusco il passaggio da un sistema parlamentare rappresentativo del pluralismo votato a base proporzionale ad un sistema di brutale bipolarismo dove è prevalente l'aspetto di chi riesce a vincere le elezioni ma poi non riesce a governare. È difficile giudicare se tra i tanti che vorrebbero aggiudicarsi l'eredità della DC ce ne siano davvero di meritevoli in un contesto così profondamente mutato. Io stesso mi chiedo: se mio padre fosse ancora in vita sarebbe di centro-destra o di centro-sinistra? Non ho risposta ma sono certo che avrebbe comunque dato un contributo di originalità e di innovazione.

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